Martedì 19 Giugno 2018 | 00:49

Ilva, iniziato e subito rinviato il maxiprocesso a Taranto Pm: a noi la lotta ai reati

Ilva, iniziato e subito rinviato il maxiprocesso a Taranto Pm: a noi la lotta ai reati
di MIMMO MAZZA

TARANTO
– All’ex assessore regionale e attuale parlamentare di Sel Nicola Fratoianni, imputato per favoreggiamento, il decreto che dispone il giudizio è stato notificato soltanto lo scorso 30 settembre dalla Guardia di Finanza e così, alla luce degli almeno 20 giorni prima tra la notifica e l’avvio del processo dettati dal codice di procedura penale, il vero avvio del processo «Ambiente svenduto» sull’inquinamento provocato dall’Ilva, slitta al 1° dicembre.

Rinvio annunciato e per alcuni versi salutare. L’aula «Alessandrini» del Palazzo di Giustizia è troppo piccola (e anche non impiantisticamente dotata, non essendoci più le luci e i microfoni che la trasmissione «Un giorno in Pretura» assicurò per il processo Scazzi) per contenere 47 imputati, oltre cento avvocati, un migliaio di parti civili, una quarantina tra giornalisti fotografi e operatori e il pubblico prevedibile in occasione delle udienze-clou. Così, la prossima volta, con le notifiche regolari, l’aula magna dell’ex scuola addestramento reclute dell’Aeronautica militare farà da adeguato palcoscenico ad un dibattimento destinato a scrivere (o a riscrivere, a seconda dei punti di osservazione) la gestione privata (1995-2013) della più grande acciaieria d’Europa.

Certo, Fratoianni con la sua presenza in aula avrebbe potuto sanare il difetto di notifica, ma il suo legale, prima nei giorni scorsi fuori udienza e ieri direttamente al microfono, ha invece tenuto a far rilevare l’irregolarità, rendendo l’appuntamento di ieri utile unicamente per capire quanto dura l’appello di tutte le parti (61 minuti, con una lettura anche molto spedita) e consentire a chi parte non lo è ancora - come duecento residenti al rione Tamburi, due associazioni di consumatori e l’Asl di Taranto - di depositare richiesta di costituzione.

«Abbiamo ritenuto - spiega il direttore generale dell’Asl Stefano Rossi alla Gazzetta - di affidare un mandato all’avvocato Stefano De Francesco perché, al di là di quello che sarà l’esito del processo, è opportuno che l’Asl capisca cosa è successo in questi anni a Taranto, portando anche il suo contributo tramite i dati raccolti dal dipartimento di prevenzione. Si tratta di un processo che riguarda la salute dei tarantini, l’Asl non poteva non esserci e, voglio sottolinearlo, senza badare al risarcimento che eventualmente sarà stabilito».

La riapertura del fronte parti civili sarà al centro della prossima udienza perché, oltre alle nuove richieste, ieri Legambiente tramite gli avvocati Eligio Curci e Ludovica Coda, e a seguire con l’annuncio fatto dai ministeri dell’Ambiente e della Salute con l’avvocato dello Stato Antonio Tarentini e la Regione Puglia con l’avvocato Salvatore D’Aluiso, intendono chiamare nuovamente in causa le tre società (Ilva, Riva Fire e Riva Forni Elettrici) imputate ai sensi della legge 231 che disciplina la responsabilità amministrativa delle imprese. In sede di udienza preliminare era stata presentata da più parti richiesta di costituzione di parte civile contro le tre società ma il giudice Vilma Gilli l’aveva rigettata, uniformandosi alla giurisprudenza che ritiene inammissibile la richiesta di costituzione di parte civile perché nella legge 231/2001 tale evenienza non è proprio prevista, e non per distrazione o per dimenticanza, ma per scelta. Silenzio, però, letto in maniera diversa dalle parti in causa che richiamano un pronunciamento della Corte di Giustizia Europea del 9 febbraio 2011 secondo la quale la legge 231 del 2001 non impedisce alla vittima di un reato di chiedere il risarcimento dei danni direttamente causati da tale reato, nell’ambito del processo penale, alla persona giuridica autrice di un illecito amministrativo.

Una battaglia non irrilevante perché ballano miliardi di euro, gli oltre 30 chiesti da tutte le parti civili sia alle persone fisiche che alle società in giudizio. Il 1° dicembre sarà la Corte d’Assise (presidente Michele Petrangelo, giudice a latere Fulvia Misserini e sei giudici popolari) a dover entrare nel merito, esaminando sia le nuove richieste delle parti civili che la prevedibile opposizione delle difese degli imputati. La Corte d’Assise dovrà anche valutare la richiesta di patteggiamento che gli avvocati dell’Ilva Angelo Loreto e Filippo Sgubbi riproporranno dopo che in udienza preliminare la Procura negò il consenso, mettendo il giudice Gilli nelle condizioni di passare oltre.

Nel collegio difensivo va segnalata la formalizzazione della nomina del professor Franco Coppi a legale di Fabio Riva, l’unico imputato ad essere detenuto. Coppi ha già assistito la famiglia Riva in occasione del maxi-sequestro da oltre 8 miliardi di euro disposto dal giudice Patrizia Todisco nel 2013, curando gli interessi di Riva Fire e ottenendo il 20 dicembre dello stesso anno l’annullamento senza rinvio da parte della Corte di Cassazione.

nella foto di Massimo Todaro le fasi iniziali del processo

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