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Lunedì 25 Settembre 2017 | 13:40

Euro-accordo per ridurre lo stress sul lavoro

Raggiunta un'intesa fra imprenditori e sindacati a Bruxelles. Il fenomeno - secondo uno studio condotto in 15 Stati dell'Unione - ha un costo sociale di 20 miliardi di euro all'anno e colpisce un terzo dei lavoratori
BRUXELLES - Lo stress sul lavoro è la principale causa di malattie e assenze nell'Ue e comporta costi per circa 20 miliardi di euro l'anno. Sindacati e imprenditori europei hanno perciò deciso di fare fronte comune contro il malessere che serpeggia sempre più tra le scrivanie e nelle fabbriche, siglando oggi a Bruxelles un accordo volontario che introduce l'obbligo per i datori di lavoro di combattere lo stress sui luoghi di attività.
All'origine dell'iniziativa - giunta in porto dopo nove mesi di negoziati - ci sono tutti i principali rappresentanti delle parti sociali europee: la Confederazione europea dei sindacati (Ces), l'Unione delle Confindustrie europee (Unice), l'Unione europea degli artigiani e delle piccole imprese (Ueapme) e il Centro europeo delle imprese pubbliche (Ceep).
L'obiettivo dell'accordo è migliorare la conoscenza del fenomeno e imparare a riconoscere i segnali che indicano una forte presenza di rischi di stress sui posti di lavoro. Sarà quindi obbligatorio monitorare fenomeni quali elevati livelli di assenze, continui ricambi di personale o frequenza eccessiva di conflitti interpersonali tra i dipendenti, che rappresentano chiari campanelli d'allarme, ed intervenire per prevenire o ridurre le conseguenze negative.
Anche se l'accordo assegna allo stress la status di una vera e propria malattia, viene stabilito che questo «stato che nasce dalla sensazione di non riuscire a far fronte ai compiti professionali», se prolungato nel tempo, «riduce la produttività e può essere all'origine di una situazione patologica».
L'intesa individua anche altri indicatori - quali l'esame congiunto degli orari, del grado di autonomia dei dipendenti, del livello di inquinamento acustico, dei casi di abusi e della chiarezza dei compiti assegnati - che permetteranno di tenere sotto controllo i livelli di stress, ed obbliga i datori di lavoro «a prendere le misure necessarie per prevenire ed eliminare» le cause dell'eccesso di tensione e di insoddisfazione.
Gli studi condotti nei quindici vecchi Stati membri dell'Ue evidenziano che ad ammalarsi di stress è circa un terzo (28%) dei lavoratori europei, ossia oltre 40 milioni di persone. Nell'Ue-15 il 50-60% delle assenze per malattia sono causate dallo stress accumulato e comportano ogni anno la perdita di milioni di giorni lavorativi. La spesa complessiva dovuta ai costi sanitari e sociali tocca i 20 miliardi di euro l'anno.
Le più colpite sono le donne, ma per entrambi i sessi lo stress può rappresentare un problema in tutti i settori e a tutti i livelli. Una delle cause più comuni è la mancanza di controllo del proprio lavoro. Il 35% dei dipendenti, ad esempio, sostiene di non avere alcuna autorità sull'ordine delle proprie mansioni e il 55% afferma di non avere alcuna influenza sul tempo di lavoro. Anche la monotonia, i tempi di scadenza ristretti e il mobbing sono alcuni dei fattori dell'equazione.
I costi umani sono rilevanti. Si stima che le malattie cardiovascolari nell'Ue siano dovute, per il 16% negli uomini e per il 22% nelle donne, allo stress legato all'attività lavorativa. A questo problema si associano altre malattie e condizioni, quali i disturbi muscolo-scheletrici e problemi di salute mentale.
Commentando l'accordo strutturale siglato oggi, John Monks, segretario del Ces, si è congratulato con tutte le parti sociali firmatarie, osservando che «la problematica dello stress è rilevante non solo per i lavoratori, ma anche per le imprese». Lo stress, ha aggiunto Philippe de Bruck, segretario generale dell'Unice, può essere positivo, «ma se diventa troppo è nocivo sia alle aziende che ai lavoratori e può causare una perdita di efficienza e di produttività».
«Bisogna permettere alle aziende e agli impiegati di conoscere lo stress e le sue cause» ha aggiunto de Bruck, sottolineando che l'accordo «stabilisce alcune misure per le aziende e i manager come ad esempio il supporto per i singoli e per i gruppi, il controllo delle responsabilità e il controllo sul lavoro per favorire una migliore comunicazione in azienda».
Michele Cercone

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