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Giovedì 21 Settembre 2017 | 10:55

La Xylella è in Corsica Ora la Francia ha paura

La Xylella è in Corsica Ora la Francia ha paura
di Tonio Tondo

LECCE - Xylella fastidiosa travalica mari e montagne e s’insedia nella Corsica meridionale, a Propriano, una deliziosa e importante cittadina turistica tra ulivi, piante ornamentali e macchia mediterranea. Una terra ricca di alberghi e spiagge come la nostra Gallipoli. La notizia della presenza del batterio su una pianta Poligala myrtifolia, specie ospite già censita nel Salento nel 2014, è stata data dall’Anses, l’agenzia nazionale francese per la sicurezza sanitaria, per l’alimentazione e l’ambiente e pubblicata da Le Monde. «In Francia sono spaventati», dice un collega del quotidiano francese. Per tutta la giornata i media francesi e le autorità amministrative hanno tempestato di telefonate i ricercatori pugliesi, in particolare Donato Boscia, responsabile del Cnr di Bari e punto di riferimento scientifico nella guerra al batterio.Richieste di chiarimento e di informazioni tecniche sulle prime misure da adottare giungono non solo dalla Corsica, isola con una splendida biodiversità a rischio di contagio, ma dalle stesse autorità transalpine allarmate e disorientate. Il terrore è che il batterio possa aggredire decine di varietà delle specie suscettibili, circa 300, molte delle quali identificate proprio dagli scienziati pugliesi e presenti nell’area. Tra queste, l’ulivo in primo luogo, poi l’acacia, l’oleandro, gli agrumi e molte varietà spontanee presenti nella ricca macchia dell’isola.

Ma ci sono anche reazioni emotive infondate. C’è chi teme danni alla salute umana. «Sono impazziti», osserva il collega parigino. Sconvolti, l’altra parola ricorrente. La pianta con ampi ed «eccezionali» sintomi di disseccamento è in un gruppo di arbusti all’ingresso di un supermercato. I tecnici dell’Anses stanno continuando gli approfondimenti scientifici per stabilire anche il ceppo del batterio. E questo è un passaggio importante anche per noi pugliesi. Se il ceppo dovesse essere identico a quello trovato e censito nel Salento, la Xylella fastidiosa sottospecie pauca, con una sua inconfondibile particolarità molecolare, si rafforzerebbe il sospetto sull’origine salentina del batterio giunto in Corsica. La conseguenza sarebbe un ulteriore e inappellabile inasprimento delle misure di contenimento già decise dall’Unione europea e dal governo italiano. Dobbiamo essere cauti, sostiene Boscia. Aspettiamo il responso delle ulteriori analisi. Ma le autorità francesi sembrano aver dato già una risposta. Dice il prefetto della zona Sud della Corsica, Christophe Mirmand: ci troviamo di fronte a quello che temevamo fin dall’inizio (cioè dall’ottobre 2013, quando per la prima volta è stata data la notizia della presenza di Xylella nel Salento, ndr); adesso dobbiamo agire il più presto possibile. La notizia è di ieri e già nella stessa giornata si è riunito il consiglio regionale di orientamento della politica e della salute. Il prefetto ha chiesto lo sradicamento della pianta, la disinfestazione della zona e un’indagine epidemiologica. Il prelievo di materiale vegetale era avvenuto il 20 luglio.

È una cattiva notizia, sul fronte della lotta a Xylella. Per la Corsica e per l’Italia. L’isola si sentiva minacciata dalla sua vicinanza alle coste italiane e adesso si sentirà ancor più sotto pressione. Per questo le associazioni dei produttori e gli amministratori del Sud e del Nord avevano invitato per tre volte ai loro convegni Enzo Manni, presidente della cooperativa delle Acli di Racale, zona tra le più falcidiate dall’infezione. Una delegazione è venuta nel Salento per rendersi conto della situazione ed evitare così di restare impreparati di fronte al flagello. A Gallipoli a giugno è venuto anche l’europarlamentare dei Verdi José Bové. Tre giorni fa il commissario Ue alla salute alimentare e dell’ambiente, Vytenis Andriukaitis, aveva spronato la Puglia ad adottare tutte le misure necessarie per bloccare il batterio. Ha voluto rendersi conto direttamente della situazione sempre più compromessa.

L’allarme della Corsica non solo allarga l’emergenza ma rende più fragile la posizione della Puglia.

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