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Ottobre, sciopero bianco dei farmacisti

Per tutto il mese i professionisti dipendenti non rilasceranno medicinali previa ricetta, senza eccezioni. Protestano per il rinnovo del contratto, scaduto da tre anni, chiedendo l'aumento dello stipendio base e nessun prolungamento dell'apprendistato
Farmacia
Difficoltà in farmacia per tutto il mese di ottobre per lo sciopero bianco dei farmacisti dipendenti italiani che si atterranno strettamente alle regole per il rilascio dei medicinali.
«Ma le trattative appena cominciate si sono già fermate - dice Vincenzo Devito - presidente del Mnlf (Movimento nazionale liberi farmacisti) - sulla proposta di aumentare lo stipendio dei farmacisti dipendenti di 70 euro al mese. Tenendo conto che i titolari guadagnano oltre 12mila euro mensili non è una gran cifra. L'unica arma deontologica che abbiamo per rivendicare i nostri diritti professionali, anche di libertà d'esercizio, è quella dello sciopero bianco».
Questo vuol dire che «i collaboratori di farmacia osserveranno alla lettera le regole vigenti in tema di controllo dei formalismi delle ricette», ovvero senza ricette non si rilasciano medicinali. E così sarà almeno per tutto il mese, per lamentare una condizione di precariato simile a molte altre categorie: il loro contratto nazionale è scaduto tre anni orsono; chiedono con il rinnovo che venga aumentato lo stipendio orario di base (attualmente 9 euro) nonché la cancellazione di qualsiasi prolungamento dell'apprendistato, che la Federfarma (la federazione dei farmacisti dipendenti) vorrebbe portare dai sei mesi attuali, a tre anni.
«Si tratta solo di un'escamotage per prolungare il periodo di lavoro a nero - aggiunge il presidente - . La verità è che la farmacia non ha concorrenti e, così, i titolari possono permettersi di dettare legge; anche di scegliersi la controparte con cui trattare che, in questo caso è la Fisascat-Cisl, un sindacato - specifica Devito - che rappresenta gli addetti dei servizi commerciali, affini e del turismo. Non è una gran tutela».
L'Italia è rimasto tra i pochi paesi europei (assieme al Portogallo e parte della Spagna) ad avere il monopolio sui farmaci; in Germania, Inghilterra, Danimarca la vendita dei medicinali è sempre affidata ai professionisti ma è libera: può avvenire anche nelle erboristerie o nei centri commerciali. Il nostro Paese sta cercando di adeguarsi alle norme Ue; al momento due progetti di legge in proposito sono al vaglio della commissione sanità del Senato.
Stefania Lisena

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