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Ai Pc dell'Ibm spuntano gli occhi a mandorla

La società informatica americana - riporta il New York Times - ha deciso di mettere in vendita, ad un prezzo stimato tra 1 e 2 miliardi di dollari tutta la linea di produzione di computer
NEW YORK - Il grande libro della finanza statunitense si appresta a perdere un capitolo importante. Ibm - la società informatica più nota al mondo insieme a Microsoft - è pronta a dire addio ai computer e a regalare un pezzo d' America alla Cina.
"Big Blue" - così riporta il New York Times citando fonti anonime vicine all' azienda - ha deciso di passare un colpo di spugna sul suo passato e di mettere in vendita, ad un prezzo stimato tra 1 e 2 miliardi di dollari tutta la linea di produzione di computer - dai classici pc da casa ai portatili ai notebook - chiudendo per sempre uno dei passaggi più brillanti della sua storia.
Superata, nel corso degli anni, da Dell e Hewlett-Packard, la società statunitense - la prima a portare sul mercato in maniera massiccia i personal computer all' alba degli anni Ottanta - sembra avere scelto di concentrare tutti i propri sforzi nel campo dei servizi informatici dando corpo alla svolta imposta recentemente dal suo management e orientata a fare crescere l' offerta alla clientela di soluzioni gestionali "on demand".
PC PRENDONO LA STRADA DELL' ORIENTE. Ad approfittare della decisione di Ibm - i cui portavoce non hanno confermato nè smentito nulla - dovrebbe essere la prima produttrice di computer cinese, la Lenovo - conosciuta sino a poco tempo fa come Legend - con la quale la società americana avrebbe già avviato colloqui, definiti «seri».
Sino ad ora, dalla società orientale - la nona produttrice di pc al mondo, Ibm è terza dietro a Dell e Hewlett-Packard - non è trapelato nulla di concreto. Tuttavia - malgrado il sostanziale silenzio delle parti - inizia a delinearsi l' approdo di un' altra tessera del mosaico a stelle e strisce in Oriente dopo il passaggio della Metro Goldwyn Mayer sotto le insegne della nipponica Sony.
L' azienda di Pechino - che non ha rilasciato commenti specifici - si è limitata a far sapere di avere avviato un processo di rafforzamento della propria sezione dedicata ai personale computer: l' acquisto del ramo d' azienda di Ibm le permetterebbe di fare un passo in avanti imponente, inserendo nel proprio portafoglio una fetta di mercato mondiale dei pc pari al 6%.
IBM, DAL PC PER TUTTI AL RE SUPERCOMPUTER. Il possibile abbandono della produzione di computer per rincorrere nuove strategie di sviluppo segna uno strappo indelebile nello storia della Ibm che ai pc e ai suoi predecessori deve la sua fama planetaria.
Fin dagli albori - ossia dal 1911, quando venne creata la Computing Tabulating Recording Company (CTR) ribattezzata Ibm nel 1924 - l' azienda statunitense ha fondato la propria crescita sulla produzione di elaboratori, il cosidetto "hardware", quasi disinteressandosi dei contenuti divenuti fiore all' occhiello solo negli ultimi anni.
Nota sin dagli anni Dieci per le sue macchine stampanti e per i primi rudimentali strumenti di registrazione di dati, Ibm diventa un nome ed un marchio universalmente noto all' alba degli anni Ottanta con la nascita - nel 1981 - dell' Ibm Personal Computer, immesso sul mercato in maniera massiccia e subito finito nelle case, nelle scuole e nelle aziende di tutto il mondo.
Il primo pc per tutti offriva agli utenti 16 kilobytes di memoria (estendibili a 256), uno o due floppy disk e, in via opzionale, un monitor a colori. Sulla macchina, inoltre era montato un processore Intel mentre il software, chiamato Dos (Disk Operating System) proveniva da una azienda, allora, di 32 dipendenti: la Microsoft.
Dominato - almeno sino alla metà degli anni Novanta - il mercato dei personal computer da casa, Ibm si è specializzata, con l' andare del tempo, anche nella produzione di supercomputer, elaboratori dall' enorme potenza capaci di sfidare e battere campioni di scacchi - è il caso di Deep Blue Blue vincitore sul leggendario Garry Kasparov nel 1997 - e di tenere testa ai colossi in arrivo dal Giappone.
Proprio negli scorsi mesi, dopo tre anni di dominio nipponico (grazie all' Earth Simulator della Nec) Ibm ha terminato l' assemblaggio di "BlueGene System", elaboratore elettronico capace di una velocità di 36 teraflops (ossia di 36.000 miliardi di calcoli al secondo) contro i 35,86 teraflops del rivale con gli occhi a mandorla, sino ad ora numero uno incontrastato.
IL FUTURO E' ON DEMAND. Nonostante la tradizione e il prestigio regalatole dalla produzione di computer, l' uscita di Ibm da questo mercato appare come una logica conseguenza rispetto alle mosse compiute dal management dell' azienda negli ultimi tempi. Terza dietro a Dell (la cui quota di mercato mondiale è pari al 18%) e Hp (16,1%), Ibm - trascinata dal suo ad, Samuel Palmisano - ha deciso di crescere nel settore dei servizi informatici "on demand" ed in quello della consulenza acquisendo per 3,5 miliardi di dollari, nel 2002, PriceWaterHouseCoopers Consulting.
Gianluca Angelini

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