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Martedì 24 Ottobre 2017 | 04:20

«Il salvataggio di Alitalia viola regole Ue»

Otto tra le maggiori compagnie aree chiedono alla Commissione europea di bocciare il piano di rilancio del vettore italiano: «riceve aiuti di Stato»
Alitalia ROMA - Le principali compagnie europee - con l'unica rilevante eccezione di Air France - sono scese in campo contro Alitalia e in una lettera hanno chiesto alla Commissione europea di bocciare il piano di rilancio del vettore italiano sostenendo che «viola» le norme Ue in materia di aiuti di Stato.
La commissaria Ue per i trasporti Loyola de Palacio, tramite il suo portavoce, si è limitata a prendere atto della missiva ribadendo che Bruxelles «prenderà una decisione esclusivamente sulla base delle norme comunitarie», come per rassicurare sulla decisione dell'esecutivo Ue a non farsi influenzare dalle pressioni delle compagnie concorrenti.
Intanto sembra definitivamente tramontare l'ipotesi di un esame lampo del dossier da parte di Bruxelles. «Avrei voluto che questa decisione fosse stata presa dalla mia Commissione, ma speriamo che il via libera avvenga in tempi brevi», ha detto il presidente della Commissione Ue, Romano Prodi (il suo mandato scade in novembre), confermando implicitamente che la decisione dovrebbe slittare alla prossima Commissione.
L'intervento dei concorrenti di Alitalia è stato duramente criticato sia dal governo italiano, sia dai sindacati. «Non sono aiuti di Stato», ha commentato il ministro delle Attività produttive Antonio Marzano in visita in Polonia, sottolineando che «il piano è stato concordato con Bruxelles». Durissimo il leader della Cgil Guglielmo Epifani, che ha definito «avvoltoi» le rivali di Alitalia.
Non è la prima volta che le compagnie aeree accusano Alitalia si violare le normative comunitarie. Già in passato, British Airways, Lufthansa ed altre dieci compagnie a basso costo (tra cui Ryanair e Volareweb.com) avevano chiesto - inutilmente - alla Commissione di non autorizzare il prestito-ponte da 400 milioni di euro. Anche Virgin Express era scesa in campo accusando Alitalia di praticare «tariffe predatorie» grazie al sostegno dello stato.
Oggi, si sono aggiunte altre sei compagnie europee - la austriaca Austrian Airlines, la finlandese Finnair, la tedesca Hapag LLoyd flug, la spagnola Iberia, la Scandinavian Airlines (Sas) e la portoghese Tap - che, insieme alle solite British Airwas e Lufthansa, hanno siglato una lettera in cui si accusa il piano Alitalia di «violare o aggirare» le regole Ue.
Nelle due cartelle recapitate venerdì a Bruxelles, le otto compagnie attaccano in primo luogo il progetto di divisione di Alitalia in due società (Az Service e Az Fly) ed in particolare il ruolo di Fintecna, la società pubblica che dovrebbe acquisire il 49% di Az Service. Scopo dell'operazione, accusano le rivali, attribuire l'attuale debito di Alitalia (1,6 miliardi di euro) ad Az Service, attraverso un «aumento di capitale» da 800 milioni, in modo da «trasferire indirettamente» il passivo allo Stato con una operazione che comporterà un sussidio di «almeno 800 milioni di euro».
Anche sulla privatizzazione vengono espressi «dubbi», in particolare sul fatto che, «senza incentivi» statali, gli investitori privati possano parteciparvi. Infine le otto compagnie denunciano che nonostante la sua «complessa situazione», Alitalia non solo ha offerto tariffe «estremamente basse», ma ha anche esteso le sue capacità in termini di rotte e destinazioni. Una strategia definita «sorprendente» per una compagnia che «ha chiesto un aiuto per il salvataggio». Fra i firmatari della missiva spicca l'assenza di Air France, unico grande vettore Ue a non aver appoggiato l'iniziativa contro Alitalia.
Nonostante le rassicurazioni ufficiali, difficilmente Bruxelles potrà ignorare del tutto le accuse dei concorrenti europei di Alitalia. «Decideremo sulla base dei fatti - ha spiegato una fonte di Bruxelles chiedendo di restare anonima -, ma è inevitabile che con tutte queste pressioni, qualunque sarà la nostra decisione, dovrà essere molto solida». Un modo per far capire che la decisione oltre che politicamente accettabile dovrà essere «tecnicamente ineccepibile».
Federico Garimberti

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