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Istat: i salari aumentano più dei prezzi. Sindacati molto scettici

In agosto, rileva l'Istat, a fronte di un tasso di inflazione pari al 2,3%, le retribuzioni orarie hanno segnato un incremento del 2,6% su base annua
ROMA - Fiducia ai massimi del 2004 e salari che crescono più dei prezzi: le indicazioni dell'Isae e l'Istat dipingono un quadro positivo per gli italiani. Ma la realtà, secondo i sindacati, non è assolutamente così rosea: il potere d'acquisto delle famiglie si sta progressivamente riducendo a causa di stipendi non adeguati e prezzi che corrono. E la conferma delle difficoltà dei lavoratori, sottolinea la Cisl, arriva dall'accordo siglato dal Governo con la grande distribuzione per il blocco dei prezzi fino a fine anno. In agosto, rileva l'Istat, a fronte di un tasso di inflazione pari al 2,3%, le retribuzioni orarie hanno segnato un incremento del 2,6% su base annua, il più contenuto degli ultimi otto mesi. Bisogna infatti risalire a gennaio 2004, che si era chiuso con un 2,1%, per rintracciare un aumento più basso. A livello congiunturale, invece, le retribuzioni hanno registrato, per la prima volta da novembre 2003, una variazione nulla. Complessivamente nei primi otto mesi dell'anno le retribuzioni contrattuali orarie dei lavoratori dipendenti sono aumentate del 2,9%. Per l'intero anno, se non si registreranno nuovi rinnovi contrattuali, l'Istituto nazionale di statistica prevede che le retribuzioni orarie saliranno del 2,8%. A sostegno dell'Istat anche le rilevazioni dell'Isae, secondo il quale a settembre la fiducia dei consumatori è salita per il quarto mese consecutivo schizzando ai massimi da inizio anno. Per l'Istituto di studi ed analisi economica, gli italiani sono ottimisti rispetto alla situazione corrente, mentre le previsioni per i prossimi mesi restano invece sostanzialmente stabili, con l'indicatore che si attesta a 100,1 da 100 di agosto. Riprendono poi a scendere, dopo il dato negativo di agosto (probabilmente influenzato anche da fattori stagionali), i giudizi e le previsioni relative all'andamento dei prezzi.
Il Governo, tramite il sottosegretario del Welfare Maurizio Sacconi, si dice soddisfatto delle indicazioni provenienti dall'Istat: «I dati sulle retribuzioni confermano, in termini scientificamente inoppugnabili, un andamento medio complessivo superiore all'inflazione», afferma Sacconi, sottolineando come si debba «guardare a modelli contrattuali che, ancorando nelle aziende e nei territori i salari e la produttività, concorrano a una migliore soddisfazione dei lavoratori e a una migliore competitività delle imprese». Per i sindacati, invece, «il dato di agosto conferma la perdita di potere d'acquisto delle retribuzioni quando non intervenga un rinnovo di un contratto nazionale», spiega il segretario confederale della Cgil, Marigia Maulucci, secondo la quale «la voce stonata di Sacconi è in contraddizione con la realtà materiale dei lavoratori dipendenti». Per il segretario confederale della Cisl, Raffaele Bonanni, l'Italia è «in emergenza redditi bassi per lavoratori e pensionati. Lo dimostra l'intervento del Governo sul fronte dei prezzi». Allo stesso tempo, però, il sindacato, secondo Bonanni, «deve trovare la forza per portare avanti una nuova forma di contrattazione, perchè l'altro buco che produce pesantezza alle famiglie è la mancanza di un secondo livello di contrattazione che non ridistribuisce i redditi. Tutto il sindacato deve rispondere a questo quesito». Non crede assolutamente ai dati dell'Istat la Uil: «L'incremento del 2,6% è solo ipotetico - dice il segretario generale aggiunto, Adriano Musi - Credo che vada chiarito una volta per tutte come l'Istat elabora i dati. Bisogna fare un'operazione verità sull'Istituto che, senza nascondersi dietro sigle, dovrebbe spiegare chiaramente come arriva alla formulazione delle proprie rilevazioni».

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