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La Federal Reserve alza i tassi

Immobile per un anno, la Banca Centrale degli Stati Uniti dà vita al quarto rialzo consecutivo al costo del denaro portandolo, in poco più di 100 giorni, a quota 2%
NEW YORK - Come da copione. Attesa a dare una ulteriore stretta alla propria politica monetaria, la Federal Reserve non tradisce le attese.
Immobile per un anno - dalla fine di giugno del 2003 alla fine di giugno del 2004 - la Banca Centrale degli Stati Uniti soddisfa analisti ed economisti (pronti, alla vigilia, a scommettere ciecamente su questo esito) e dà vita al quarto rialzo consecutivo al costo del denaro portandolo, in poco più di 100 giorni, a quota 2%: ossia sempre più vicino a quella neutralità auspicata e ribadita più volte, nelle scorse settimane, dai suoi esponenti più in vista.
Quando è oramai solo un ricordo la serie di tagli adottata per rilanciare l'economica statunitense all'indomani della recessione vissuta nel 2001, il Federal Open Market Committee ha alzato di un ulteriore quarto di punto i tassi di interesse dopo l'aumento dello 0,75% vissuto da giugno ad oggi e capace di cancellare con un colpo di spugna quota 1%: la più bassa degli ultimi 46 anni.
A spingere la Fed verso l'ennesimo rialzo, la situazione congiunturale del Paese, apparsa solida negli ultimi tempi sia sul fronte del mercato del lavoro sia su quello dei prezzi al consumo: da sempre due tra gli indicatori di maggior interesse per la Federal Reserve quando si tratta di valutare la politica monetaria. I 337.000 nuovi posti di lavoro creati dall'economia americana a ottobre hanno strappato, infatti, commenti positivi al Federal Open Market Committee, il quale nella consueta nota di fine meeting ha osservato come «le condizioni del mercato del lavoro siano migliorate», mentre «la produzione, sta avanzato ad un ritmo moderato malgrado la crescita dei prezzi energetici».
Considerazioni da leggere a fianco delle valutazioni sull' inflazione apparsa sotto controllo e, quindi, sostanzialmente favorevole ad un ritocco verso l'alto del costo del denaro. Pur nella morsa del costo del petrolio - si legge sulla nota - «l'inflazione e le stime sull'inflazione a lungo termine sono ben contenute», tanto che Federal Open Market Committee - prosegue il comunicato - «percepisce come bilanciati, per i prossimi trimestri, i rischi per il raggiungimento di una crescita sostenibile e la stabilità dei prezzi».
Pertanto, «con una inflazione attesa a livelli relativamente bassi, il Fomc crede che la propria politica accomodante possa essere rimossa ad un passo misurato anche se - conclude la nota - la Commissione risponderà ai cambiamenti nei prospettive economiche in modo da rispettare il proprio obbligo di mantenere la stabilità dei prezzi».
Archiviato il quarto balzo consecutivo del costo del denaro ("la Commissione crede che anche dopo questa azione la politica monetaria rimanga accomodante e, accoppiata ad una crescita robusta della produzione, sufficiente a sostenete l'attività economica") l'attenzione si sposta, adesso, sulle prossime mosse della Federal Reserve la quale - nelle previsioni degli analisti - dovrebbe proseguire nella sua corsa verso la neutralità dei tassi anche nei prossimi mesi e, magari, alla riunione del Fomc in programma alla metà di dicembre.
Dal punto di vista storico, negli ultimi 20 anni i tassi sono stati alzati solo due volte nell'ultimo mese del calendario - nel 1986 e nel 1988 - ma, se arriveranno buone nuove dall' occupazione anche nel mese novembre, non è escluso che la Fed assesti il suo quinto rialzo in fila in piena stagione degli acquisti natalizi.
Gianluca Angelini

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