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La precarietà danneggia lavoratori e aziende

Lo stress, le ansie, le paure legate al futuro anche economico rischiano di danneggiare il capitale umano su cui, a parole, le società dicono di voler puntare
MILANO - La flessibilità e la precarietà sono i primi nemici non solo dei lavoratori, ma anche delle aziende. Lo stress, le ansie, le paure legate al futuro anche economico rischiano di danneggiare il capitale umano su cui, a parole, le società dicono di voler puntare. E' quanto è emerso nella giornata conclusiva di un convegno internazionale sulla Psicologia del Lavoro, svoltosi a Milano.
«Le risorse umane sono fondamentali nelle aziende che sempre dicono di voler puntare sulla loro valorizzazione - ha sottolineato Robert Bergonzi, presidente dell'Ordine degli psicologi della Lombardia -. Ma c'è una contraddizione: da un lato si parla di coinvolgimento e soddisfazione dei lavoratori, dall'altro l'incertezza occupazionale non consente ai dipendenti a tempo determinato e interinali, cioè in affitto, di poter dare completamente il loro contributo. Bisogna che le aziende trovino una mediazione anche grazie all'aiuto della psicologia del lavoro e realizzino concretamente quanto affermano sempre di voler fare: essere competitive grazie all'efficienza, e non alla flessibilità, della forza lavoro».
Sono state anche delineate alcune linee guida per migliorare la produttività aziendale: il lavoratore deve conoscere la politica societaria ed essere coinvolto sistematicamente nelle strategie, deve essergli riconosciuto un grado sempre maggiore di autonomia, deve sentirsi parte attiva dell'organizzazione. «Sembrano idee scontate - ha concluso Bergonzi - ma non sono poche le società che dicono sempre di essere a favore di una politica del personale costruttiva e poi si comportano in modo del tutto opposto».

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