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Lunedì 23 Ottobre 2017 | 10:02

Dalla Cina rilancio per l'acciaio italiano

Riaperte le porte per l'esportazione del carbon coke, combustibile delle industrie. Accordo a Roma fra i due premier • Da quasi due anni l'Ilva di Taranto funziona a ritmo ridotto
ROMA - La Cina apre all'Italia sul fronte dell'acciaio. E lo fa con un solenne impegno preso dal primo ministro Wen Jiabao davanti al premier Silvio Berlusconi e a una platea gremita da imprenditori italiani. «Garantiremo alle acciaierie italiane un'offerta di coke a prezzi di mercato». Un annuncio che arriva dopo l'accordo del marzo scorso, col quale il governo di Pechino si era impegnato ad aumentare la quota di coke verso il nostro Paese. E sempre oggi a Roma l'industriale siderurgico Emilio Riva ha firmato con la delegazione cinese un precontratto per l'acquisto di coke. «Il contratto firmato oggi - ha dichiarato Emilio Riva - consentirà di fornire quantità di coke sufficienti a garantire la prosecuzione dell'attività degli impianti fino alla messa in funzione delle cokerie di Taranto oggi ferme». «La firma di questo contratto - ha proseguito il proprietario del maggior gruppo siderurgico italiano - costituisce il primo tangibile risultato delle iniziative che il Governo Italiano ha intrapreso a difesa di un settore strategico per l'intera industria italiana quale quello siderurgico».
Il settore della siderurgia italiana - che negli ultimi mesi ha vissuto grandi momenti di crisi proprio per la mancanza di coke e per gli elevati prezzi delle materie prime - può tirare un sospiro di sollievo. Così - ha spiegato il viceministro delle Attività produttive, Adolfo Urso - sul fronte dell'acciaio «saremo a posto anche nel 2005». Una buona notizia per un settore che ultimamente ha fatto registrare una contrazione sia della produzione sia dell'occupazione.
L'annuncio di Wen è arrivato alla fine del suo intervento al seminario per la promozione degli investimenti Italia-Cina organizzato da Confindustria, Ice e Sviluppo Italia. Il primo ministro cinese - dopo aver invitato gli imprenditori italiani a investire di più in Cina - ha voluto dare un forte segnale di buona volontà e anche di amicizia nei confronti dell'Italia; ben consapevole della crisi che recentemente ha colpito la siderurgia nel nostro Paese, da Cornegliano a Taranto. E questo soprattutto dopo la drastica riduzione delle esportazioni di coke (tagliate del 70%) decisa dal governo di Pechino, nonostante i contratti già firmati fino al 2004. Una riduzione che la Cina ha motivato con i dazi dell'Unione europea e col cresciuto fabbisogno interno.
«Si tratta di un impegno di grande significato - ha commentato Urso - fatto in modo plateale, che va ben oltre l'accordo siglato a marzo». Accordo raggiunto proprio quando Urso andò a Pechino e strappò l'impegno del governo cinese a sbloccare le esportazioni di carbon coke e ad aumentare la quota destinata all'Italia. «Si è sbloccata una crisi importante», ha commentato il presidente di Confindustria, Antonio D'Amato, che ha parlato di «apertura significativa del presidente cinese, a compimento di un lungo percorso di buoni rapporti tra Italia e Cina».
Con una produzione totale di 26,3 milioni di tonnellate l'anno, di cui il 50% destinato all'export, l'Italia è al secondo posto tra i produttori di acciaio dell'Unione europea (preceduta solo dalla Germania) e al decimo posto della classifica mondiale, che vede la Cina detenere il primato con circa 182 milioni di tonnellate su un totale di 902 milioni di tonnellate prodotte nel 2002 in tutto il pianeta. Il maggior produttore italiano e il Gruppo Riva, con 15 milioni di tonnellate nel 2002 si colloca al non posto tra i gruppi mondiali.

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