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Mercoledì 20 Settembre 2017 | 11:30

Xylella, un altro piano per evitare le sanzioni Ue

Xylella, un altro piano per evitare le sanzioni Ue
di Marco Mangano

BARI - Xylella Fastidiosa, per il varo del quarto piano firmato dal commissario delegato per l’emergenza, Giuseppe Nicola Silletti, è solo questione di ore. Tre elementi lo impongono: la necessità di evitare la procedura d’infrazione comunitaria (le pesanti eurosanzioni), il nuovo quadro determinato dai rallentamenti agli sradicamenti (per ricorsi al Tar e dintorni) e il decreto del ministro delle Politiche agricole, Maurizio Martina, che eleva a 261 euro l’indennizzo liquidato direttamente da Silletti per ogni pianta abbattuta «volontariamente».

«La Puglia ha un patrimonio di 60 milioni di ulivi e i 3mila sradicamenti - afferma Silletti - non rappresentano che una percentuale minima di questo oceano. Se si tralascia questo dato, se non si dà il giusto rilievo alle proporzioni, il quadro complessivo perde chiarezza e sfuma in un indefinito dibattito a favore o contro».

Il generale della Forestale, originario di Santeramo, nel Barese, fa puntualizzazioni anche sul fattore tempo e sulle competenze: «La gestione dell’emergenza fitosanitaria, come ogni emergenza, rende necessaria la rapidità d'azione - sottolinea - laddove invece ritardi, ostacoli e impugnazioni non fanno che dilatare i tempi portando a conseguenze nefaste. La verità è che gli scienziati di tutto il mondo dichiarano di essere impotenti di fronte al batterio killer, né si può sperare nei miracoli. Se non si adotta tempestivamente il tradizionale accorgimento di eliminare le piante infette per isolare il batterio - sostiene - la Puglia, e forse tutta l'Italia, subiranno un danno epocale. Bisogna dirlo chiaramente: questo temporeggiare può determinare la scomparsa di un intero settore agricolo che, finora, ha visto i coltivatori pugliesi primeggiare nel mondo».

«Quanto alle competenza - ricorda Silletti - a febbraio scadrà lo stato di emergenza (e il suo incarico, ndr). Le competenze torneranno alle amministrazioni ordinariamente competenti che, senza il supporto della struttura commissariale, dovranno - dice - continuare la lotta attiva al batterio patogeno, sempre sotto l'attento monitoraggio della Commissione europea».

Ma s’impone un ripristino dell’ordine. Negli ultimi giorni è stata fatta un po’ di confusione: non è stata avviata alcuna procedura d’infrazione da parte dell’Ue contro l’Italia per «quanto non sarebbe stato fatto sul fronte dello sradicamento degli ulivi nel Salento». «L’Europa ha solo messo in mora il nostro Paese. Ciò - spiega l’ex ministro delle Politiche agricole, coordinatore del Gruppo Socialisti della commissione Agricoltura del Parlamento europeo, il brindisino Paolo De Castro - non implica in alcun modo che la procedura d’infrazione debba senz’altro essere avviata. L’Italia ha, dalla messa in mora, 60 giorni per motivare i ritardi negli sradicamenti degli ulivi salentini colpiti dalla batteriosi».

I ricorsi al Tar e le proposte di sfidare la batteriosi a colpi di metodiche diverse da quelle volute dall’Ue minano il rispetto della tabella di marcia del terzo piano Silletti. «Siamo di fronte a un caso delicato, dove ritengo che il tema della coesione istituzionale nell’azione di contrasto sia cruciale. A volte non abbiamo avuto segnali utili, soprattutto sul versante territoriale», afferma il ministro Martina. «Non penso - aggiunge - che funzioni il gioco dello scaricabarile delle responsabilità. Sarebbe facile anche per noi, ma non sono fatto così. Bisogna mettersi tutti a lavorare bene su questo fronte, sapendo che è un fronte delicato e che non ci sono ricette magiche. Quelli che prospettano soluzioni semplici non fanno il bene dell’olivicultura e dell’agricoltura pugliese in particolare».

Ma le misure volute dall’Europa e recepite dall’Italia con il piano Silletti suscitano non poche perplessità. «Non esiste la prova che lo sradicamento possa sconfiggere la patologia», afferma Gianluigi Cesari, agroecologo di Bari che aggiunge: «Sono convinto che si possa convivere con il batterio e che non abbia senso sradicare in presenza di una patologia diffusa». L’esperto conclude con un passaggio sul metodo dell’acqua calda: «È valido come trattamento preventivo della Xylella ».

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