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In 4 anni, via dall'industria 78mila operai

Dati Istat sull'occupazione nelle grandi imprese: 15mila i posti persi nei primi tre mesi di quest'anno. Nel settore auto è "sparita" una "tuta blu" su quattro. Cnel: Dal 1991 al 2003, le retribuzioni nel settore privato sono aumentate in Italia del 5%. Meno che negli altri grandi Paesi europei
ROMA - Calano i lavoratori della grande industria che, in appena 4 anni, "perde" 78 mila operai. Ben 15 mila nei primi tre mesi di quest'anno. Ancora nel 2000, erano 496 mila le "tute blu" in Italia. Oggi, sono 418 mila. Un calo che rappresenta l'80% circa dei 100.000 posti di lavoro persi complessivamente nelle grandi imprese industriali dal 2000 al marzo del 2004. Unico settore in controtendenza, le costruzioni, dove gli operai sono aumentati dell'11%.
E' quanto emerge dai dati Istat sull'occupazione nelle grandi imprese. Secondo l'istituto, nel 2000 le "tute blu" occupate nella grande industria erano circa 496 mila. Già nel 2003, erano scese a 432.760 e a marzo 2004, a 418.000. Il totale dei dipendenti delle grandi industrie è sceso, negli stessi anni, da 855.000 a 755.000.
Ma il declino della grande industria non coincide con la scomparsa della classe operaia. A questa categoria, infatti, appartengono circa 7,5 milioni di addetti diffusi nei in tutti i settori economici (dal terziario ai servizi, Dalla piccola e media impresa all'artigianato).
Sul totale degli occupati (22 milioni), circa un terzo è costituito da operai. Insomma, Cipputi resiste, ma trasloca dalla catena di montaggio alla piccola impresa.
CRESCITA OCCUPAZIONE TRAINATA DA SERVIZI
Del resto, l'andamento dell'occupazione dal 2000 a oggi è stato positivo. Il tasso di occupazione è salito costantemente: a gennaio 2001 era del 54% e nello stesso periodo del 2004 è cresciuto fino al 55,8%. Tuttavia, la dinamica occupazionale mostra andamenti differenziati se guardiamo ai diversi settori economici. Nel gennaio 2001, gli addetti totali nell'industria erano 6.824.000, mentre a gennaio 2004 erano 6.969.000, vale a dire 145.000 in più. Nei servizi, invece, a fronte di 13.351.000 di occupati a gennaio 2001, se ne registrano 13.997.000 a gennaio 2004. Ben 646.000 in più. In questo settore si concentrano i due terzi del totale degli occupati italiani.
Ma, mentre nell'industria la crescita è attribuibile quasi totalmente all'edilizia, a fronte di una perdita generale di occupati negli altri settori, nei servizi si nota un andamento positivo per tutte i rami di attività. Crescono soprattutto gli addetti del commercio, alberghi e ristoranti (da circa 4,1 a 4,5 milioni), i servizi alle imprese (da circa 1,5 a 1,8 milioni). Variazione più contenuta, ma sempre di segno positivo per credito e assicurazioni (da 648 a 655 mila) e per pubblica amministrazione (da 1.838.000 a 1.871.000). Unico ramo che segna una perdita di occupati nei servizi è quello dei trasporti e delle comunicazioni. Qui gli addetti sono passati dagli oltre 1,2 milioni di gennaio 2001 ai circa 1.170.000 di gennaio 2004.
AUTO, PERSI QUASI 1.000 POSTI NEI PRIMI TRE MESI DEL 2004
Il settore industriale più colpito dalla crisi economica e occupazionale, in termini percentuali, è quello dell'elettronica e dell'ottica. Nelle grandi imprese del settore, infatti, gli operai sono scesi dai 57 mila del 2000 ai 43.500 di marzo 2004. Un calo di 13.500 unità che equivale al 24% del totale degli operai della categoria. In pratica, è "sparito" un operaio su quattro. In termini assoluti, invece, a guidare la classifica è il settore automobilistico e dei mezzi di trasporto in generale. Da gennaio 2000 a marzo 2004, gli addetti del settore con la qualifica di operaio sono passati da 107 mila a 85.172. I 21.830 posti in meno fanno segnare un calo del 21%, assegnando così al settore il secondo posto per perdite percentuali.
Pur rimanendo la categoria più numerosa della grande industria nazionale, gli operai delle fabbriche automobilistiche, sono diminuiti costantemente negli ultimi 4 anni. Nel 2001, erano 99.831 e nel 2002 90.843. Proprio fra il 2002 e il 2003 si è registrato il calo più vistoso: oltre 4.700 posti in meno. E nei primi tre mesi di quest'anno, si sono già persi 970 posti. A marzo, infatti, l'indice degli occupati (il valore calcolato mensilmente dall'Istat su una basse fissa) è precipitato al valore più basso degli ultimi 4 anni: 77,3 pari a 82.711 addetti.
ANCHE CHIMICA COINVOLTA IN CRISI INDUSTRIALI
Nella graduatoria dei settori che maggiormente hanno ridimensionato le maestranze operaie, al terzo posto troviamo la fabbricazione di prodotti chimici. Anche qui, da gennaio 2000 a marzo 2004, la perdita percentuale di operai è stata del 20%, di poco inferiore a quella registrata nel settore automobilistico. Nel 2000, infatti, lavoravano nel settore come operai 27 mila persone. A marzo 2004, invece, 21.670. Dunque, circa 5.350 addetti in meno. Anche in questo settore il calo più consistente si è avuto tra il 2002 e il 2003, quando gli operai sono passati da 24.051 a 22. 315.
