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Domenica 24 Settembre 2017 | 01:47

Petrolio a 52$. Allarme scorte gasolio

Massimo storico anche a Londra: 47,85 dollari al barile. A pompare i irncari i dati americani sulle scorte, scarse, di prodotti distillati (come il gasolio da riscaldamento)
ROMA - Il petrolio non si ferma e arriva dritto oltre i 52 dollari. Una soglia oggi appena superata, con il nuovo record di 52,02 dollari al barile raggiunto in chiusura di contrattazioni, sulla scia del dato delle scorte Usa che, come previsto, per i mercati è stato l'ennesimo terremoto. Ma anche dall'altra parte dell'Atlantico gli investitori non sono stati a guardare, e il Brent ha toccato il nuovo massimo storico a 47,85 dollari al barile.
Dopo le prime contrattazioni a ridosso dei 51 dollari, la piazza americana ha subito cominciato a mostrare un certo nervosismo per l'attesa dei dati sulle scorte Usa, che già aveva determinato il brusco rialzo di ieri. Il comunicato del Dipartimento dell'energia e quello, ancora più negativo, dell'Istituto del petrolio americano non hanno lasciato spazio all'ottimismo. Soprattutto a causa del forte ribasso degli approvvigionamenti relativi ai prodotti distillati, in cui figura anche il gasolio da riscaldamento, sorvegliato speciale in questa stagione pre-invernale. Il calo di questa particolare categoria di prodotti non ha sorpreso gli analisti, che da giorni paventavano un andamento del genere, ma l'entità del ribasso non è quella preventivata: secondo le tabelle del Dipartimento, infatti, le scorte di prodotti distillati la scorsa settimana sono scese di 2,1 milioni di barili a 123,4 milioni, mentre le attese erano per una flessione di 800mila barili. Senza contare che secondo l'Istituto del petrolio la flessione è stata ancora più forte e pari a 2,87 milioni di barili.
Di fronte a un crollo di queste dimensioni a poco sono serviti gli altri due dati diffusi oggi, quello relativo alle scorte di greggio (in crescita di 1,1 milioni di barili a 274 milioni secondo il Dipartimento) e di benzina, che sono aumentate a sorpresa di 600mila barili a 199,4 milioni. Anche se i calcoli dell'Api dicono invece che gli approvvigionamenti di carburante sono scesi di 3,37 milioni. Il nuovo primato, infatti, non si è fatto attendere e le quotazioni sono rimaste al livello record di 52,02 dollari, prezzo di chiusura della giornata.
Se le scorte sono state il fattore scatenante di oggi, sullo sfondo rimangono i problemi di sempre, a cominciare dalla Nigeria, dove si fa sempre più probabile lo sciopero generale contro l'aumento del prezzo della benzina. Uno sciopero che, paradossalmente, porterebbe al blocco della produzione di greggio da parte del gigante africano e quindi, in prospettiva, a un ulteriore aumento del petrolio e quindi degli stessi carburanti.
Senza contare che rimane la preoccupazione per il Golfo del Messico, dove i danni dell'uragano Ivan agli impianti di produzione sono stati ben più gravi di quanto ipotizzato inizialmente. E' stato lo stesso Dipartimento dell'energia a dire chiaramente come stanno le cose: secondo i tecnici dell'ufficio, infatti, ci vorranno tra 45 e 90 giorni perchè la produzione dell'area, da cui viene estratto un quarto del greggio degli Stati Uniti, torni a pieno regime, vale a dire 1,7 milioni di barili al giorno. Attualmente, la produzione degli impianti del Golfo è ridotta del 28% rispetto al normale: mancano, cioè, all'appello circa 400mila barili al giorno.
Lo scenario, dunque, è tutt'altro che roseo. Tanto che molti analisti sono pronti a scommettere che le impennate del greggio, aumentato fin qui del 60% dall'inizio dell'anno a New York, continueranno ancora almeno fino ai 55 dollari al barile.

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