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Martedì 17 Ottobre 2017 | 02:19

Istat - La povertà in Italia non cambia

Nel 2003 le famiglie italiane che vivono in condizioni di povertà relativa (quella che si determina rispetto alla spesa media mensile per i consumi) sono 2.360.000, pari al 10,6% delle famiglie residenti, per un totale di 6.786.000 individui, l'11,8% dell'intera popolazione. Confermata la difficoltà del Mezzogiorno: vive in questa area il 65,6% delle famiglie povere
ROMA - Non migliora nè peggiora la povertà nel nostro paese. La rilevazione dell'Istat nel 2003 sulla povertà relativa (quella che si determina rispetto alla spesa media mensile per i consumi di una famiglia di due persone, la cui soglia è stata fissata a 869,50 euro), presentata oggi alla stampa, mostra un fenomeno stabile rispetto all'anno precedente. E' al di sotto la soglia di povertà il 10,6% delle famiglie; nel 2002 era l'11% (questo lieve calo per l'Istat, anche per effetto degli errori campionari non è significativo). Si tratta di 2.360.000 di famiglie, complessivamente 6.786.000 individui, l'11,8% dell'intera popolazione. Ma dato ancora più rilevante è che è povera o quasi povera - ossia si avvicina sempre più alla soglia - circa una famiglia italiana su cinque. La povertà interessa ancora vari livelli il 18.5% delle famiglie italiane, che tradotto in numero assoluto vuol dire 4.119.950 nuclei; di questi, oltre un milione vive in condizione di estremo disagio, ossia spendono per consumi meno dell'80% della soglia che discrimina lo stato di povertà.
Le famiglie sicuramente non povere sono l'81,5% del numero totale (era l'81% nel 2002). Al Nord le famiglie sicuramente non povere sono l'89,5% di quelle residenti, al Centro la percentuale è dell'87,9% mentre nel Mezzogiorno del 65,8%.
Rispetto al 2002, non ci sono significative cambiamenti sulla povertà. E' confermata la difficoltà del Mezzogiorno: vive in questa area il 65,6% delle famiglie povere.
Due situazioni di novità segnalate dall'Istat: il peggioramento della condizione degli anziani al nord (la percentuale di famiglie povere tra le coppie con persona di riferimento di 65 anni e più è aumentata di due punti percentuali, attestandosi al 9,3%) e il leggero miglioramento delle famiglie numerose al centro (scende di 5 punti la percentuale di famiglie povere con cinque o più componenti e 2,4 punti quella delle coppie con due figli). Nonostante il miglioramento, la situazione di queste famiglie, per l'Istat, rimane tuttavia gravosa. Confermate a grandi linee anche le dimensioni del fenomeno a livello regionale: le famiglie povere sono il 5,3% al Nord (erano il 5% nel 2002), il 5,7% al centro (6,7%), il 21,3% nel mezzogiorno (22,4%). Bolzano, con l'11,1% di famiglie povere, è l'unica realtà al nord che supera la media nazionale; e il Friuli Venezia Giulia (9,2%) ci sia avvicina. La regione meno povera, anche a livello nazionale, è invece il Veneto (4%) e la Lombardia (4,5%). Al centro, tutte le regioni sono al di sotto della media ma l'Umbria (8,4%) registra la percentuale di famiglie più povere, la meno povera la Toscana. Nel mezzogiorno tutte le regioni sono lontane dalla media del 10,6%: le più ricche sono però la Sardegna (13,1%) e l'Abruzzo (15,4%). In Sicilia e Basilicata oltre il 25% delle famiglie vive in condizione di povertà.
E' ancora grave la condizione economica delle famiglie numerose (5 figli o più), oltre un quinto risulta povero; nel mezzogiorno questa percentuale arriva al 30%. E' povero il 28% delle famiglie che ha per capo una persona in cerca di occupazione e il 33,4% di quelle con al proprio interno due o più componenti in cerca di occupazione. Positivo il commento ai dati dell'Istat da parte di due rappresentanti del governo, i sottosegretari al welfare Maurizio Sacconi e Grazia Sestini. La seconda ricorre a un metafora metereologica: «E' un tempo sereno tendente al bello» dice. Mentre il primo ne ricava una considerazione politica e sottolinea: «E' un paese ben diverso da quello denunciato dalla nostra opposizione di centro-sinistra. Vi può essere un margine di errore nei dati ma un esito positivo non può certo trasformarsi in uno negativo».

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