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Venerdì 22 Settembre 2017 | 21:05

Compagnie aeree Ue contro Alitalia

British Airways, Lufthansa e Iberia, insieme ad altre 5 compagnie aree, dichiarano guerra ad Alitalia e scrivono a Bruxelles: «riceve aiuti di stato»
Alitalia ROMA - British Airways, Lufthansa e Iberia, insieme ad altre 5 compagnie aree europee, dichiarano guerra ad Alitalia. In una lettera inviata alla Commissione europea, le società accusano il piano di salvataggio, all'esame di Bruxelles, di «violare o aggirare la normativa Ue sugli aiuti di Stato» e avvertono che ulteriori aiuti ad Alitalia «ostacoleranno drasticamente il più che mai necessario consolidamento dell'industria aerea europea e costituiranno una distorsione la concorrenza».
Nella lettera, che, spiega il Financial Times, è stata firmata anche da Sas, Finnair, Austrian Airlines, Tap e Hapg-Lloyd Flug, parte del gruppo tedesco Tui, le compagnie chiedono alla Commissione di essere particolarmente critica sugli aiuti concessi in un settore che già soffre di un eccesso di capacità produttiva. Alitalia, affermano, sta infatti «ampliando in modo aggressivo la propria capacità», fatto «stupefacente» per una compagnia che è caratterizzata da un eccesso di capacità e che sta chiedendo aiuti per essere salvata.
I vettori accusano infine la società italiana di aver lanciato una serie di offerte e di tariffe, anche il 50% inferiori ai prezzi applicati dalle altre compagnie.

«Il previsto piano di ristrutturazione (di Alitalia ndr), così come alcune manovre aziendali, sollevano seri dubbi sulla compatibilità» del piano di rilancio della compagnia aerea italiana. E' quanto si legge nella lettera, di oltre due cartelle, inviata da otto compagnie aeree rivali di Alitalia indirizzate alla Commissione europea e firmata da British Airways, Austrian Airlines, Finnair, Hapag LLoyd flug, Iberia, Lufthansa, Scandinavia Airlines, Tap.
«Siamo preoccupati - prosegue la lettera giunta sul tavolo del commissario Ue ai Trasporti Loyola De Palcio venerdì sera - che la Commissione sia esclusivamente concentrata sulla riduzione della partecipazione statale come mezzo per evitare futuri aiuti di Stato».
Le otto compagnie sono infatti convinte che «da sola la riduzione delle quote di partecipazione dello Stato non possa prevenire ulteriori ricapitalizzazioni da parte dello Stato».

Il piano industriale, prosegue la missiva delle otto compagnie aree concorrenti, contiene «numerosi altri punti chiave» che la commissione «deve tenere in considerazione». Fra questi, viene in primo luogo citato il piano in base al quale dalle ceneri di Alitalia nasceranno due diverse società, Az Fly e Az Service. «Sulla base del piano previsto - prosegue la missiva anticipata questa mattina dal Financial Times - Az Fly avrà il controllo del 51% delle azioni di Az Service e il 49% sarà venduto ad una finanziaria pubblica (probabilmente Fintecna)».
L'attuale debito di Alitalia di circa 1,6 miliardi di euro, prosegue la lettera, «sarebbe poi attribuito ad Az Service».
«Tecnicamente ciò sarà fatto attraverso lo strumento di un aumento di riserve di capitale pari a circa 800 milioni di euro», si aggiunge. «La chiara idea dietro questa costruzione - attaccano le otto compagnie guidate da British Airways - è quella di separare l'entità capace di generare profitti da quella incapace di farlo, allo scopo di incanalare il debito in Az Service e di trasferirlo indirettamente allo Stato».
Una operazione che «non può essere interpretata in altro modo se non come un ulteriore aiuto di Stato di almeno 800 milioni di euro» in favore di Alitalia.
Anche sulla privatizzazione della compagnia aerea italiana, le otto compagnie nutrono dubbi. «Vista la situazione finanziaria di Alitalia, è discutibile che gli investitori privati fornirebbero ulteriori investimenti senza incentivi come riduzioni fiscali». Incentivi pubblici che «dovrebbero essere considerati come ulteriori aiuti di Stato».
Per tutte queste ragioni, prosegue la lettera, «la ristrutturazione di Alitalia appare come pianificata in modo tale da violare o aggirare nuovamente le regole comunitarie sugli aiuti di Stato».

Le otto compagnie esprimono dubbi anche sui «circa 300 milioni di euro» stanziati dal governo italiano per «estendere i benefici sociali» al settore aereo.
«Questi sostegni del governo per la disoccupazione - si legge nella lettera - devono essere attentamente scrutinati» dalla commissione europea per verificarne la compatibilità con le norme sugli aiuti di Stato.
Nel verificare la compatibilità dl piano industriale di Alitalia con le norme europee, le otto compagnie chiedono che la commissione «tenga a mente che un investitore privato non prenderà in considerazione nessuna ragione se non quella di ottenere un ragionevole profitto entro un ragionevole periodo di tempo». A questo proposito la lettera elenca la serie di motivi per cui appare difficile che l'Alitalia possa tornare ad avere dei ricavi in tempi brevi, come il debito da 1,6 miliardi di euro, le perdite nette del 2003 di 517 milioni e le perdite nel primo semestre 2004 di 330 milioni di euro.
Infine le otto compagnie denunciano che nonostante la sua «situazione complicata», Alitalia ha lanciato nell'ultimo periodo «una serie di misure aziendali molto aggressive», per offrire tariffe «estremamente basse» e per espandere in modo aggressivo la sua capacità. Quest'ultimo elemento, è in particolare definito «sorprendente per una compagnia che soffre in modo acuto di sovracapacità e che ha chiesto un aiuto per il salvataggio». In allegato alla missiva sono elencate una serie di tariffe proporzionali offerte da Alitalia che - secondo le otto compagnie - arrivano «fino ad oltre il 50% in meno dei prezzi più bassi del mercato».
La missiva si chiude con un appello alla Commissione Europea ad impedire che nuovi aiuti di Stato siano concessi alla compagnia aerea italiana. «Ripetuti aiuti di Stato (...) rinviano unicamente l'inevitabile fine e allo stesso tempo spostano i problemi economici e sociali su altri, più efficienti produttori». Nel ricordare che le stesse linee guida della commissione sugli aiuti di stato dicono che «non è giustificabile mantenere artificialmente in vita» una impresa, gli otto vettori affermano che la commissione europea «dovrebbe essere particolarmente critica prima di permettere ulteriori aiuti», in quanto altri sussidi pubblici «danneggeranno gravemente l'indispensabile consolidamento dell' industria aeronautica europea e costituiranno una grave distorsione della concorrenza».

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