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Turismo: il 2004 «Annus horribilis»

Per il Cnel è colpa del caro-euro e per la mancanza di una politica nazionale per il turismo. «Qualità dell'offerta e prezzi» è il binomio su cui puntare per conquistare nuovi mercati e recuperare posizioni, secondo il presidente di Assoturismo-Confesercenti, Claudio Albonetti
ROMA - «Annus horribilis» per il turismo del nostro Paese il 2004: italiani che scelgono il «mordi e fuggi» o le mete estere, stranieri che preferiscono il mare di Grecia, Croazia e Spagna.
Che fare? Quali politiche mettere in campo per riconvertire la tendenza? Se ne è parlato al Cnel nel forum per la 25ma «Giornata mondiale per il turismo», fra addetti ai lavori e operatori del settore, tecnici e politici.
Centrato sul tema «Sport e turismo forze vitali al servizio della comprensione, della cultura e dello sviluppo dei Paesi», il Forum, cui è giunto un messaggio di Giovanni Paolo II, ha poi visto allargarsi la discussione ai nodi critici e alle strategie politiche per rilanciare il settore. All'attacco alla gestione dell'euro (oggetto a suo avviso di «selvaggia speculazione») del presidente del Cnel, Pietro Larizza, già sindacalista ai massimi livelli, ha fatto da contraltare l'affondo di Costanzo Jannotti Pecci, presidente di Federturismo-Confindustria, che ha parlato di una «crisi conclamata» del settore nella quale l'Italia si caratterizza «per la mancanza di una politica per il turismo». Pecci ha anche criticato la bozza di riforma dell'Enit, affermando che «immaginare che le regioni possano essere in minoranza nel nuovo consiglio di amministrazione e che le imprese non possano nominare i loro rappresentanti significa che chi ha scritto la riforma vuole affossarla» e ha chiesto «interventi immediati» nella prossima finanziaria con un provvedimento collegato alla legge stessa. Il presidente di Federturismo ha poi affermato di considerare fondamentale la costituzione di «una agenzia europea» per rilanciare un settore così nevralgico.
«Rimodulare e ripensare gli interventi governativi riguardanti il turismo», è fondamentale per Barnabò Bocca, presidente di Confturismo, in un intervento inviato al forum.
La ricetta, a suo avviso, è quella di «ridurre l'aliquota Iva al 10%, introdurre la sua deducibilità per i servizi congressuali, riconoscere l'aliquota Ici privilegiata per gli immobili utilizzati dalle imprese turistico-ricettive, abolire l'aumento del 30% previsto per le imprese operanti in concessione demaniale.

Molto critico, il giudizio di Bocca, sulla conferenza di Genova per il turismo. «Non sembra aver aggiunto o tolto nulla alla situazione in cui versa il settore», ha detto ricordando i severi dati Istat sul calo di Ferragosto: -,3% negli arrivi, -3,9% nelle presenze, -6,5% della componente italiana per quanto riguarda gli arrivi e -5% nelle presenze. «E' arrivato il momento - ha affermato - di passare dalle chiacchiere ai fatti e introdurre misure che le imprese chiedono da tempo e che rischiano di non essere più sufficienti per un settore che sta passando dalla stagnazione alla crisi. Se non sarà così - ha concluso - avremo poco da festeggiare alla prossima giornata del turismo».

«Qualità dell'offerta e prezzi» è il binomio su cui puntare per conquistare nuovi mercati e recuperare posizioni, secondo il presidente di Assoturismo-Confesercenti, Claudio Albonetti che ha centrato il suo intervento sull'importanza degli eventi sportivi per il rilancio del settore: in Italia, ha ricordato, solo lo 0,4% della spesa pubblica è stanziato per lo sport a fronte di un aumento dei consumi sportivi.
Dopo l'analisi dei rappresentanti di Cgil, Cisl e Uil, Nicoletta Rocchi, Giorgio Santini e Lamberto Santini, critiche e suggerimenti sono venuti da Nicola Bono, sottosegretario al dicastero per i Beni culturali che ha definito «orientata all'autolesionismo» la politica dei prezzi praticata nel nostro paese. Bono si è dichiarato «contro il ticket imposto sull'ingresso nelle città, spesso adottato a stagione turistica inoltrata e i cui proventi, motivati per migliorare l'accoglienza, poi vengono dirottati sui bilanci comunali».E ha messo l'accento sulla «difficoltà di fare sistema» segnalando il «contraddittorio comportamento delle regioni che hanno per una buona metà legiferato in maniera opinabile e secondo un'ottica dirigista». Bono, che ha criticato il ritardo nella riforma dell'ente per il turismo e la scarsa propensione ad utilizzare il comitato nazionale di coordinamento per le politiche turistiche istituito dal governo, ha sottolineato la necessità di «ricontrattare con le regioni uno standard giuridico di riferimento sul turismo» che valga per tutti.

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