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Mercoledì 18 Ottobre 2017 | 11:08

«Caro-denaro» al Sud costa il doppio

La strada per l'accesso al credito si fa sempre più in salita per le già poche imprese attive nel Mezzogiorno. Troppo poche le medie imprese nel Meridione
ROMA - La strada per l'accesso al credito si fa sempre più in salita per le già poche imprese attive nel Mezzogiorno. Se a Bologna il tasso di interesse sui prestiti è del 4% a Vibo Valentia schizza all'8,36%. Un divario questo fra la provincia più virtuosa d'Italia in termini di costo del denaro e quella più cara che, oltre ad essersi ampliato rispetto al 2002 (quando era di 4,01 punti percentuali a fronte dei 4,36 del 2003), riflette il più generale gap esistente fra il nord ed il sud del Paese: dal 2002 al 2003, infatti, il differenziale fra le prime 10 province con costo del denaro più elevato e le ultime dieci è passato da 3,01 a 3,53 punti percentuali.
E' un'Italia sempre più spaccata quella dipinta dal rapporto «Le dinamiche creditizie a livello provinciale» curato dall'istituto Tagliacarne per Unioncamere, dal quale arriva l'ennesimo allarme Mezzogiorno che «rischia di rimanere al palo» anche per l'assenza delle medie imprese, che rappresentano «la punta di diamante ed il motore di crescita del sistema Italia». Sulle 3.667 medie imprese italiane, infatti, solo il 7,4% opera al Sud. A questo si aggiunge il fatto che dei 66.000 gruppi d'imprese su cui conta l'Azienda-Italia solo il 12,5% è nel Mezzogiorno: si tratta di presenze troppo limitate - avverte Unioncamere - per consentire all'economia meridionale «di ingranare la marcia giusta per il decollo».

La presenza di un numero ristretto di imprese nel territorio condiziona negativamente i tassi di interesse - afferma il rapporto - come evidenzia chiaramente il fatto che il 60% delle sofferenze bancarie è detenuto dallo 0,5% degli affidati ed il 10% degli affidati detiene ben l'84,17% del totale. Frosinone anche nel 2003 si conferma la provincia con il livello più elevato di sofferenze. Invece il primato della concentrazione spetta, in seguito al caso Parmalat scoppiato a novembre-dicembre 2003, a Parma dove lo scorso anno lo 0,5% degli affidati deteneva l'85% delle sofferenze della provincia. Un andamento testimoniato a livello di sistema anche dagli ultimi dati di Bankitalia: le sofferenze delle società industriali (tra cui c'è appunto Parmalat) sono salite tra giugno e dicembre 2003 di 2,4 miliardi di euro a quota 11,08 miliardi, con un balzo del 27,7% (nello stesso periodo le sofferenze totali sono cresciute del 7,5%). A giugno 2004 i crediti a rischio del settore industriale erano saliti ancora: 11,88 miliardi, +36,7% rispetto allo stesso mese del 2003. In generale le aziende del Mezzogiorno sono penalizzate da tassi di interesse alle stelle che rendono difficile l'accesso al credito. Se Vibo Valentia vanta il primato della città più cara, non va meglio a tutto il Sud, tassi sopra l'8% si hanno infatti anche ad Isernia (8,31%), Reggio Calabria (8,21%) e Crotone (8,19%). Il centro-nord, invece, ospita le province in cui il denaro costa meno, capitanate da Bologna che riesce a spodestare Milano in testa ininterrottamente dal 1999. Oltre ad essere le più virtuose Bologna, Milano e Bolzano sono caratterizzate da un alto livello di sviluppo, da basse sofferenze e da un'elevata dimensione dei fidi concessi alle imprese.

Tutto a testimonianza - affermano Unioncamere e l'Istituto Tagliacarne - che dove il denaro costa meno l'economia cresce e l'imprese tendono a strutturarsi maggiormente, cioè ad associarsi a vantaggio del loro rapporto con le banche. Il sistema creditizio, infatti, premia le imprese che fanno squadra, che sono concentrate nel centro nord e che mancano al sud, dove infatti il rapporto fra aziende e banche è più difficile. «Imprese associate hanno una maggiore facilità di contrattazione con le banche» spiega il presidente dell'Istituto Tagliacarne, Giancarlo Sangalli, che suggerisce di far leva sulle banche locali e su politiche pubbliche «adeguate» per colmare il divario fra nord e sud. Due leve sulle quali invita a riflettere anche il leader della Cisl, Savino Pezzotta, tornato a ribadire la centralità del Mezzogiorno.

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