Diminuzioni più contenute, ma spesso sopra la soglia del 10%, si sono registrate negli altri settori del manifatturiero. Gli operai delle industrie della carta, della stampa e dell'editoria sono passati dai 16 mila di gennaio 2000 ai 13.707 del 2004 (-14%). Quelli del tessile e dell'abbigliamento, dopo un lieve aumento registrato fra il 2000 e il 2001 (quando sono passati da 27 mila a 27.350) hanno iniziato a diminuire, fino ad arrivare ai 23.471 di marzo 2004, registrando in quattro anni un calo di 3.529 unità (-13%).
EDILIZIA UNICO SETTORE IN CRESCITA OCCUPAZIONALE
Nel settore gomma-plastica gli operai sono passati dai 19 mila del 2000 ai 16.708 di marzo 2004 (-12%); nella fabbricazione di apparecchi meccanici da 70 mila a 62.510 (-11%); nella lavorazione del coke, petrolio e nelle raffinerie da 4 mila a 3.652 (-10%); nella metallurgia da 51 mila a 47.124 (-8%); nelle industrie alimentari e del tabacco da 35 mila a 32.410 (-7%).
In controtendenza, invece, il settore delle costruzioni. Se nel 2000 gli operai delle grandi imprese di costruzioni erano 6 mila, già nel 2001 erano diventati 6.650 (+10%). L'aumento di occupazione nel settore è proseguito negli anni seguenti. Nel 2002 gli edili con mansioni operaie erano 6.822, nel 2003, 7.410 (+12,4% rispetto al 2000). Nei primi tre mesi di quest'anno, invece, gli operai erano 6.834, in lieve diminuzione rispetto al 2003, ma comunque in eccedenza rispetto al 2000. L'aumento nei quattro anni degli operai nell'edilizia è stato pari all'11,3%.
MAGGIOR NUMERO OPERAI CONCENTRATO AL NORD-OVEST
A livello territoriale l'area dove si registra il maggior numero di operai, sia nella grande che nella piccola e media industria, è il Nordovest (2,2 milioni), seguita dal Sud e Isole (2,1), dal Nordest (1,7) e dal Centro (1,4). Sono dati del Cnel che ci dicono anche che, a livello regionale, la dinamica di questi quattro anni ha visto aumenti del numero di operai per 14 regioni su 20. La Lombardia è la regione dove si è registrato dal 2000 al 2003 un aumento "record" di 67 mila "tute blu", passate da 1,349 milioni a 1,416 milioni. La seconda regione in classifica è la Campania dove gli operai sono cresciuti di 41 mila unità in quattro anni, passando da 510 mila a 551 mila.
Aumenti consistenti anche in Lazio (+ 38 mila, da 525 mila a 563 mila) e in Sicilia, dove gli operai sono passati dai 399 mila del 2000 ai 430 mila del 2003 (+31 mila). Seguono la Calabria (+13 mila, da 195 a 208 mila), le Marche (+12 mila, da 221 a 232 mila), il Trentino Alto Adige (+11 mila, da 137 a 148 mila), il Veneto (+7 mila, da 769 a 776 mila), in Friuli Venezia Giulia (+6 mila, da 174 a 180 mila). Aumenti di 5 mila operai in 4 anni in Toscana (da 505 a 510 mila), in Umbria (da 119 a 123) e in Emilia Romagna (da 615 a 620 mila). Chiudono la graduatoria delle regioni in cui sono aumentate le "tute blu", la Liguria dove gli operai, che nel 2000 erano 187 mila, erano diventati 190 mila nel 2003 (+ 3 mila) e la Valle d'Aosta (da 17 mila a 19 mila).
PIEMONTE PERDE 20MILA "TUTE BLU" DAL 2000
Invece, una massiccia diminuzione della classe operaia ha interessato il Piemonte, regione sede del polo automobilistico italiano. Qui le "tute blu" sono passate da 632 mila del 2000 a 612 mila del 2003. Ben 20 mila addetti in meno nella categoria. Calano gli operai anche in Abruzzo (-4 mila, da 170 mila a 166 mila), regione che si trova in prima linea nella crisi del polo elettronico. Diminuzione anche in Basilicata (-2 mila, da 76 a 74 mila) e in Sardegna (-2 mila, da 191 a 189 mila), area interessata soprattutto dalla crisi del polo chimico.
Stazionario, invece, il numero di lavoratori con mansioni operaie in Molise (37 mila) e in Puglia (465 mila).
ACCORNERO, CAMBIA DIMENSIONE IMPRESA MA CLASSE OPERAIA RESISTE
«La diminuzione degli operai registrata dall'Istat è un fenomeno spiegabile con una nuova struttura organizzativa delle grandi imprese, che tendono sempre più a suddividersi in piccole aziende». Aris Accornero, docente di Sociologia industriale all'Università di Roma La Sapienza, commenta i dati dell'Istat. «La classe operaia -aggiunge- non solo non è sparita, ma spesso è rimasta dov'era, ossia nello stesso luogo di lavoro e addetta alla stessa produzione». Quello che è cambiato «è la dimensione dell'azienda» spiega Accornero.
Il fenomeno del ridimensionamento industriale viene da lontano.
«E' dal censimento del 1981 -ricorda Accornero- che si assiste a un calo della dimensione media d'impresa. Allo stesso tempo, negli anni che vanno dal 1981 al 2001, le imprese di servizi sono cresciute di numero e dimensioni, mentre l'industria ha perso addetti». Per il sociologo «solo una piccola percentuale dei 78 mila registrati dall'Istat è stata veramente espulsa dal mercato del lavoro. In questi ultimi anni abbiamo avuto casi sporadici di licenziamenti collettivi che, comunque, non superavano le 300-400 unità. E in questo caso sono intervenuti gli ammortizzatori sociali».

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