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Italiani, che popolo di sgobboni

In un anno abbiamo 175 ore di tempo libero in meno dei tedeschi e 160 meno dei francesi. Palma di stakanovisti agli spagnoli. Poche differenze fra Usa ed Europa
ROMA - Gli italiani passano in ufficio più tempo di francesi e tedeschi. I lavoratori del Belpaese, a dispetto del luogo comune che associa sole e mare ad una minore propensione lavorativa, hanno meno settimane di riposo rispetto ai colleghi d'oltralpe e passano in ufficio un maggiori numero di ore di lavoro, in totale 1.619.
A conti fatti, in un anno, gli italiani hanno 175 ore di tempo libero in meno dei tedeschi e 160 dei francesi. Il titolo di «sgobboni» spetta però agli spagnoli che, con 1.807 ore di lavoro l'anno, passano in ufficio 188 ore più degli italiani.
A richiamare l'attenzione sul tempo che i lavoratori dipendenti italiani passano al lavoro è il sito degli economisti on line, Lavoce.info, che riporta le ultime statistiche disponibili dell'Ocse e dell'Ilo (International Labour Organization) e affronta un tema che è entrato nel dibattito economico sia italiano sia europeo. Da una parte in Italia è stato proposto di aumentare l'orario di lavoro (e spostare i ponti festivi) per spingere il Pil, dall'altro in Europa sono stati raggiunti alcuni accordi sindacali come quello alla DaimlerChrysler o alla Bosch che prevedono l'allungamento dell'orario, per di più a fronte dello stesso salario. Proprio nei giorni scorsi il presidente di Federmeccanica Massimo Calearo, intervenendo ad un dibattito, aveva sottolineato come «in Europa ci sono aziende dove si lavora più ore a parità di salario, come ad esempio è stato deciso alla Siemens e alla Bosh a difesa del posto di lavoro. Io credo che a settembre, in sede di rinnovo dei contratti, dovremmo parlare anche di questo, di situazioni, cioè, che a mio avviso dovrebbero essere sempre meno italiane e sempre più europee».
Secondo Lavoce.info dunque, la palma degli stakanovisti va agli spagnoli. Ogni dipendente spagnolo ha infatti lavorato nel 2001, l'ultimo dato disponibile, per 1.807 ore, a sorpresa più di quanto abbia fatto un suo collega statunitense che si è fermato a 1.724 ore. Poco distanziati gli inglesi che arrivano a 1.707 ore. Gli italiani seguono a stretto giro di posta e battono francesi e tedeschi: da noi si raggiungono le 1.619 ore all'anno mentre oltralpe ci si arresta rispettivamente a 1.459 e 1.444.
Rispetto al 1995, comunque, si lavora per un numero minore di ore in tutti i paesi considerati. In alcuni la riduzione è solo una sforbiciata, in Spagna sono solo 7 le ore in meno all'anno e in Italia 17, ma in altri è un po' sostanziale: 76 ore in meno per i tedeschi e ben 108 ore in meno per i francesi. Una tendenza in qualche modo assecondata anche con provvedimenti come le 35 ore francesi, ma che ora sembra invertirsi con accordi come quello alla DaimlerChrysler o alla Bosch che prevedono l'allungamento dell'orario, per di più a stesso salario.
Neanche il confronto tra le settimane lavorate trova gli italiani in buona posizione nella classifica dell'ozio. In Europa, dopo gli spagnoli costretti al lavoro 42,2 settimane arrivano proprio i dipendenti nostrani: l'Italia conta 41 settimane di lavoro e supera in questo sia la Germania (40,6 settimane di lavoro l'anno) sia Francia e Regno Unito (40,5 settimane). E gli Stati Uniti? Sono più che in linea con l'Europa, visto che lì sono 40,5 le settimane di impegno professionale per l'insieme dei lavoratori americani.
Come si spiegano allora le differenze così marcate che vengono spesso citate tra l'Europa e gli Usa? Per gli economisti Tito Boeri e Giudo Tabellini la risposta è semplice: dipende dal minor numero di persone effettivamente al lavoro in Italia. Come i due economisti spiegano nel loro articolo per Lavoce.info, in genere le statistiche sulle ore lavorate scelgono come base di confronto l'intera popolazione attiva. Ma se è così la vera differenza tra una sponda e l'altra dell'oceano la fa il numero degli occupati rispetto a quanti sono in età per farlo: un numero che è molto maggiore negli Stati Uniti e dal quale dipende i due terzi della differenza nel numero di ore lavorate che viene normalmente citata. Due dati bastano a chiarire il divario: in Europa la quota di donne al lavoro è del 10% inferiore a quella americana mentre la parte di persone al di sopra dei 55 anni ancora al lavoro nel vecchio continente è inferiore del 19%.
Insomma, concludono Boeri e Tabellini, «l'idea che gli europei lavorano meno perché sono pigri o perché hanno scelto di godersi la vita è un'illusione». Basta scegliere il numeratore giusto e sapere che la vera differenza sta nel numero di persone effettivamente al lavoro.

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