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Martedì 26 Settembre 2017 | 11:20

Energia, bollette italiane tra le più alte d'Europa

Allarme sul caro-energia italiano nella relazione annuale dell'Authority di settore. Il paradosso: la famiglia numerosa e povera paga di più di chi vive da solo e magari è anche ricco • Gas: senza investimenti rischio sicurezza e caro-prezzi»
Energia, bollette italiane tra le più alte d'Europa
ROMA - I prezzi dell'energia in Italia «si pongono, nel confronto internazionale, tra quelli mediamente più alti d'Europa», con le bollette elettriche delle famiglie numerose e con alti consumi che arrivano ad essere anche del 50% più care. Mentre per il gas, tranne che per i consumi domestici bassissimi, il divario può arrivare anche al 20% in più. Il nuovo allarme sul caro-energia italiano arriva dal presidente dell'Authority di settore, Alessandro Ortis, che - nella relazione annuale - ricorda come il divario riguarda anche le imprese e le industrie e risente, nel caso del gas, di un «pesante carico fiscale (46%)», mentre in quello dell'elettricità dell'elevata dipendenza dal greggio nella produzione.
Ricordando che la penalizzazione italiana sul fronte caro-energia «non colpisce nella stessa misura tutte le categorie di clienti», Ortis sottolinea che in molti casi si «sommano oneri e agevolazioni non adeguatamente motivate». Numeri alla mano, il presidente dell'Autorità evidenzia così che nel caso del metano «anche al netto delle imposte i prezzi sono superiori alla media europea» e mostrano «sensibili differenze in funzione dei consumi: differenze che non sempre riflettono i costi correlati». Mentre le piccole utenze domestiche «beneficiano di un gas tra il meno costoso d'Europa, già l'onere del consumo per riscaldamento risulta di circa il 20% rispetto alla media Ue e del 6-12% sopra Germania e Francia». E sempre per le famiglie il divario sul fronte bollette arriva, per la luce, al 50% in più nel caso di «utenze familiari con consumi elevati, compresi tra i 3.500 ed i 7 mila chilowattora: nelle tariffe per i clienti domestici ancora sussiste una struttura dei prezzi indiscriminatamente progressiva, accentuata poi dalla fiscalità. Gli utenti con consumi più bassi pagano invece prezzi anche alla metà di quelli prevalenti in Europa». Sul fronte elettrico la tariffa media per il mercato vincolato - famiglie ma anche pmi, artigiani e commercianti con bassi consumi - è pari a 10,18 centesimi al kwh, con una parte «preponderante» costituita dal costo di produzione (67%) mentre solo il 22% è relativo alle tariffe per la trasmissione e la distribuzione ed il restante 11% è dato dagli oneri di sistema e di costi di commercializzazione. Sul fronte della parte «regolata» della tariffa elettrica - quella cioè legata alla trasmissione e distribuzione - Ortis ricorda così che «si riscontra da anni una sensibile riduzione» mentre a pesare di più è la parte legata all'andamento dei prezzi internazionali dei combustibili che vede ancora in Italia il mix usato per la produzione elettrica troppo sbilanciato verso il greggio (e quindi influenzato dalla volatilità delle quotazioni) rispetto agli altri paesi Ue: «in Italia il 70% della produzione è legato agli idrocarburi contro - è stato ricordato - un 60% legato alle altre fonti nei principali paesi europei». Il confronto sul caro-bollette non migliora anche sul fronte delle utenze industriali che - ribadisce Ortis - per i consumi medi (2-20 milioni di kwh consumati in un anno) registrano uno scostamento rispetto alle medie Ue che «arriva a superare il 40%». E, nel solo 2003, il costo dell'elettricità ad uso industriale ha registrato un rincaro tendenziale di quasi tre punti percentuali. Ortis tiene comunque a precisare che, nonostante i forti divari con le medie europee, grazie all'impegno dell'Authority «verso ogni possibile contenimento tariffario» le tariffe attuali, rispetto ad un anno fa, registrano «a valori correnti ed a lordo delle imposte un -3,9% per il gas ed un -2,6% per l'elettricità».

Nel mercato elettrico ed in quello del gas «si riscontra tuttora la presenza di un operatore dominante» che ostacola «una condizione di effettiva concorrenza», continua Alessandro Ortis, sottolineando che la presenza di un operatore «incumbent» è ancora «più pervasiva per quanto riguarda il gas», mentre risulta più «circoscritta a specifici tempi e zone nel settore elettrico», che «tuttavia pone ugualmente l'incumbent in condizione di influenzare autonomamente il mercato».

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