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Mercoledì 20 Settembre 2017 | 13:01

«Ora gli italiani possono far causa alle banche»

L'Adusbef: 10 milioni di clienti potrebbero far richiesta di risarcimento dopo la decisione della Cassazione favorevole ai correntisti. Le banche, per 50 anni, hanno calcolato gli interessi attivi e quelli passivi con cadenze diverse e sfavorevoli alla clientela ma non avrebbero potuto farlo
ROMA - Ultimo passo decisivo nella "guerra degli interessi" tra banche e correntisti: a vincere la battaglia definitiva, in seguito a un'ultima sentenza della Cassazione, sono stati i consumatori e ora per circa dieci milioni di correntisti si apre la strada alle richieste di ricalcolarli e quindi a risarcimenti miliardari da parte degli istituti di credito. Secondo l'Adusbef le richieste potrebbero arrivare a 20-30 miliardi di euro. L'Abi, intanto, fa sapere di aver preso atto della decisione dei giudici e assicura che «le cause già instaurate continueranno a seguire il loro iter e le banche, naturalmente, ne rispetteranno gli esiti».
Con una sentenza pronunciata il 4 novembre dalle sezioni unite, la Corte di Cassazione ha infatti messo la parola fine a una disputa tra istituti di credito e consumatori che va avanti ormai da una quindicina d'anni e che vedeva come materia del contendere il cosiddetto anatocismo, ovvero quella pratica vietata dal codice civile in base alla quale le banche per cinquant'anni hanno calcolato gli interessi attivi dei correntisti (quelli che si pagano, ad esempio, quando il conto corrente va in rosso) e quelli passivi (quelli riconosciuti ai risparmiatori sui loro conti correnti e depositi) con cadenze diverse; trimestrale nel primo caso e annuale nel secondo. Una sentenza che, spiega l'Adusbef, dichiara definitivamente nulli questi usi bancari e, in quanto «inappellabile e inequivocabile», costringerà le banche a risarcire, se lo chiederanno, circa dieci milioni di clienti per un ammontare totale che potrebbe appunto arrivare tra i 20 e i 30 miliardi di euro.
Le clausole di capitalizzazione trimestrale degli interessi dovuti dal correntista, spiega l'associazione dei consumatori, devono considerarsi nulle anche se contratte prima dell' orientamento giurisprudenziale che, nella primavera del 1999, ne ha negato l'uso. In sostanza, con l'ultima sentenza della Cassazione si attribuisce valore retroattivo all'inesistenza dell'uso normativo concernente la capitalizzazione trimestrale degli interessi, «bocciando definitivamente - secondo l'Adusbef - la pretesa delle banche e dell'Abi di ribaltare le precedenti sentenze».
Dopo l'avvio della battaglia da parte dei consumatori a fine anni '90, il governo D'Alema varò il cosiddetto decreto "salva banche" che in sostanza decretava l'illegittimità dell' anatocismo, sollevando però le banche dal pregresso. I consumatori si appellarono alla Corte Costituzionale che nel 2000 annullò il provvedimento del Governo. Nonostante ciò, spiega ancora l'associazione, le banche hanno chiesto che si pronunciassero le sezioni riunite della Corte di Cassazione. Cosa che ora è avvenuta.
Gli istituti di credito, afferma il presidente di Adusbef Elio Lannutti, a questo punto «potranno o restituire i soldi o andare in giudizio, ma in quel caso pagheranno anche le spese giudiziarie». Le richieste di risarcimento potranno arrivare addirittura fino al 1952, ma solo per i clienti che avranno conservato la documentazione. Per tutti gli altri che ne hanno diritto ma che non hanno conservato i documenti i rimborsi potranno andare indietro fino al 1989 e si potranno richiedere con lettera alla banca, quindi con successiva citazione dello stesso istituto in giudizio e nomina di un perito.
I consumatori si dicono comunque disponibili al dialogo e a sedersi a un tavolo con il governo per negoziare eventualmente le modalità dei risarcimenti.

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