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Statali sempre più poveri

La perdita del potere d'acquisto dei dipendenti pubblici nel triennio 2001-2004 è del 22,2% secondo Eurispes, più del doppio dei numeri segnalati dall'Istat
ROMA - Non ce la fanno proprio più. I soldi finiscono alla metà del mese, quando ancora mancano 10 giorni allo stipendio e solo ed unicamente per spese che coprono lo stretto indispensabile: vitto e bollette.
La situazione dei dipendenti pubblici è critica. Certo non sono i soli, anche le altre categorie non navigano nell'oro, ma per gli impiegati dello stato a reddito fisso e con stipendi bloccati da prima che l'euro entrasse in circolazione è più semplice fare i conti in tasca e capire quanto la spirale inflativa abbia ridotto il potere di acquisto. In barba ai numeri Istat che ripetono senza neanche riuscire a convincere se stessi, che in Italia l'inflazione scende e la disoccupazione cala.
A fare i conti nelle tasche degli italiani ci ha pensato l'Eurispes che in una sua rilevazione si è trovato a dimostrare come nel triennio 2001-2004 per i dipendenti pubblici la perdita del potere d'acquisto delle retribuzioni è stata del 22,2%, mentre l'Istat si ostina a non superare il 9.8%.
«Per valutare il sacrificio sopportato in media da questa categoria si pensi che ai pubblici dipendenti sono stati sottratti, in soli tre anni, quasi duecento euro ogni 1.000 percepiti - rilevano i dati Eurispes - Una perdita secca corrispondente a quella quota di reddito che, in tempi migliori e secondo più efficaci e lungimiranti politiche economiche governative, veniva destinata al risparmio, al quale sempre meno famiglie in Italia riescono ad avvicinarsi».
«Tra l'altro - conclude il Presidente dell'Eurispes, Gian Maria Fara - anche la stessa modalità di calcolo da parte dell'Istat, delle variazioni delle retribuzioni dei dipendenti pubblici è piuttosto discutibile. L'incremento di retribuzione dei dipendenti pubblici è calcolato sulla media fra quello degli statali da un lato e quello dei dipendenti degli Enti locali e degli Enti di previdenza dall'altro, che, pur essendo in numero minore, fanno salire la media, perché hanno messo a segno aumenti pi consistenti. Ora tutti comprendono che sarebbe sicuramente ingiusto penalizzare milioni di dipendenti dell'Amministrazione centrale (fra i quali numerosissimi sono i lavoratori notoriamente sottopagati, come i maestri e gli insegnanti), soltanto perché altre categorie (la cui consistenza numerica è minore) sono riuscite nel tempo a migliorare in maniera significativa la propria posizione».
I dipendenti pubblici in Italia sono un esercito di quasi 3 milioni e mezzo, conteggiando tutti i settori di appartenenza, dalla Scuola (la percentuale più rilevante 33,47% e con le retribuzioni più basse 2.122 euro lordi al mese), alle Università (3,36% con 2.782 euro) che rappresentano i lavoratori che più «stanno meglio».

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