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Antitrust: su caro-benzina pesa rete distribuzione

Una rete di distribuzione vecchia, con troppi distributori e troppo pochi self-service, penalizza i consumatori-automobilisti italiani che pagano prezzi tra i più alti d'Europa, per il pieno di benzina e gasolio
ROMA - Una rete di distribuzione vecchia, con troppi distributori e troppo pochi self-service, penalizza i consumatori-automobilisti italiani che pagano prezzi tra i più alti d'Europa, per il pieno di benzina e gasolio. A scendere in campo è la stessa Antitrust che - scrivendo a Governo, Parlamento e Regioni - torna a puntare il dito sull'arretratezza del sistema distributivo italiano che con il più alto numero di distributori, il minor erogato per punto vendita, e la più bassa presenza di self service, ha costi «tra i più alti d'Europa»: 4-5 centesimi di euro in più al litro che finiscono sul prezzo al consumo. E mettono l'Italia ai vertici del caro-pieno europeo considerato che per quanto riguarda l'impatto della materia prima (il petrolio) e l'incidenza fiscale - rileva lo stesso garante nella sua segnalazione - il confronto non è dissimile con i partner del vecchio continente. I consumatori plaudono all'iniziativa dell'Antitrust e rilanciando il ruolo della Grande Distribuzione tornano a chiamare in causa il Governo invitandolo a «fare la sua parte». L'industria petrolifera - che il Garante lamenta essere oligopolistica - scende in campo rinviando al mittente: in «tutti i paesi europei il numero degli operatori attivi nella distribuzione è pari o inferiore a quello italiano», scrive in una nota l'Unione Petrolifera che attribuisce invece le colpe ai ritardi «del passato», dicendosi in linea con l'Antitrust per quanto riguarda da le critiche in questa direzione. E proprio di ritardi parlano anche i benzinai della Fegica-Cisl con il segretario nazionale Roberto di Vincenzo, che punta il dito direttamente sul Ministero delle Attività Produttive: «Marzano non ha affrontato, come avrebbe dovuto e potuto, i nodi del settore. Puntare il dito solo sull'assetto della rete di distribuzione è quindi spostare il mirino, distogliendo l'attenzione dal vero problema». Per la Figisc-Anisa-Confcommercio, una delle altre associazioni di categoria dei benzinai, la posizione dell'Antitrust «riporta dati incompleti ed inesatti: la rete distributiva italiana è differente da quella europea pur avendo già prezzi - dove è possibile il fai da te - in linea con quelli europei». «In Italia, a differenza dal resto d'Europa, resta anche il "servito": tipologia - ricorda il segretario generale, Luca Squeri - di vendita gradita agli automobilisti che sono disposti a pagare un onere in cambio del rifornimento assistito». Ed è proprio il "servito", anche per l'Unione Petrolifera a fare la differenza. Sopratutto in termini di prezzo: «parlare di risparmi di prezzo di circa 4-6 centesimi di euro al litro sulla benzina (80-120 lire al litro), come più volte ha fatto la Grande Distribuzione costituisce un errore metodologico poichè si raffronta un prezzo self-service con un prezzo a rete servita, che in Italia riguarda la maggioranza degli impianti».
Per l'Antitrust comunque a pesare sul sistema pesa anche un basso grado di concorrenza e «l'esistenza di vincoli normativi in grado di scoraggiare l'accesso di operatori intenzionali ad una strategia commerciale di riduzione dei prezzi, attuabile verso un contenimento dei costi».
La «normativa vigente» - scrive il garante nella sua segnalazione - ha «ostacolato l'ingresso al mercato di nuovi operatori non verticalmente integrati, assolvendo ad una funzione di mantenimento dell'assetto concorrenziale esistente, ancora caratterizzato da una forte struttura oligopolistica tra società petrolifere, con la conseguenza che il prezzo industriale di ogni litro di carburante nel nostro paese risulta tra i più alti d'Europa, superiore di circa 4-5 centesimi di euro alla media Ue, a fronte di una comune esposizione dei mercati nazionali all'aumento del prezzo del petrolio e di un'analoga pressione fiscale». E nel mirino finiscono, tra le altre, anche le norme che limitano, territorialmente, la presenza dei distributori e quelle che definiscono gli orari.

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