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Nuovo record del prezzo del petrolio

Nuovo record del prezzo: al mercato di Londra il Brent è schizzato a 51,20 dollari al barile, mentre a New York superata la soglia dei 54 dollari al barile
Il petrolio continua a macinare record per il sesto giorno consecutivo. Le quotazioni hanno toccato al mercato di Londra un nuovo picco, con il Brent schizzato a 51,20 dollari al barile, mentre al mercato di New York, hanno sfondato anche la soglia dei 54 dollari al barile. Al Nymex, nelle contrattazioni elettroniche, i contratti con consegna prevista per novembre sono stati scambiati a 54,15 dollari.
A spingere la corsa dei prezzi energetici è sempre il timore di uno sbilanciamento tra domanda e offerta, vale a dire approvvigionamenti che rischiano di rivelarsi inadeguati a fronte dell' aumento della richiesta di greggio trainato dalla forte espansione delle economie emergenti, Cina in testa. E, in questa direzione, un nuovo segnale allarme è arrivato anche dall' Agenzia Internazionale per l'Energia (Aie), che ha rilevato come la domanda stia crescendo quest'anno a un ritmo più veloce di quanto previsto finora. L'Aie ha infatti rivisto al rialzo le stime sulla crescita della domanda mondiale nel 2004 apportando una correzione all'insù nell'ordine di 190mila barili in più al giorno rispetto alle previsioni comunicate solo un mese fa.
In totale, secondo l'Aie, quest'anno la domanda mondiale registrerà un incremento di 240 mila barili al giorno, attestandosi a quota 82,4 milioni di barili.
Una dinamica che mette sempre più sotto pressione il mercato, in un momento in cui gli Stati Uniti stanno ancora facendo i conti con gli effetti degli uragani che a settembre hanno flagellato le coste meridionali del Paese. A un mese di distanza dalle devastazioni provocate dall'uragano Ivan, molti impianti del Golfo del Messico non hanno ancora ripreso i normali ritmi di produzione. A mancare all'appello sono circa 475 mila barili al giorno (il 28% della produzione complessiva del Golfo). E nonostante le autorità americane abbiano rassicurato che entro la fine del mese un terzo degli impianti fuori uso tornerà sui livelli standard di estrazione, c'è ancora chi tra gli operatori di mercato è convinto che la situazione non tornerà alla normalità prima del prossimo anno.
Come se non bastasse, il mercato sconta la complicata vicenda del gigante petrolifero russo Yukos, sempre sull'orlo di un collasso finanziario che rischia di bloccare la produzione, e gli scioperi nel settore petrolifero in Norvegia e in Nigeria, dove le agitazioni di proclamate dai lavoratori potrebbero durare ancora a lungo.

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