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Eurispes - Se si bloccano i prezzi il risparmio sarà di 10 centesimi

Il cittadino sostiene tante altre spese oltre a quelle che fa al supermercato o al negozio sotto casa. Paga le bollette della luce, il riscaldamento, la benzina, i libri per la scuola dei figli, l'autobus, l'affitto, i vestiti, il parrucchiere ed il barbiere, il telefono, le scarpe, eccetera. Tutti beni e servizi sui quali non si applica il fermo dei prezzi
ROMA - «Abbiamo la sensazione che nonostante la sostituzione di Tremonti, il Governo persegua una politica economica ancora una volta inadeguata». Lo afferma Gian Maria Fara, presidente dell'Eurispes, per il quale «anche la promessa dell'abbattimento dell'inflazione di almeno due punti percentuali, affidata in larga misura al patto governo-grande distribuzione, per tenere bloccati i prezzi dei generi di prima necessità, appare totalmente inefficace. Abbiamo deciso quindi - prosegue Fara - di calcolare, dati alla mano, quali possano realmente essere i benefici per i consumatori, nell'ipotesi che la grande distribuzione tenga fede allo stesso patto, e abbiamo scoperto che i vantaggi sono pressoché nulli».
Perché gli effetti di questo contratto saranno modestissimi e irrilevanti? La risposta - secondo l'Eurispes - risiede nell'oggetto stesso del patto: resteranno infatti bloccati sino a Natale tutti i prodotti venduti con il marchio della catena alla quale appartiene il singolo supermercato. Ora, chiunque fa la spesa in un centro della grande distribuzione sa che molti prodotti sono senza marchio, ovvero non sono mai venduti con il marchio della catena, e spesso sono quelli che più gravano sul conto finale. Per tutti gli altri generi esiste negli scaffali una presenza del prodotto della casa. In termini di fatturato, però, il loro peso non è molto elevato. Infatti, bisogna considerare che non solo per alcuni prodotti estremamente importanti, non sono previste offerte con il marchio della casa, ma anche là dove la grande distribuzione mette in vendita articoli con il proprio nome, questi sono in concorrenza con tutti gli altri marchi.
Secondo i calcoli dell'Eurispes, la percentuale del fatturato relativo ai prodotti venduti con il marchio della grande distribuzione non supera, nella media nazionale, il 20% dell'incasso complessivo del settore grocery, ossia quello che comprende le rivendite di prodotti alimentari e di prodotti per la casa. La grande distribuzione ha un giro d'affari complessivo di 65 miliardi di euro, pari al 22% del mercato al dettaglio dei prodotti grocery, che sono quelli previsti dal patto del blocco dei prezzi. Questo vuol dire che, fatte le necessarie proporzioni, il blocco si applicherà al 4,4% di quei prodotti. Il blocco, inoltre, non copre un intero anno ma verrà rispettato, si spera, sino a Natale. Detto in altri termini, l'aumento annuo dei prezzi messi sotto controllo sarà inferiore di un quarto rispetto a quello che si sarebbe verificato in mancanza dell'accordo. Così se ipotizziamo che l'inflazione annua sarà al 2,3% e assumiamo che questi prodotti avrebbero potuto avere un incremento di prezzo tendenzialmente uguale alla media generale, l'aumento dei prezzi di questi prodotti sarà solo l'1,7%. Infatti, essi saranno cresciuti nell'anno per 9 mesi e resteranno fermi per i restanti 3 mesi. Ma il cittadino sostiene tante altre spese oltre a quelle che fa al supermercato o al negozio sotto casa. Paga le bollette della luce, il riscaldamento, la benzina, i libri per la scuola dei figli, l'autobus, l'affitto, i vestiti, il parrucchiere ed il barbiere, il telefono, le scarpe, eccetera eccetera. Tutti beni e servizi sui quali non si applica il fermo dei prezzi.
Per capire quale sarà il vantaggio del consumatore, occorre quindi vedere qual è il peso di queste spese sul bilancio complessivo delle famiglie. Utilizzando il paniere Istat, scopriamo che le spese per grocery, e cioè per gli alimenti, l'igiene personale e la pulizia della casa non arrivano al 20% della spesa complessiva delle famiglie. Su quel 20% i prodotti sui quali si applica il blocco dei prezzi sono solo, come abbiamo visto, il 4,4% e quindi, in conclusione, il consumatore medio vedrà i prezzi fermarsi su prodotti il cui valore complessivo sarà pari soltanto allo 0,8% del suo bilancio. Il vantaggio finale consisterebbe quindi, in conclusione, in un rallentamento dell'inflazione pari allo 0,01% ossia allo 0,1 per mille. Con il patto recentemente sottoscritto, l'inflazione annua «rischia di scendere» al 2,29% dal previsto 2,30%, utilizzando come ipotesi i dati Istat. Si tratterebbe comunque di un risultato minimo, ma apprezzabile, se non altro perché va nella direzione giusta. Non sarebbe tuttavia onesto nascondere al consumatore che a fine anno avrà un vantaggio di 10 centesimi ogni mille euro di spesa.

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