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Istat: in Italia vendite sempre più in calo

Per la Confcommercio l'economia rischia un «ulteriore e preoccupante avvitamento». I Codacons: «invitiamo gli assessori regionali al commercio a emanare un provvedimento che consenta ai commercianti locali di liberalizzare gli sconti»
Le vendite ad agosto sono calate ulteriormente. Lo ha reso noto l'Istituto nazionale di statistica.
Consumi in calo dell'1,9% nel mese di agosto, con gli italiani che tirano la cinghia addirittura a tavola spendendo per gli alimentari, il 3,4% in meno rispetto ad un anno prima. Arrancano anche i prodotti non alimentari , pur realizzando un calo più contenuto (-0,6%), i settori più in crisi risultano essere l'abbigliamento ed il tempo libero, che registrano rispettivamente perdite dell'1,8% e dell'1,5%.Gli italiani non hanno lesinato soltanto sui farmaci i cui consumi, complice anche il rialzo dei prezzi (visto che le rilevazioni inglobano anche l'inflazione), sono saliti del 1,5%.
Tutto questo, nonostante il fatto che in agosto, il numero medio dei giorni di apertura dichiarati dalle imprese al dettaglio, precisano i tecnici dell'Istituto di statistica, è risultato pari a 23,7: gli esercizi della grande distribuzione sono rimasti aperti in media per 26,5 giorni e le imprese operanti su piccole superfici, per 21,8 giorni. Pur restando aperte un numero superiore di giorni, sia le botteghe, sia la distribuzione organizzata hanno registrato un calo delle vendite al dettaglio, rispettivamente pari al -1,5% e al -2,4%. Analizzando l'andamento delle vendite per dimensioni di imprese, si nota come le aziende tra 10 e 19 dipendenti siano quelle che in agosto hanno registrato la performance peggiore (-4,7%). Seguono quelle da 6 e 9 addetti (-3,2%) e le piccole imprese (-2,1%).
C'è il rischio, per l'economia italiana, di un «ulteriore e preoccupante avvitamento». Così il presidente nazionale della Confcommercio, Sergio Billè, ha commentato il dato Istat di agosto sulle vendite al dettaglio. Per Billè sono tre gli indici «più preoccupanti». C'è innanzitutto «un forte ed ulteriore calo anche nelle vendite di prodotti alimentari di prima necessità». Secondariamente, «questa crisi colpisce ora, in misura rilevante, anche la grande distribuzione» e infine, va sottolineato il fatto che «anche nelle aree di maggior reddito come il nord est e il nord ovest, vi sia una sensibile contrazione degli acquisti».
Per il presidente nazionale di Confcommercio, «Tutto questo conferma una situazione dell'economia che nel suo complesso, non solo non è ancora uscita dalla crisi, ma rischia fenomeni di ulteriore e preoccupante avvitamento. Con l'aggravante di una crisi petrolifera che proprio perché sta diventando strutturale, sta fortemente pesando sui bilanci delle famiglie e delle imprese».
«Contro il calo dei consumi, c'è un'unica soluzione: saldi liberi tutto l'anno». A sostenerlo per conto di Interconsumatori, è il presidente dei Codacons (Coordinamento delle associazioni per la difesa dell'ambiente e la tutela dei diritti di utenti e consumatori), Carlo Rienzi, per il quale «di fronte ai dati negativi sulle vendite all'ingrosso e al dettaglio, occorre far riprendere i consumi. Per questo invitiamo gli assessori regionali al Commercio a emanare, da subito, un provvedimento che consenta ai commercianti locali di liberalizzare gli sconti senza più legarli a inutili limiti temporali.».
«Così facendo - conclude Rienzi - ci sarebbero molteplici vantaggi: per i consumatori prima di tutto, ma anche per gli stessi commercianti e per l'economia nazionale, attraverso un aumento della concorrenza e un incremento dei consumi».
«Neanche più i consumi alimentari vanno: di cosa campa questo Paese». Afferma la segretaria confederale della Cgil, Marigia Maulucci - «L'unica risposta che il Governo sa dare a tutto ciò è la cosiddetta riforma fiscale, in seguito alla quale, un reddito medio da lavoratore dipendente recupererà circa 1 euro al giorno da poter finalmente spendere liberamente e allegramente. Il Governo - conclude Maulucci - farebbe bene a guardare alle necessità vere del Paese: sostenere la domanda e dunque i redditi da lavoro dipendente e pensioni e incentivare la crescita».

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