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«Le banche facciano di più contro il caro-prezzi»

Il Governatore della Banca d'Italia, Antonio Fazio, a Lecce scende direttamente in campo contro il caro-vita chiamando all'appello il mondo creditizio: devono dare «un contributo a frenare l'inflazione» ed abbassare cioè «il costo dei servizi offerti alla clientela» • Serve sforzo corale perché il Sud resti centrale
ROMA - Le banche devono fare la loro parte, contribuendo al contenimento del carovita. Parola di Governatore della Banca d'Italia, Antonio Fazio, che scende direttamente in campo, chiamando all'appello il mondo creditizio. E, invitandolo, «nell'attuale delicata congiuntura» a dare «un contributo a frenare l' inflazione»: ad abbassare cioè «il costo dei servizi offerti alla clientela».
Un appello esplicito, quello lanciato da Fazio, che va in scia alle sollecitazioni giunte nei giorni scorsi dal governo - premier e ministro dell' Economia in prima linea - per un impegno, anche degli istituti di credito, nella strategia contro il caro-prezzi.
Ma a fronte del quale dal mondo bancario, finora, non si sono registrate novità. E l'Abi ribadisce di non avere - come associazione - direttamente voce in capitolo: pur sottolineando che ogni invito è da valutare, la decisione - spiega lo stesso presidente Maurizio Sella - di mettere mano alle tariffe spetta alle banche. Ogni possibile intervento è infatti legato «alle politiche commerciali dei singoli istituti». Nuovi spunti, quelli arrivati oggi, che gettano benzina sul fuoco della polemica per i consumatori, convinti che il sistema bancario alla fine non accoglierà l'invito, sfilandosi dalla lotta al carovita lanciata a vari livelli e in tutte le direzioni.
«Nell'attuale delicata congiuntura un contributo a frenare l'inflazione - ha osservato Fazio parlando a Lecce all'inaugurazione del restaurato edificio della filiale dell' Istituto - può discendere dal contenimento del costo dei servizi offerti alla clientela». Per il governatore, inoltre, se il sistema bancario nel suo complesso «ha fatto registrare a partire dalla metà degli anni '90 significativi progressi in termini di efficienza, avanzamenti sono ancora necessari sul piano del rapporto con l' utenza e della tutela dei risparmiatori».

Le banche, insomma, devono fare la propria parte per contribuire alla lotta contro il carovita. Una sollecitazione, quella di Fazio, che ricalca quella arrivata la settimana scorsa dal ministro dell'Economia, Domenico Siniscalco e dallo stesso presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, sulla scia dell'accordo con la grande distribuzione. Allora l'Abi rispose che ogni banca avrebbe valutato singolarmente l'iniziativa di bloccare i prezzi per tre mesi: oggi la risposta è stata analoga. «La scelta di venire incontro alle richieste del ministro del Tesoro - afferma Sella - è una decisione aziendale che rientra nelle politiche commerciali di ogni banca. Politica commerciale sulla quale l'Abi, come tradizione, non interviene».
Ed è proprio questo scenario a scatenare il pessimismo dei consumatori, che rilanciano chiedendo un «conto sociale per giovani e famiglie» e prendono come un tardivo risveglio le dichiarazioni del governatore. «Meglio tardi che mai», commenta il presidente dell'Adusbef, Elio Lannutti, secondo cui «finalmente Fazio si è accorto degli altissimi costi di un conto corrente bancario, che superano i 600 euro l' anno». L'invito, aggiunge, «mi auguro che possa essere accolto, anche se l'esperienza di 20 anni al servizio di una delle principali banche prima e la presidenza dell'Adusbef negli ultimi 18 poi, mi inducono a essere pessimista, perché ancora oggi non esistono trasparenza nè concorrenza». Lannutti, parlando a nome dell'Intesa dei consumatori, chiede così un conto sociale: cinque euro al mese, 70 l'anno per i giovani, dieci euro mensili (120 annue) per le famiglie.

La chiamata di Fazio, sottolinea il presidente del Codacons Carlo Rienzi, arriva in ritardo di almeno dieci anni e per essere efficace avrebbe dovuto comprendere la richiesta di un ribasso dei costi almeno del 20%.
Del resto la strada degli accordi con le categorie desta qualche perplessità anche nel presidente dell' Antitrust, Giuseppe Tesauro, che mette in guardia dall' eccessivo ricorso a questi strumenti: «Accordi tra concorrenti - avverte Tesauro - possono essere un palliativo momentaneo per cercare di frenare la spinta inflazionistica, ma non sono la soluzione del problema. Nel medio periodo il rischio è perdere quel poco di cultura che abbiamo del libero mercato».

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