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Accordo sindacati-industria sul telelavoro

Primi frutti della concertazione voluta da Montezemolo: il telelavoro non è più un altro tipo di lavoro ma una delle modalità di svolgimento delle normali prestazioni
ROMA - Se non proprio euforia, c'è grande soddisfazione tra tutte le parti sociali quando a Roma nella sede di Confindustria viene firmato il primo accordo unitario con i sindacati confederali dell'Era Montezemolo. L'intesa riguarda il telelavoro, che d'ora in poi sarà a tutti gli effetti equiparato a una qualsiasi altra modalità di svolgimento dell'ordinaria prestazione lavorativa. I primi commenti riguardano però il clima di ritrovata concertazione che pare aver inaugurato una nuova fase nei rapporti sociali. «Questo è il primo accordo firmato dalla nuova presidenza - dice compiaciuto Alberto Bombassei, neo-vicepresidente di Confindustria e responsabile delle relazioni industriali - e speriamo sia di buon auspicio per il futuro. Il valore dell'intesa raggiunta è in linea con il clima di maggiore collaborazione con le parti che vogliamo perseguire. In questo senso, il fatto che ci siano ben 20 organizzazioni firmatarie, mi fa dire che qui non si parla neanche più di concertazione, ma di un vero e proprio coro unanime».
La conferma del nuovo clima cooperativo arriva anche da Paolo Pirani della Uil. «Pongo l'accento - spiega Pirani - sulla novità che ha portato, dopo un lungo lavoro di preparazione, alla firma di un accordo che rappresenta un vero e proprio salto di qualità nel sistema di relazioni industriali del nostro Paese. Oggi abbiamo sottoscritto un'intesa a cui partecipano tutte le parti sociali: questo non è solo un risultato, ma è anche un metodo di collaborazione che speriamo possa divenire un punto di riferimento per il futuro».
Gli fa eco Nicoletta Rocchi della Cgil. «Si tratta di una prima pietra importante - dice la Rocchi -, un accordo che rappresenta un piccolo passo innovativo verso una maggiore collaborazione tra le parti sociali».
Per quanto riguarda il merito dell'accordo, si prevede che il telelavoro non sia più una tipologia di rapporto di lavoro, ma nell'ambito del comune rapporto di lavoro subordinato, esso altro non sarà che una modalità alternativa di svolgimento della prestazione. «La novità di questa intesa - spiega Giorgio Usai, direttore strategico dell'area welfare e risorse umane della Confindustria - sta nel fatto che si tratta di un accordo europeo non giuridicamente vincolante. In sostanza, mentre prima, gli accordi, una volta conclusi, venivano trasformati in una direttiva Ue, e poi recepiti dalle legislazioni nazionali, questa nuova soluzione permette un'immediata attuazione dell'intesa nei singoli Stati, attraverso il solo raggiungimento di un accordo tra le parti sociali». L'Italia è il quinto Paese della Ue ad aver dato attuazione a questo tipo di accordi, anche se si tratta del primo in cui l'intesa è avvenuta in un quadro di cosX totale dialogo sociale. «Si tratta di un accordo di nuova generazione - aggiunge Giorgio Santini della Cisl - che si pone in linea con le tendenze europee, e che fa seriamente i conti con le nuove conoscenze informatiche, coniugando in modo efficace flessibilità e tutela dei diritti».

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