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Mercoledì 25 Aprile 2018 | 05:00

Scende l'inflazione, ma non a Bari

ROMA - L'inflazione resta a sorpresa con la retromarcia innescata, grazie ai ribassi di alimentari e medicinali che compensano il caro-greggio. Dopo settembre, infatti, anche a ottobre il carovita registra un ribasso e, portandosi al 2%, scende ai livelli di ottobre 1999. Mentre, su base mensile, mette a segno una flessione dello 0,1% che non si vedeva dal luglio del 1996. I dati, giunti dalle città campione, devono essere certificati dall'Istat, ma i commenti delle varie parti in causa sono immediati: con governo ed esercenti pronti a riconoscere i meriti della filiera del commercio, mentre sindacati e consumatori ribadiscono l'allarme per la crisi dei consumi e i dubbi sulle rilevazioni.
I timori per il riaccendersi dell'inflazione a causa delle impennate del petrolio, insomma, sono fugati. E non perché il caro-benzina e l'aumento delle tariffe della luce a partire dal primo ottobre non si facciano sentire, ma perché sono stati più che compensati dall'andamento di tre capitoli che pesano per circa il 35% del paniere: alimentari, servizi sanitari e alberghi, ristoranti e bar. Lo sottolineano con sorpresa gli stessi analisti, che non si aspettavano un ribasso di queste dimensioni. «La discesa di alimentari e servizi sanitari - spiega Giada Giani di Banca Intesa - è stata molto più forte delle attese. In generale, infatti, a ottobre i prezzi degli alimentari crescono: stiamo invece assistendo a un rientro del fresco dai picchi degli anni scorsi e a un calo del non fresco dovuto alla domanda debole».
La caduta dei prezzi degli alimentari stupisce anche Donato Berardi del Ref, secondo cui «una flessione del genere non c'è mai stata: siamo nell'ordine del -0,3%, mentre al massimo nel 1996 si registrò per il capitolo un -0,1%». A giudizio dell'analista, si è finalmente normalizzata la produzione dei prodotti freschi e c'è più moderazione sui listini dei confezionati colpiti dalla crisi dei consumi, su cui sono stati raggiunti gli accordi tra governo e grande distribuzione. Secondo l'Isae, infatti, gli accordi hanno funzionato, però dopo le misure 'one-off' c'è ora bisogno di politiche strutturali di contenimento dei prezzi per «evitare l'effetto rimbalzo nei futuro».
A influire sul risultato di ottobre è anche il calo del 2,8% dei medicinali, registrato a livello centrale direttamente dall'Istat. Il peso di questa voce sul totale è pari circa al 2,9% della spesa degli italiani, pertanto un ribasso di quelle dimensioni è in grado di trascinare il risultato. Anche se, come fa notare Berardi, la flessione «incide sostanzialmente sull'indice, ma non sulle tasche degli italiani, che continuano a pagare il ticket nella stessa misura di prima». Positivo è anche il contributo dei pubblici esercizi, che dopo i forti rincari degli ultimi due anni mostrano ovunque il segno meno, e delle comunicazioni, da tempo nella lista dei 'buonì per quanto riguarda l'inflazione.
E' ai commercianti che secondo il ministro dell'Economia Domenico Siniscalco deve andare il merito per il raffreddamento dei prezzi: a giudizio del responsabile di Via XX Settembre, infatti, il calo «è dovuto al comportamento virtuoso della filiera del commercio e dei commercianti in particolare, rafforza il potere di acquisto e si associa ad un periodo in cui i consumi sono in ripresa e non in flessione e gli indicatori di fiducia sono in salita». Confesercenti e Confcommercio incassano le lodi di Siniscalco, tuttavia avvertono che l'allarme consumi è tutt'altro che cessato.
Ed è proprio su questo tasto che battono i sindacati. Cgil, Cisl e Uil (insieme all'Adiconsum) parlano di un vero e proprio «crollo della domanda», che quindi porta a una flessione dei prezzi. Senza contare, ricorda Marigia Maulucci della Cgil, che «una delle città campione con l'inflazione in crescita è Torino, dove il ministro dell'Economia ha firmato in pompa magna un'intesa per la riduzione dei prezzi». La coincidenza è messa in evidenza anche da Elio Lannutti di Intesaconsumatori, secondo cui i dati sembrano usciti «dal cappello del mago Silvan».

La città dove l'inflazione registra una variazione annuale più accentuata è Torino (2,5%), mentre quelle in cui l'aumento è più contenuto sono Ancona e Genova (1,2%). Su base mensile, invece, i prezzi scendono in particolare a Bologna e a Genova (-0,3%), mentre la città in cui aumentano di più è Bari (+0,2%).

Ecco la variazione dei prezzi nelle 13 città campione a ottobre:
CITTA' - VARIAZIONE MENSILE % - TASSO ANNUO %

Ancona invariato +1,2%
Bari +0,2% +2,0%
Bologna -0,3% +1,2%
Firenze -0,1% +1,5%
Genova -0,3% +1,2%
Milano -0,1% +1,7%
Napoli invariato +2,4%
Palermo -0,1% +1,6%
Perugia invariato +1,5%
Roma -0,1% +1,8%
Torino +0,1% +2,5%
Trieste +0,1% +1,7%
Venezia invariato +1,6%

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