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Economia del Sud in frenata

E' la fotografia non confortante scattata da Svimez nel Rapporto 2004 sull'economia del Mezzogiorno che comunque negli ultimi anni ha corso di più che nel resto d'Italia
ROMA - Anche l'Economia del Mezzogiorno ha accusato lo scorso anno il colpo di una fase complessiva di rallentamento: il Pil è cresciuto nel Sud Italia dello 0,2%, superando comunque di poco il Centro-Nord, ma con una crescita decisamente inferiore a quella registrata nel 2002 (+1,1% contro lo 0,1% dell'altra parte del Paese).
E' la fotografia non confortante scattata da Svimez nel Rapporto 2004 sull'economia del Mezzogiorno che comunque negli ultimi anni ha corso di più che nel resto d'Italia: tra il 1996 e il 2003 infatti la crescita media annua è stata dell'1,7%, ovvero lo 0,3% in più del resto del Paese. E si è distinta in particolare la Sicilia (+1,9%).
Oggi la situazione più urgente che si trova ad affrontare il Mezzogiorno - secondo il rapporto - è rappresentata dal processo di allargamento europeo che ha coinvolto paesi a basso reddito in diretta concorrenza quindi con il nostro Mezzogiorno. Una situazione che porta con se rischi ma anche opportunità. Per questo - secondo Svimez - occorre ridisegnare le politiche di sviluppo destinate all'area puntando con decisione sulla «coesione» anche perché «in assenza di un deciso cambio di marcia l'economia del Mezzogiorno non sembra essere in grado di rispondere alle sfide di una geografia economica profondamente mutata, all'acuirsi della competizione sui mercati internazionali e prevedibilmente su quello interno ed agli effetti dell'allargamento ad Est dell'Ue».

Sempre per quanto riguarda l'Europa Svimez segnala che «la conclusione del processo di allargamento introduce nuove opportunità e nuovi rischi sulla base dei quali è necessario ridefinire le linee guida della politica a favore del Mezzogiorno nei prossimi anni». Per quanto riguarda i rischi Svimez segnala che «l'ingresso massiccio di nuovi stati nazionali a basso reddito comporta un rilevante mutamento di prospettiva: con le regole attuali si prospetta una diminuzione delle risorse comunitarie a disposizione delle regioni meridionali». Dall'altro lato però Svimez segnala che «le opportunità di sviluppo di un'area in cui vi sono ampie risorse tuttora inutilizzate divengono maggiori all'internodi un grande mercato di circa 450 milioni di cittadini. Vi saranno maggiori possibilità di sbocco per le imprese meridionali». Ma per affrontare la nuova sfida ("la più importante forse che si presenta negli ultimi 50 anni") il Mezzogiorno italiano ha necessità di rinnovamento e modernizzazione a partire dalla dotazione infrastrutturale. Quindi la sfida è «europeizzare il Mezzogiorno» e interesse prioritario dell'Italia dovrebbe essere quello di «spingere l'Ue a dedicare all'obiettivo della coesione un ammontare di risorse notevolmente superiore all'attuale». Si dovrebbe inoltre - secondo Svimez - proseguire e rafforzare il processo di industrializzazione e puntare sulle politiche del lavoro, si pensa in particolare ala possibilità di adottare deroghe contrattuali gestite dalle parti sociali interessate a sostegno di progetti di investimento che favoriscano lo sviluppo dei sistemi locali». Inoltre «condizione essenziale per la crescita in un'area come il Sud è la riduzione del livello di rischio e incertezza nel quadro legale, nelle prestazioni amministrative, nella sicurezza che circonda il fare impresa».
Tra le aree di intervento individuate Svimez indica gli incentivi agli investimenti e le infrastrutture. Secondo Svimez «l'ipotizzata sostituzione delle politiche di sostegno finanziario diretto alle imprese con una riduzione della pressione fiscale non appare una strada capace di contribuire alla trasformazione del sistema industriale meridionale». Serve dunque «una politica industriale più incisiva e un sistema di incentivazione che che recepisca criteri di selettività finalizzati a obiettivi di innovazione, riposizionamento settoriale e dell'apparato produttivo». Si chiede tra le altre cose il rafforzamento dell'indirizzo di politica industriale su ricerca innovazione e modernizzazione; l'adeguamento delle risorse a partire dalla legge 488 e la semplificazione del sistema di incentivazione.
Per quanto riguarda le infrastrutture Svimez chiede, tra l'altro, di identificare quelle strategiche da integrare con le direttrici delle reti di trasporto europeo.

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