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A rischio la mozzarella barese

In pochi anni è drasticamente diminuito il numero delle aziende zootecniche (-60%) dei produttori delle «pepite bianche». Allarme della Cia
BARI - Nel giro di pochi anni è drasticamente diminuito il numero delle aziende zootecniche nel barese, patria della mozzarella di mucca: erano oltre 6.000 nel '92 mentre oggi sono meno di 2.500, delle quali solo 1.705 allevano bovini per un totale di circa 64.000 capi. E' la denuncia di Francesco Caruso presidente della Confederazione italiana agricoltori (Cia) di Bari, che fa notare come senza il latte locale non si potranno più garantire i prodotti tipici e di qualità: in pratica la mozzarella (gioiella o fiordilatte come talvolta vengono commercializzate) sarà prodotta con latte tedesco o francese. Attualmente il prezzo medio alla stalla non supera i 35-36 centesimi di euro, un prezzo fermo da oltre due anni e gli allevatori sono costretti di fatto a produrre sottocosto.
«Il mondo va alla rovescia - contesta Caruso - siamo noi, produttori della materia prima, a proporre un patto per la valorizzazione del prodotto trasformato ed il rilancio della nostra zootecnia, basata sul pascolamento, l'impiego delle razze autoctone, la salvaguardia dell'ambiente, una zootecnia che ben si presta a garantire processi produttivi di qualità che - lo rilevano le ultime indagini di mercato - sono la migliore credenziale per riconquistare la fiducia dei consumatori».
Il problema è anche sul versante carne «non riusciamo più a far quadrare i conti - spiega Vito Scalera, allevatore - nonostante tutti gli investimenti affrontati una vacca a fine carriera, che qualche anno si vendeva a circa 1200 euro, oggi praticamente si regala a 200 euro, pari a circa 50 centesimi al chilo mentre la fettina si vende in macelleria a ben oltre i dieci euro». «Per non parlare dei vitelli - insiste Scalera - a noi costano oltre 1.000 euro per l'accrescimento, si vendono a circa 800 euro e al dettagliante garantiscono ben oltre 2.800 euro».
La Cia barese ha quindi auspicato la immediata liberalizzazione degli spostamenti del bestiame (attualmente bloccato per gli interventi disposti per bloccarela malattia della lingua blu) e adeguati risarcimenti per i danni subiti, anche con le vaccinazioni (i bovini non contraggono la malattia ma ne sono portatori), l'utilizzo della riserva nazionale per garantire un minimo vitale di almeno 2.000 quintali di quota-latte per azienda e agevolare l'ingresso dei giovani in zootecnia e un patto di filiera che punti a valorizzare le produzioni e riequilibrare la distribuzione del valore aggiunto.

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