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La poca concorrenza è il male oscuro del caro-gas in Italia

La malattia del mercato del gas, diagnosticata dall'Antitrust e dell'Autorità per l'energia e il gas, che hanno chiuso un'indagine conoscitiva sul settore avviata l'anno scorso
ROMA - Concorrenza insufficiente che porta a prezzi superiori alla media europea, con un ex monopolista, l'Eni, ancora troppo dominante. Questa la malattia del mercato del gas, diagnosticata dall'Antitrust e dell'Autorità per l'energia e il gas, che hanno chiuso un'indagine conoscitiva sul settore avviata l'anno scorso. Una malattia che, dicono le due Authority, si può curare solo adottando alcune misure concrete, come la realizzazione di una Borsa del gas o la creazione di un operatore indipendente che abbia la proprietà e la gestione della rete pienamente separato dall'Eni. Quindi il colosso petrolifero deve uscire del tutto da Snam Rete Gas. E i consumatori, da tempo sulle barricate per prezzi che sono tra i più alti d'Europa, segnano un punto a proprio favore.
L'indagine dei team guidati da Giuseppe Tesauro e Alessandro Ortis, che mirava a verificare lo stato del processo di liberalizzazione a circa tre anni dall'entrata in vigore della riforma, parla chiaro. Il mercato italiano del gas, dice, è stato «finora caratterizzato da insufficienti livelli di concorrenza e da prezzi superiori a quelli dei principali mercati europei, e ciò nonostante una legislazione tra le più avanzate e procompetitive in Europa e la presenza di costi di approvvigionamento del gas importato in linea con le medie continentali».
E nel mirino delle due Authority c'è proprio il colosso petrolifero, al cui monopolio la riforma del 2000 avrebbe dovuto dare una forte spallata. Secondo l'indagine, infatti, «una delle principali cause del fenomeno va individuata nella persistenza della posizione dominante di Eni, anche attraverso sue controllate, nella fase di approvvigionamento di gas», nonostante i tetti imposti al cane a sei zampe fino al 2010. I tecnici delle Authority hanno infatti calcolato che l'anno scorso l'Eni ha immesso sul mercato il 68% del gas consumato, ma anche che «tale quota sale ben oltre il 75% se si considerano le quote cedute da Eni ad operatori di propria scelta, le cosiddette "vendite innovative"». Ma non è tutto. Il colosso petrolifero «controlla tutte le infrastrutture di trasporto internazionale utilizzate per l'importazione di gas in Italia».
Una miscela di fattori esplosiva, con la quale «Eni si caratterizza per un costo di approvvigionamento del gas minore dei concorrenti», che sono quindi svantaggiati. Infatti, dice l'indagine, «lo sviluppo di un'effettiva concorrenza è strettamente condizionato dall'ingresso di nuovi operatori indipendenti da Eni nell'approvvigionamento di gas a condizioni competitive, per favorire un eccesso di trasporto e una maggiore flessibilità dell'offerta rispetto alla domanda». Necessaria anche perché, avverte il documento, ci sono «criticità a breve termine che potrebbero manifestarsi negli approvvigionamenti se non si completano nuove infrastrutture o il potenziamento di quelle esistenti». Quanto alla vendita, invece, l'indagine riscontra una concentrazione degli operatori (da 700 a 400) «che dovrebbe però ancora proseguire» e un fatto positivo è l'ingresso dell'Enel, «a condizione che comporti maggiori pressioni competitive sia nel settore elettrico che in quello del gas».
Un quadro negativo, dunque, al quale si può comunque porre rimedio. Le due Autorità infatti propongono anche una lista di possibili interventi volti a potenziare la concorrenza: si va dalla realizzazione di nuovi impianti di rigassificazione (in primis Brindisi e Rovigo) alla realizzazione di un mercato centralizzato, o Borsa del gas. Senza contare il rinnovato invito alla creazione di un operatore indipendente con la proprietà e la gestione delle infrastrutture di trasporto e stoccaggio pienamente separato nella proprietà dall'Eni. «Si auspica - ribadisce infatti il documento - la cessione da parte di Eni delle quote di capitale sociale detenute in Sam Rete Gas», perché la stessa Snam Rete Gas, «svincolata dalla proprietà dell'Eni e opportunamente ristrutturata come "Indipendent system operator", potrebbe essere il soggetto deputato a assumere questo ruolo».
Il tutto per arrivare all'obiettivo finale di un mercato più aperto e con prezzi più bassi. Obiettivo che i consumatori hanno ben chiaro dal momento che, afferma l'Adusbef, «il monopolio dell'Eni costa 300 euro annui a famiglia», con gli italiani che sono «costretti a pagare tariffe più elevate del 30% rispetto alla media europea». L'indagine di Antitrust e Autorità per l'energia, dunque, sfonda una porta aperta presso le associazioni dei consumatori: «E' da anni - afferma l'Intesa - che sosteniamo l'esigenza di una seria modernizzazione del settore che determini una reale concorrenza fra le imprese, sia nella gestione delle reti che nella vendita del gas, affinché le famiglie possano vedere reali benefici».

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