Martedì 19 Giugno 2018 | 00:50

Ilva, martedì maxiprocesso forse rinvio per una notifica

Ilva, martedì maxiprocesso forse rinvio per una notifica
(di Paolo Melchiorre)

TARANTO – Ha tutte le caratteristiche per diventare il più grande maxi-processo italiano in tema ambientale: almeno sei anni di indagini, 47 imputati, un migliaio di parti civili, più di 100 avvocati e soprattutto un’intera città e alcuni paesi limitrofi che aspettano di sapere se chi ha inquinato per decenni il territorio ionico sarà condannato insieme a chi avrebbe fatto poco o nulla per evitarlo, dai dirigenti d’azienda a politici e amministratori. Lo stabilimento siderurgico Ilva di Taranto, il più grande d’Europa, da martedì 20 ottobre tornerà alla ribalta per le sue vicende giudiziarie, mentre la produzione della fabbrica continua a stentare e i lavori Aia di adeguamento degli impianti alle norme di tutela ambientale non procedono certo speditamente.

Prima udienza comunque a rischio per un difetto di notifica ad un imputato che, se non dovesse essere superato, potrebbe portare ad uno slittamento del processo. Sembra lontanissimo quel 26 luglio 2012 in cui scattarono i primi provvedimenti cautelari della magistratura tarantina, con il sequestro dell’area a caldo e l’arresto di una parte dei vertici aziendali, a cominciare da esponenti della famiglia Riva, proprietaria della fabbrica.

Martedì in 47 (44 persone fisiche e tre società, vale a dire Ilva spa, Riva Fire, la holding del gruppo, e Riva Forni Elettrici) saranno alla sbarra, dopo il rinvio a giudizio disposto il 23 luglio scorso dal gup del tribunale di Taranto Vilma Gilli al termine dell’udienza preliminare.

Dall’associazione per delinquere finalizzata a vari reati, tra i quali il disastro ambientale, all’avvelenamento di acque e sostanze alimentari (motivo per cui il processo si celebra dinanzi alla Corte di Assise di Taranto presieduta da Michele Petrangelo, a latere Fulvia Misserini più i sei giudici popolari), al getto pericoloso di cose, all’omissione di cautele sui luoghi di lavoro che avrebbero causato, tra gli altri, due 'morti bianchè: questi i principali reati contestati dalla Procura della Repubblica di Taranto, che ha depositato alla Corte una lista per l’audizione di 179 testimoni e la citazione di 31 imputati in procedimento connesso.

Della famiglia Riva saranno processati Nicola e Fabio, quest’ultimo unico detenuto. Non ci sarà il capostipite Emilio, deceduto il 29 aprile 2014. Tra i politici sotto processo ci sono l’ex presidente della Regione Puglia Nichi Vendola, imputato di concussione aggravata in concorso, il deputato di Sel Nicola Fratoianni e un consigliere regionale Pd, Donato Pentassuglia, entrambi accusati di favoreggiamento personale, il sindaco di Taranto Ippazio Stefano (abuso d’ufficio), l’ex presidente della Provincia di Taranto Giovanni Florido e l’ex assessore provinciale all’Ambiente Michele Conserva (concussione). Alla sbarra anche un folto gruppo di dirigenti Ilva e del Siderurgico tarantino succedutisi negli anni.

Dall’ex presidente ed ex prefetto di Milano, Bruno Ferrante, ai direttori di stabilimento, dall’ex responsabile rapporti istituzionali, Girolamo Archinà, ai 'fiduciarì dei Riva, un legale Ilva, funzionari ministeriali per l’Aia 2011 e funzionari regionali. Le tre società rinviate a giudizio rispondono di illeciti amministrativi. Altri cinque imputati sono stati giudicati dal gup con rito abbreviato: condannati a tre anni e quattro mesi l’ex consulente della Procura Roberto Primerano per falso ideologico e a 10 mesi il sacerdote don Marco Gerardo per favoreggiamento; assolti invece l’ex assessore regionale all’Ambiente Lorenzo Nicastro, l’avv. Donato Perrini (entrambi accusati di favoreggiamento personale) e il carabiniere Giovanni Bardaro (rivelazione di segreti d’ufficio).

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