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Giovedì 19 Aprile 2018 | 13:36

Addio ai Co.co.co, ora solo «contratti a progetto»

Come previsto dalla circolare dello scorso 8 gennaio, a partire da oggi la «collaborazione coordinata e continuativa» va in soffitta, sostituita in gran parte dai contratti a progetto previsti dalla Legge Biagi approvata nell'autunno del 2003
ROMA - Addio ai co.co.co, arrivano i contratti a progetto. La conferma è arrivata due giorni fa dallo stesso ministro del Welfare, Roberto Maroni, che ha escluso ogni possibile proroga della riforma, nonostante siano molte le imprese che la chiedono. E così, come previsto dalla circolare dello scorso 8 gennaio, a partire da oggi la «collaborazione coordinata e continuativa» va in soffitta, sostituita in gran parte dai contratti a progetto previsti dalla Legge Biagi approvata nell'autunno del 2003.
Le collaborazioni coordinate e continuative, ha spiegato più volte il sottosegretario al Lavoro Maurizio Sacconi, sono il «vero buco nero quando nascondono un'odiosa forma di precarizzazione». Alcune aziende, infatti, in questi anni hanno abusato di questa forma di contratto, applicandolo anche a lavoratori con un ruolo pienamente assimilabile a quello dei dipendenti regolarmente assunti. L'obiettivo, dunque, è quello di fare chiarezza eliminando la «patologia» del lavoro subordinato mascherato da contratto co.co.co.
Con le nuove regole, dice infatti la circolare, «i rapporti di collaborazione coordinata e continuativa instaurati senza l'individuazione di uno specifico progetto, programma di lavoro o fase di esso sono considerati rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato sin dalla data di costituzione del rapporto». I nuovi rapporti di collaborazione non occasionale, dunque, dovranno essere «riconducibili a uno o più progetti specifici o programmi di lavoro determinati dal committente e gestiti autonomamente dal collaboratore in funzione del risultato».

A un anno dall'entrata in vigore del decreto attuativo della Legge Biagi (23 ottobre 2003), dunque, anche gli ultimi scampoli di contratti co.co.co devono sparire. La legge prevedeva infatti un regime transitorio per le collaborazioni già stipulate al 23 ottobre dell'anno scorso, che per i successivi 12 mesi sono rimaste in piedi. Anche se in caso di accordo aziendale con il quale il datore di lavoro contratta con i sindacati la transizione di questi lavoratori verso il lavoro a progetto o verso quello subordinato, i tempi per adeguarsi si allungano.

La galassia dei co.co.co, secondo i calcoli diffusi proprio ieri dall'Ufficio studi della Cgia di Mestre, era formata al 31 dicembre da quasi tre milioni di lavoratori, concentrati soprattutto nell'area di Milano (oltre 300mila). Quasi la metà sono donne e molti (60% circa) lavorano in piccole aziende, con massimo 9 dipendenti. Di questo piccolo esercito di lavoratori facevano tuttavia parte anche i collaboratori della Pubblica amministrazione, settore che però è escluso dalla riforma.
«A distanza di un anno dall'approvazione della legge Biagi - ha commentato Maroni nei giorni scorsi - viene meno la figura della collaborazione coordinata continuativa, simbolo della precarietà e della flessibilità estrema. Viene sostituita con strumenti altrettanto flessibili e moderni e con maggiori tutele per i lavoratori. Ho sentito il mondo delle imprese che chiede proroghe. Non ci sarà alcuna proroga, perché questa novità è annunciata da un anno. Chi non ha voluto mettersi in regola è perché non ha voluto farlo».

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