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Martedì 26 Settembre 2017 | 20:21

Una «cura» contro la Xylella ma c'è cautela tra i ricercatori Tar rinvia udienza ricorso abbattimenti Ministro: nessuna procedura infrazione

Una «cura» contro la Xylella ma c'è cautela tra i ricercatori Tar rinvia udienza ricorso abbattimenti Ministro: nessuna procedura infrazione
Le buone pratiche agricole possono salvare gli ulivi del Salento aggrediti dalla Xylella fastidiosa? I tecnici sono cauti ma gli agricoltori sono fiduciosi, tanto da sottoporre all’attenzione del mondo della ricerca ed istituzionale i risultati acquisiti dopo un anno di «cure» speciali. I riflettori si sono accesi ieri su un uliveto in agro di Alezio, dell’azienda «Coppola ». Quattrocento ullivi dati per spacciati a causa dei disseccamenti (tra cui una sessantina di piante secolari), sono ora ricoperti da una livrea di foglie sane, di colore verdeargento.

Gli interventi, illustrati dall’agronomo Gabriella Puzzovio, sono stati di tipo meccanico (potature e arature frequenti) e di tipo fitosanitario (zolfo, rame, piretro). La delegazione composta dal professore emerito Giovanni Martelli, dell’Università di Bari e da Donato Boscia del Cnr e da Joseph Bovè, dell’Università di Bordeaux, ha però frenato l’entusiasmo dell’imprenditore Giuseppe Coppola, che ha commissionato la cura. «È troppo presto per poter parlare di risultato positivo», ha ribadito Martelli.
«Tra mesi sulla nuova vegetazione potrebbero rispuntare i disseccamenti. Bisogna osservare attentamente l’evoluzione». Mentre Bovè, tra i maggiori conoscitori al mondo degli attacchi di xylella sugli agrumi, ha spiegato come in Brasile, prima di arrivare a bonificare 200mila ettari di aranceti, ci siano voluti ben 10 anni di ricerche e sperimentazioni. Al di là dell’esito effettivo della «cura», l’importanza delle buone pratiche agronomiche negli uliveti per contenere la diffusione del batterio ha trovato però tutti d’accordo. Cure che hanno tuttavia un costo notevole. «Per ogni pianta sono stati spesi circa 95 euro», ha ribadito Coppola.
«Un costo che se è vero che può accendere un barlume di speranza - ha detto il presidente di Coldiretti Lecce, Giuse ppe Brillante, anche lui presente durante il sopralluogo - è anche vero che non può essere accollato esclusivamente agli olivicoltori. Le buone pratiche nella zona infetta devono essere sostenute dalle istituzioni, e questo può essere un primo passo del laboratorio a cielo aperto».

Continua intanto l’attività di consegna delle notifiche degli alberi da eradicare nelle province di Lecce e Brindisi. Ieri a Trepuzzi hanno ricevuto l’avviso una cinquantina di olivicoltori che dovranno decidere se procedere da soli all’eradicazio - ne degli alberi infetti (l’incentivo è sino a 146 euro). In caso di rifiuto, interverrà l’Arif ed i proprietari rischiano anche una multa che oscilla da 500 a 3mila euro. Sui provvedimenti del nuovo piano Silletti interviene l’eurodeputato del Movimento 5 Stelle, Rosa D’Amato. «Gli indennizzi per le eradicazioni degli ulivi - avverte - non devono trasformarsi in raggiri o peggio in estorsioni. Diversi agricoltori lamentano che le compensazioni, previste dal piano Silletti, starebbero avvenendo in modo poco chiaro e poco trasparente, sia per quanto riguarda le notifiche, sia per quanto riguarda le informazioni sulle stesse modalità di indennizzo. Ai proprietari non viene fornita nessuna analisi né prova del ritrovamento del batterio sulle loro piante. Il ministero, la Regione e in generale tutti gli enti coinvolti facciano chiarezza immediatamente».

Per il consigliere regionale pentastellato Cristian Casili, «L’Europa “matrigna” è la principale responsabile degli scambi di materiale vegetale proveniente da zone infette come il Costarica che successivamente hanno inondato tutto il territorio europeo. La Regione - dice - assuma scelte coraggiose». Intanto un movimento definito «I cittadini pugliesi» terranno da oggi un presidio davanti la Regione, sul lungomare Nazario Sauro, per chiedere al governatore Emiliano l’immediato blocco del nuovo piano Silletti. Sotto accusa le eradicazioni ed il fatto che assieme alle notifiche non vengano consegnate ai proprietari degli ulivi da abbattere le analisi che dimostrino la presenza di xylella.

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