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Aumenterà la produzione del petrolio, prezzi in calo

Dopo l'annuncio da parte dell'Opec, le compagnie petrolifere iniziano a ribassare il costo della benzina, che negli ultimi mesi è rincarata nella misura del 15 per cento. E si attendono altri segnali di "buona volontà" dai petrolieri
ROMA - Cala il greggio, in scia alla decisione Opec di aumentare da luglio la produzione giornaliera, e arrivano anche i primi ribassi della benzina. Oggi Agip e Ip hanno annunciato una diminuzione che per la prima è di 0,005 euro al litro per la benzina senza piombo e gasolio auto e di 0,004 euro al litro per il bludiesel. Ip ha invece ridotto di 0,004 euro al litro il prezzo della benzina senza piombo, della benzina plus 98 e del gasolio auto.
Il refrigerio per i consumatori, afflitti da un caro-benzina che nell'anno ha galoppato (+15% circa in dodici mesi), potrebbe inoltre proseguire nei prossimi giorni se saranno confermate le previsioni degli analisti che, nella maggior parte, prevedono ulteriori ribassi dell'oro nero.
«I prezzi scenderanno nel tempo», ha detto il Segretario al Tesoro Usa John Snow, sottolineando che «l'azione del'Opec è stata utile» e spiegando che si attende appunto «un calo dei prezzi energetici nel tempo».
I prezzi della benzina hanno corso a livelli record anche negli Usa, spinti dai timori sulle scorte nazionali ai minimi proprio in vista dell'avvio della stagione vacanziera che vede riversarsi sulle strade milioni di americani. Ma i prezzi alla pompa della benzina negli Usa (l'equivalente di 0,44 euro al litro) rimangono comunque ben al di sotto di quelli della maggior parte dei Paesi europei, su cui pesa un carico fiscale non indifferente e che Gran Bretagna e Italia proprio nei giorni scorsi hanno detto di voler ridurre. Le quotazioni dell'oro nero sono calate nelle ultime tre sedute del 10% circa rispetto al record storico raggiunto martedì scorso al mercato di New York dai contratti futures sul "light crude" di 42,45 dollari a barile.
L'annuncio dell'Opec di voler aumentare di 2 milioni di barili al giorno la produzione giornaliera (+8,5%) è forse sembrata insufficiente rispetto all'aumento nell'ordine dell'11% atteso da molti operatori, ma viene comunque perso come un segnale di buona volontà per raffreddare i prezzi e «pesa psicologicamente sul mercato», osserva Tom Bentz, analista del settore energia di BNP Paribas a New York. Se ce ne sarà bisogno, i signori del petrolio si sono anche detti pronti ad aprire i rubinetti di altri 500.000 barili giornalieri a partire da agosto.
Gli addetti ai lavori sono dell'avviso che entro l'anno l'Opec dovrà decidere un ulteriore aumento di quote, per almeno un milione di barili al giorno, per far fronte all'aumento della domanda mondiale, dove spicca la richiesta delle emergenti economie asiatiche, Cina in testa.
E se nell'immediato lo scenario dei prezzi è in raffreddamento, restano però incombenti, sottolineano gli esperti, i principali motivi che lanciano in alto le quotazioni, ovvero l'incandescente situazione mediorientale e la minaccia di un terrorismo che mira alle strutture petrolifere di Arabia Saudita e Iraq per compromettere la stabilità dei rifornimenti dei due grandi produttori.

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