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Martedì 24 Aprile 2018 | 03:08

«In Italia concorrenza a lumicino»

Nell'ultima relazione, Giuseppe Tesauro denuncia la necessità di sviluppare la competitività ancora «insufficiente» del mercato. Bacchettate a Eni, Enel e Telecom per il possesso delle reti
ROMA - Concorrenza. L'ultima relazione da guardiano del libero mercato di Giuseppe Tesauro non poteva essere improntata ad altro che al monito sulla necessità di sviluppare quella competitività che l'Autorità «ha cercato e cerca di consolidare» ma che resta ancora «insufficiente». Soprattutto nei servizi, dove spesso la scarsa apertura frena l'export delle imprese piccole e medie, quindi la ripresa, strettamente collegata all'esportazione. Anche se poi non bisogna cadere nell'errore di difendere a priori i cosiddetti campioni nazionali, avverte l'Authority, perchè non è difendendo questi gruppi dal «rigore» della concorrenza che si garantisce la crescita.
La relazione annuale della Autorità garante del mercato conclude il mandato di Tesauro con un nuovo suggerimento a mantenere pubblica la priorità delle reti di trasmissioni. Una ulteriore bacchettata agli ex monopolisti Eni ed Enel ad uscire dalla proprietà di Terna-Grtn e Snam Rete Gas e a Telecom per quanto riguarda la rete fissa. Sarebbe opportuno «se non necessario, conservare la natura pubblica delle reti dei servizi di pubblica utilità, da quelle elettriche ai gasdotti, passando per le tlc e le ferrovie» avverte il presidente dell'Antitrust. La risposta di uno degli ex monopolisti, l'Eni, non si fa attendere. «Se saremo obbligati, scenderemo oltre al 20% già previsto: al 5% o anche a zero» nel capitale di Snam Rete Gas, dice l'amministratore delegato del gruppo petrolifero, Vittorio Mincato che comunque commenta la relazione del Garante come la «più bella mai fatta durante il suo mandato». «E' un procedimento che si sta facendo, è in corso», gli fa eco Piero Gnudi, presidente dell'Enel.
E l'energia resta costantemente sotto l'occhio attento dell'Antitrust. Le bollette energetiche dice Tesauro «rappresentano un costo incredibile» per le imprese, ed «un gap nei confronti dei partner» per le imprese italiane. I costi energetici, ricorda, hanno un riflesso immediato sul sistema Paese». Pesano sulle famiglie «ma ancora di più sul sistema imprenditoriale": e sul potenziale di competitività ma «non ci dimentichiamo anche i costi per le assicurazioni, le tlc e i servizi bancari». Anche in questo caso la replica dell'Enel è immediata: «In Italia abbiamo una struttura della produzione che è costosa, quindi non si può parlare di costi dell'energia tout-court, facendone sempre una colpa all'Enel. Mi sembra un gioco che non serve». Il presidente del gruppo elettrico puntualizza come «noi abbiamo fatto la nostra parte. Se uno va a vedere i costi della tariffa negli ultimi anni, si accorge che è calato in termini reali di più del 27%».
Poi il Garante amplia il discorso per raccomandare ancora una volta l'opportunità di sfatare il luogo comune che indica la concorrenza come sinonimo di nanismo delle imprese. La soglia che viene presa per misurare l'autorizzazione o meno delle operazioni di concentrazione è molto flessibile e va adattata alle diverse circostanze, come viene fatto sempre, ricorda l'Autorità garante del mercato. L'importante è che venga lasciata sempre «una quota contendibile» quando vengono progettate operazioni di concentrazione.
E' un Tesauro soddisfatto per il lavoro svolto, quello che legge la relazione, ma anche «amareggiato» dalle troppe inottemperanze ai rilievi dell'Antitrust, ancora privo di poteri coercitivi. Si avvia a lasciare il suo mandato di sceriffo della concorrenza «rammaricato»: sono troppe le inottemperanze alle decisioni adottate dall'Antitrust per «assicurare il massimo equilibrio tra crescita e concorrenza». Un'obiettivo questo ultimo - dice - che «in un numero elevato di casi si è rivelato fallito». I casi per suffragare questa «delusione» non mancano, come testimoniano dei recenti procedimenti per inottemperanza - in dirittura d'arrivo assicura - nei confronti di Eni, di Edizioni Holding e della Parmalat nella vicenda Tetrapak. Ma anche, sempre riguardo al gruppo di Collecchio, alla cessione di Newlat (la società a cui dovevano far capo una serie di marchi che il garante aveva imposto di cedere a fronte dell'acquisto del polo lattiero Cirio). Un caso questo ultimo, comunque, «ancora tutto da verificare».
Il lavoro fatto è tanto ma tanto resta da fare, anche perchè, ribadisce anche quest'anno Tesauro, «in materia di intese, l'Autorità ha registrato un'evoluzione nei comportamenti delle imprese che si accompagna ad una maggiore complessità degli illeciti antitrust posti in essere: si sono accertate forme di collusione sempre più sofisticate».

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