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I sindacati «bocciano» la Finanziaria

Scorporata la riduzione fiscale, ma per le parti sociali la manovra non va. Prudente Confindustria. Soddisfatte le Regioni, cauti i Comuni
Domenico Siniscalco, nuovo ministro dell ROMA - La Finanziaria 2005 avrà un impatto di 24 miliardi, mentre la riduzione fiscale viaggerà di pari passo attraverso un Ddl parallelo che il Parlamento dovrà varare entro il 31 dicembre. E' previsto inoltre un aumento delle entrate del 3,5%, che dovrebbe essere realizzato attraverso la «manutenzione della base imponibile».
Grazie alla correzione dei conti il deficit, che in mancanza di interventi sfonderebbe la soglia del 3% del Pil (fino ad arrivare al 4,4%), scenderà al 2,7%. Il debito inoltre calerà sotto il 100% del Pil in 5 anni e non è previsto il ricorso a nuovi condoni.
Si conferma così una struttura della manovra per l'anno prossimo impostata su 3 pilastri: 7 miliardi dovrebbero arrivare dalla vendita di immobili e altri assets pubblici, 7 dal contenimento della spesa grazie alla golden rule (il tetto del 2%), 7 dalla lotta all'evasione, e 3 da altre misure di contenimento. Ma non ci saranno - rassicura il premier, Silvio Berlusconi - «nè tagli, nè stangate». Basta quindi con gli allarmi - sarebbe l'invito del premier - perchè «deprimono la fiducia dei consumatori». La conferma sulle cifre è arrivata oggi dallo stesso ministro dell'Economia, Domenico Siniscalco, che ha proseguito gli incontri in vista della messa a punto della Finanziaria 2005. Oggi è stato il turno dei rappresentanti di Regioni, Province e Comuni e delle sigle che rappresentano le parti sociali. Ma oltre ai 24 miliardi della Finanziaria occorrerà reperire anche i 6 previsti per l'annunciata riduzione delle tasse. La riforma fiscale è «un cantiere ancora aperto», avrebbe detto Siniscalco oggi durante gli incontri, indicando che per la riduzione delle tasse sarà utilizzato un Ddl parallelo che dovrebbe contenere anche misure su turismo e ricerca. Ma anche la parte che riguarda gli incentivi alle imprese. La riduzione delle tasse dovrebbe avere un impatto di 6 miliardi nel 2005 (5 sull'Ire, di cui uno destinato alle famiglie, e 1 per l'Irap). Ma sulla scelta di un ddl piovono le critiche di An: Alberto Giorgetti sostiene che la scelta di un provvedimento simile vuol dire che non è sicuro che il taglio ci sarà. Giorgetti lamenta inoltre che la commissione Bilancio della Camera è «imbarazzata», perchè in questa situazione non è mai stata coinvolta.
E sempre su fronte fiscale il Carroccio torna all'attacco, dopo lo stop imposto l'anno scorso su un emendamento sui crediti di imposta arrivato dal presidente di Montecitorio Pier Ferdinando Casini: il sottosegretario all'Economia Daniele Molgora (Lega) ritiene infatti che «la questione dei rimborsi dei crediti di imposta debba essere ritenuta assolutamente prioritaria, al pari di quella della riduzione delle imposte; tali strumenti possono determinare un positivo effetto in termini di capacità di spesa delle imprese e delle famiglie, per dare impulso ai consumi e agli investimenti».
Sui contratti pubblici il ministro Siniscalco rassicura: c'è spazio per il rinnovo. «Ogni punto percentuale sul contratto - avrebbe detto Siniscalco, secondo quanto riferito da fonti presenti all'incontro - costa 800 milioni di euro, e quindi ci sono gli spazi per rinnovare i contratti pubblici». Dall'Udc intanto arriva il sostegno politico al cavallo di battaglia del ministro del Welfare Roberto Maroni, realizzando un inedito asse tra centristi e Lega: anche Luca Volontè chiede infatti di estendere ai primogeniti il bonus di 1.000 euro attualmente previsto solo dai secondogeniti in sù. La misura, da quanto si apprende, dovrebbe costare circa 1 miliardo ma il ministro dell'Economia, pur condividendo politicamente la richiesta, avrebbe espresso la propria preferenza per un intervento fiscale a favore delle famiglie con prole.
Tra gli interventi che dovrebbero viaggiare insieme alla manovra, anche quelli relativi alla realizzazione delle grandi opere: mercoledì 29 settembre infatti, in coincidenza con il varo della Finanziaria da parte del Consiglio dei ministri, è prevista una riunione del Cipe per il varo di una serie di progetti nell'ambito delle opere pubbliche e per le aree meno sviluppate del Paese. Si tratterebbe delle opere considerate prioritarie e già indicate nel Dpef.
Per quanto riguarda la partita sugli enti locali, oggi i Comuni frenano sull'ipotesi di poter mettere mano alle aliquote locali per riequilibrare la minor possibilità di spesa in seguito all'introduzione del tetto del 2%. Se la regola del tetto fosse applicata anche ai Comuni - ha detto il sindaco di Torino, Sergio Chiamparino - «saremmo obbligati a fare dei tagli ai servizi». Per quanto riguarda l'eventuale sblocco delle addizionali Chiamparino sottolinea che si tratta di una questione delicata: «Non è che vogliamo fare la parte di quelli che aumentano le tasse - commenta - mentre qualcun'altro invece dice che saranno abbassate».
Sull'Irap si interverrà, certo, ma è difficile metter mano al monte-salari - spiega oggi il viceministro all'Economia, Mario Baldassarri - «il nostro obiettivo è intervenire sull' Irap: l'obiettivo è togliere il monte salari dalla base imponibile». Ma, sottolinea, «L'Irap dà un gettito netto di 23 miliardi, dei quali circa la metà è dovuto al monte-salari. Se incominciassimo ad abbassare il monte-salari del 20%, l'operazione già costerebbe circa 2 miliardi di euro».
La prossima settimana, infine, il Cipe dovrebbe sbloccare alcune grandi opere. In ogni caso su tutte le linee indicate oggi dal Governo saranno aperti dei tavoli «non accademici», come avrebbe detto Siniscalco, con le autonomie e le parti.

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