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Sabato 23 Settembre 2017 | 11:23

Xylella, l'Ue mette l'Italia sotto processo per tagli lenti

Xylella, l'Ue mette l'Italia sotto processo per tagli lenti
MASSIMILIANO SCAGLIARINI
BARI - I ritardi nelle eradicazioni di ulivi infetti da xylella mettono a rischio la tenuta del sistema agricolo comunitario. La decisione tanto temuta è arrivata alla vigilia dell’Immacolata. Il Collegio dei commissari europei ha aperto una procedura di infrazione nei confronti dell’Italia per non essersi conformata alla decisione di esecuzione 2014/497 della Commissione europea, a sua volta basata sulle indicazioni del Comitato fitosanitario permanente di Bruxelles, e ai vari provvedimenti successivi emessi negli ultimi 18 mesi.La lettera di apertura del procedimento è stata recapitata lunedì alla Rappresentanza permanente italiana presso l’Unione europea, che a sua volta l’ha trasmessa a Roma. La Puglia, va detto, non è direttamente parte in causa del procedimento, perché in via formale l’inadempienza è dello Stato. E anche perché l’istruttoria compiuta dai Servizi della Commissione si basa in maniera preponderante sulle varie decisioni emesse dai Tar che hanno sospeso il piano del commissario Giuseppe Silletti almeno nella parte in cui prevede il taglio di tutte le piante nel raggio di 100 metri dagli ulivi infetti. Le ordinanze dei giudici - è il ragionamento fatto a Bruxelles - dimostrano che l’Italia non completerà mai gli adempimenti richiesti.

Ora l’Italia ha due mesi di tempo per rispondere alla lettera di contestazione. Se le controdeduzioni non saranno considerate soddisfacenti, la Commissione potrà proporre ricorso alla Corte di giustizia per ottenere l’irrogazione di sanzioni. E il problema di tutta questa storia, infatti, sono proprio le sanzioni: perché l’Europa potrebbe spingersi fino all’embargo di tutte le produzioni vivaistiche italiane, non solo di quelle del Salento o dell’intera Puglia. Questo perché - per riprendere un ragionamento di parte francese, all’epoca in cui si decisero le misure di contenimento - non si può escludere ad esempio che le barbatelle di origine pugliese, potenzialmente infette, siano già state utilizzate nel resto d’Italia.

Ieri sera fonti vicine alla presidenza del Consiglio facevano notare che la decisione europea è arrivata come un fulmine a ciel sereno. Normalmente, spiegano, la rappresentanza italiana viene avvisata dell’imminente apertura di una procedura di infrazione. Nel Collegio dei commissari europei l’Italia è rappresentata da Federica Mogherini, ma a quanto pare la vicepresidente non ne era al corrente: il fascicolo sulla xylella è stato gestito dal greco Vytenis Andriukaitis (che si occupa di sicurezza alimentare) e in parte dall’inglese Phil Hogan (agricoltura). Il capo di gabinetto della Mogherini, Stefano Manservisi, ha informato la Regione a cose fatte, dichiarandosi disponibile a trasmettere a Bruxelles ogni elemento che la Puglia riterrà utile.

Nell’istruttoria, a quanto sembra preceduta da una serie di lettere di richiesta di chiarimenti che i Servizi della Commissione avrebbero inviato al ministero dell’Agricoltura, sarebbero entrati oltre alle sentenze del Tar anche una serie di atti «politici». Ma allo stesso tempo, Bruxelles ha osservato che il primo piano Silletti è rimasto sostanzialmente lettera morta e il secondo, quello attuale, non procede con la celerità necessaria.

La partita si gioca ora su due fronti. Su quello tecnico il problema sono le sanzioni che Bruxelles potrà adottare nei confronti dell’Italia (anche d’urgenza), sanzioni che potrebbero provocare il blocco delle esportazioni dell’intero comparto. Ma c’è poi il fronte politico, perché ora l’Italia potrà far valere sul tavolo europeo i crescenti dubbi rispetto ad un approccio che si basa sulle eradicazioni. Un dubbio che ha colto da tempo anche il governatore della Puglia, Michele Emiliano. In questa storia però la Regione si trova tra l’incudine e il martello, costretta da un lato a dare esecuzione al piano Silletti e dall’altro a difendere gli agricoltori ed i proprietari dei fondi. La procedura di infrazione potrebbe, paradossalmente, essere l’occasione giusta per uscire da questa strettoia. 

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