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Venerdì 27 Aprile 2018 | 08:41

«Sì» in CdM al "prestito ponte" per Alitalia

Via libera al decreto legge che garantisce il prestito sino a un massimo di 500 milioni di euro. Voto contrario dei ministri leghisti Roberto Maroni (Welfare) e Roberto Castelli (Giustizia)
ROMA - Per Alitalia arriva la tanto attesa boccata d'ossigeno, ma per la sua salvezza trova l'incognita Lega. Il consiglio dei ministri ha infatti dato il via libera al decreto legge con il quale si impegna a garantire il prestito-ponte sino a un massimo di 500 milioni di euro ma il provvedimento ha ricevuto il voto contrario dei ministri leghisti Roberto Maroni (Welfare) e Roberto Castelli (Giustizia), che lo hanno contestato nel metodo e nel merito. Un no che potrà pesare quando il provvedimento dovrà essere votato dalle Camere.
Il decreto legge odierno, che autorizza un prestito sino a 500 milioni di euro rimborsabile in un periodo che va da sei mesi a un anno, sarà seguito da un altro decreto del ministero del Tesoro (azionista al 62,3% di Alitalia) che garantirà l'operatività della garanzia al prestito.
Incassato, al momento, questo importante risultato, il presidente e amministratore delegato di Alitalia, Giancarlo Cimoli, può intanto presentarsi più serenamente all'assemblea degli azionisti (che si riunirà in seconda convocazione il 28 giugno prossimo) che a queste condizioni dovrebbe dichiarare la continuità aziendale, necessaria alla sopravvivenza della compagnia, almeno sino alla fine dell'anno. La garanzia dello Stato al prestito ponte dovrebbe inoltre consentire al revisore Deloitte and Touche di concedere piena certificazione al bilancio 2003 di Alitalia.
Naturalmente, ci vorrà anche il disco verde da parte della Commissione europea, che «attende la notifica da parte delle autorità italiane del piano per poterlo esaminare alla luce della linee guida sui principi di autorizzazione degli aiuti per il salvataggio», secondo quanto ha riferito un portavoce dell' esecutivo di Bruxelles. Anche se non ci dovrebbero essere problemi, visto che la garanzia «è in conformità con la normativa comunitaria», come si legge nel comunicato della presidenza del Consiglio nel quale si spiega anche che il decreto legge è stato approvato, «nel quadro degli interventi per il rilancio dell'Alitalia», e «prevede la possibilità dello Stato di concedere, in conformità con la normativa comunitaria, la propria garanzia per un finanziamento-ponte che la società potrà contrarre in funzione della predisposizione ed attuazione del piano di ristrutturazione dell'azienda». Il governo ha quindi fatto questo passo, «nella consapevolezza che il piano stesso sarà il fulcro dell' operazione di risanamento interno» per cui questo intervento dell'Esecutivo «salvaguarda l'operatività dell'azienda in vista dei prossimi indirizzi che l'Alitalia stessa si darà».
Ma la Lega ha subito fatto muro. «E' un provvedimento ingiustificato - ha tuonato Maroni - contrario ai principi dell'Unione Europea, fuori tempo e fuori luogo». Il titolare del Welfare - che ha chiesto la convocazione immediata in Cdm di Cimoli perchè riferisca su piano industriale, ipotesi di esuberi, outsourcing, spin off e futuro di Malpensa - si è chiesto «come mai ciò che ora è stato concesso a Cimoli è stato negato ai precedenti vertici dell'Alitalia» (Giuseppe Bonomi, presidente indicato proprio dalla Lega, e Marco Zanichelli, amministratore delegato indicato da An). L'altro ministro leghista, Castelli, ha parlato di un intervento «non equo» perchè «non accompagnato da precise garanzie di risanamento che al momento ancora non si vedono», e ha spiegato il voto contrario affermando che la Lega non è stata messa in grado «di conoscere il testo del decreto prima della riunione del Consiglio» e sostenendo che il provvedimento rischia di trasformarsi «in un finanziamento a fondo perduto». Un provvedimento «sbagliato», che vuole «perpetuare un carrozzone», e «una sciocchezza che nel nord è molto sgradita», ha rincarato il vicepresidente leghista del Senato, Roberto Calderoli.
Per il vice ministro ai Trasporti, Mario Tassone, invece, la garanzia al prestito-ponte «è il primo e significativo passaggio obbligato per raggiungere il risanamento della compagnia aerea, obiettivo in cui il governo crede fermamente». Anche il presidente della Provincia di Roma Enrico Gasbarra (centro-sinistra) giudica «apprezzabile l'intervento», giudicandolo un «primo gradino verso il risanamento» da tempo richiesto e proposto da Regione, Provincia, Comune di Roma.
Alla soddisfazione per il provvedimento, alcuni esponenti dell'opposizione aggiungono poi commenti sulla «sconfitta» della Lega, come i Verdi Paolo Cento e Angelo Bonelli, per il quale «la Lega Nord voleva il funerale di Alitalia avendo già pronta nel cassetto un'altra compagnia: Alipadania». Giudizio positivo anche dal segretario generale della Filt Cgil, Fabrizio Solari, secondo il quale «si tratta certamente di un passo importante soprattutto perchè con la garanzia della continuità aziendale si potrà avviare un confronto sul piano industriale, che resta il punto fondamentale per dare una prospettiva all'Alitalia».

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