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Confindustria: «Siamo fuori dalla stagnazione, ma...»

... le incertezze crescono e alimentano i rischi di cedimento economico. Non è positivo lo scenario macroeconomico contenuto nell'ultimo Rapporto previsionale del Centro studi di Confindustria. Dal caro petrolio la frenata alla crescita. I segnali di miglioramento ci sono, anche se deboli e rischiano di non essere efficaci • L'occupazione rallenta in Italia
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ROMA - «Siamo fuori dalla stagnazione ma crescono incertezze e rischi di cedimento». E' lo scenario macroeconomico contenuto nell'ultimo Rapporto previsionale del Centro studi di Confindustria.
«La ripresa dell'anno in corso - si legge - ha fatto riguadagnare fiato all'economia italiana dopo la pesante stagnazione dei due anni precedenti. Ma un solo dato è certo in prospettiva: aumenta l'incertezza e crescono i rischi di cedimento». Dopo un buon terzo trimestre, spiegano gli industriali, «la decelerazione dell'attività produttiva dovrebbe farsi evidente già a partire dal quarto trimestre».

Dopo essersi ripresa dalla stagnazione, la crescita dell'economia italiana non dovrebbe andare «oltre i livelli modesti e precari del presente, avendo già urtato contro il soffitto basso e stretto che ne condiziona lo sviluppo»: tradotto in numeri Confindustria prevede che il Pil crescerà dell'1,4% nel 2005 e dell'1,5% nel 2006.

DAL CARO PETROLIO FRENATA ALLA CRESCITA - Confindustria imputa al caro petrolio la frenata dell'economia mondiale. Nel rapporto si afferma che «la prevista decelerazione della ripresa ciclica si sta dimostrando più pronunciata di quanto fosse atteso soprattutto a causa dei rincari petroliferi». Certamente «l'impatto negativo dell'aumento del prezzo del petrolio sulla crescita non può essere paragonato a quelli degli shock degli anni settanta perché oggi il valore delle quotazioni petrolifere in termini reali è più basso e la dipendenza dal consumo di petrolio dei Paesi importatori è minore». E tuttavia l'effetto sulla economia reale «non è trascurabile». Un aumento del prezzo del petrolio di dieci dollari al barile «ridurrebbe il Pil mondiale di circa mezzo punto percentuale nell'arco di due anni» e «una analoga contrazione si registrerebbe anche per l'Italia».
Per quanto riguarda il prezzo del petrolio «un trend speculativo e di rischio continua a persistere» anche se «effettive carenze della produzione mondiale non si sono finora avute e non dovrebbero prodursi nemmeno nel 2005». A condizione che si attutiscano le speculazioni, il CSC stima che le quotazioni potrebbero quindi scendere verso un livello di equilibrio: in media nel 2004 il brent si attesterebbe a 38,1 dollari al barile e solo a partire dalla metà del 2005 si avvierebbe una riduzione delle quotazioni verso i 35 dollari a fine anno.

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