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Mercoledì 18 Ottobre 2017 | 11:12

Ora la Cina esporta anche i pelati

Allarme della Coldiretti. L'operazione commerciale è orchestrata dalla multinazionale cinese Chalkis Tomato
CERNOBBIO (COMO) - Arrivano in Italia, per la prima volta, i pomodori pelati «made in China». E sono anche garantiti ogm-free. A lanciare l'allarme è la Coldiretti che al Forum internazionale dell'agricoltura e dell'alimentazione di Cernobbio ha presentato le prime confezioni cinesi di pomodori pelati e pomodorini di collina «catturate» al salone Sial di Parigi dove la tigre di oriente ha lanciato l'assalto al mercato europeo della pummarola.
Dopo le imitazioni a basso costo di giocattoli, rubinetti, abiti e calzature made in Italy, è dunque il prodotto simbolo della dieta mediterranea e delle tavole italiane ad essere pesantemente minacciato dalla tumultuosa crescita del colosso orientale. L'operazione commerciale è orchestrata dalla multinazionale cinese Chalkis Tomato, filiale della Xinjiang Production fondata dall'esercito cinese che vuole completare il processo di espansione sul mercato europeo dei derivati del pomodoro iniziato con l'acquisizione di Conserves de Provence, leader francese del settore. La cinese Chalkis è al secondo posto nel mercato mondiale del pomodoro con una capacità di trasformazione di 1,7 milioni di tonnellate e dispone di dieci stabilimenti in Cina, dove la produzione di pomodoro è cominciata nel 1990 e oggi rappresenta il terzo bacino di produzione dopo Stati Uniti e Unione europea dove l' Italia mantiene la posizione di leadership.
L'Italia, con una produzione di 5,8 milioni di tonnellate, rischia dunque di vedersi scippare una componente fondamentale della propria tradizione alimentare e territoriale, anche perché accanto al pomodoro pelato stanno per arrivare anche i «pomodorini di collina», prodotti dalla Pollo Ltd, anche questi rigorosamente made in China. Un'anteprima che presuppone lo sbarco dell'intera gamma di prodotti che comprende tra l'altro pelati, polpe, sughi e concentrati di pomodoro. E, per superare le diffidenze dei consumatori europei, le industrie alimentari cinesi arrivano anche a garantire in etichetta l'assenza di organismi geneticamente modificati (Ogm) in un Paese dove le coltivazioni biotech crescono a ritmi impressionanti.
«La concorrenza cinese va combattuta con la trasparenza di mercato - ha detto il presidente della Coldiretti, Paolo Bedoni - e per questo bisogna rendere subito operativa la legge che obbliga ad indicare in etichetta l'origine territoriale del pomodoro». Per Bedoni «non bastano dazi e tariffe, ma occorre dare la possibilità ai consumatori di fare scelte consapevoli. Il pomodoro trasformato è un prodotto importante nella spesa degli italiani, tanto che le famiglie destinano circa 400 milioni di euro all'anno per gli acquisti domestici di circa 30 kg tra passate, polpe, pelati e concentrato di pomodoro. Le passate di pomodoro sono la voce più rilevante e si spendono circa 166 milioni di euro (oltre il 40%), per le polpe 106 milioni di euro (25%) e per i pelati oltre 80 milioni di euro mentre si sono progressivamente ridotti i consumi di concentrato e della categoria altri prodotti che con meno di 15 milioni di euro rappresentano solo il 3,5% della spesa in pomodori trasformati. L'Italia è il secondo produttore mondiale dopo gli Stati Uniti e il raccolto 2004 di pomodoro destinato all'industria di trasformazione dovrebbe superare 5,8 milioni di tonnellate (il 75% della superficie coltivata quasi a pari merito tra Puglia ed Emilia Romagna) segnando un aumento del 10% rispetto all'anno precedente.

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