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Mercoledì 13 Dicembre 2017 | 17:39

Ilva, disastro ambientale 47 a processo, anche Vendola Assolto Nicastro, 2 condanne

Ilva, disastro ambientale 47 a processo, anche Vendola Assolto Nicastro, 2 condanne
TARANTO – Il gup del tribunale di Taranto Vilma Gilli ha rinviato a giudizio 44 persone fisiche e tre società per l’inchiesta sul presunto disastro ambientale provocato dall’Ilva. Altri due imputati sono stati condannati con rito abbreviato: sono don Marco Gerardo, ex segretario dell’ex arcivescovo di Taranto Benigno Luigi Papa, e l'ex consulente della Procura ionica Roberto Primerano. Al sacerdote, accusato di favoreggiamento personale, sono stati inflitti 10 mesi di reclusione (stessa richiesta della Procura); Primerano è stato condannato tre anni e quattro mesi per falso ideologico e assolto dalle accuse di disastro doloso in concorso e avvelenamento in concorso di acque o di sostanze alimentari.

Tra gli imputati rinviati a giudizio per il presunto disastro ambientale dell’Ilva c'è anche l'ex presidente della Regione Puglia Nichi Vendola, accusato di concussione aggravata in concorso. Secondo l’accusa, Vendola avrebbe esercitato pressioni sul direttore generale di Arpa Puglia (Agenzia regionale di protezione ambientale), Giorgio Assennato (a sua volta a giudizio per favoreggiamento personale), per far "ammorbidire" la posizione della stessa Agenzia nei confronti delle emissioni nocive prodotte dall’Ilva. In questo modo, sostiene la Procura, Vendola avrebbe consentito all’azienda di continuare a produrre senza riduzioni di emissioni inquinanti, come invece suggerito dall’Arpa in una nota del 21 giugno 2010 stilata dopo una campionatura che aveva rilevato picchi di benzoapirene.

Sempre secondo l’accusa, Vendola avrebbe 'minacciatò la non riconferma di Assennato, il cui mandato scadeva nel febbraio 2011. I fatti contestati sono compresi nel periodo che va dal 22 giugno 2010 al 28 marzo 2011. La concussione aggravata è contestata a Vendola in concorso con l’ex responsabile Rapporti istituzionali dell’Ilva Girolamo Archinà, l’ex vice presidente di Riva Fire Fabio Riva, l’ex direttore dello stabilimento siderurgico di Taranto Luigi Capogrosso e il legale dell’Ilva Francesco Perli.

La decisione del gup è arrivata al termine dell'udienza preliminare, subito sospesa in mattinata. All’udienza era prevista infatti la presenza dell’ex vice presidente di Riva Fire Fabio Arturo Riva, detenuto nel carcere di Taranto dopo il suo arresto del 5 giugno scorso seguito ad un 'rifugio doratò di due anni e mezzo a Londra. Dopo l'ufficializzazione della rinuncia di Riva a presenziare all'udienza conclusiva, il giudice si è ritirato in camera di consiglio.

VENDOLA: MAI A LIBRO PAGA COME ALTRI - "Un rinvio a giudizio non è una condanna è soltanto la porta di ingresso nel processo. Ovviamente, mi brucia molto la ferita che subisco perchè ho rappresentato l’unica classe dirigente che ha provato a sfidare il gigante della siderurgia, rappresento la politica che non è stata a libro paga dei Riva. E molti non possono dire la stessa cosa". Lo afferma il leader di Sel ed ex governatore pugliese Nichi Vendola ai microfoni di Vista Tv. "Rappresento l’esperienza di governo che ha prodotto le leggi ambientali più innovative e alla avanguardia d’Italia. Vado a questo processo con la serena coscienza di chi ha operato nel rispetto della legge e per il bene della propria comunità", aggiunge Vendola.

DAI VERTICI DI ILVA AI POLITICI - Dai vertici della famiglia Riva a politici, amministratori attuali e del passato, dirigenti del Siderurgico, funzionari ministeriali e regionali: sono 47 gli imputati che, come richiesto dalla Procura, compariranno dinanzi al Tribunale dal prossimo 20 ottobre.

Della famiglia Riva saranno processati Nicola e Fabio,  quest’ultimo unico detenuto, rinchiuso nel carcere di Taranto dopo l’arresto del 5 giugno scorso seguito ad una latitanza con  successiva libertà vigilata su cauzione a Londra durata due anni e mezzo. Non ci sarà il capostipite Emilio, deceduto il 29 aprile 2014 e per il quale oggi il gup ha disposto ovviamente il 'non doversi procederè. Tra i politici finiti sotto processo, oltre all’ex presidente della Regione Puglia Nichi Vendola imputato di concussione aggravata in concorso, ci sono il deputato di Sel ed ex assessore regionale alle Politiche giovanili Nicola Fratoianni e un consigliere regionale Pd appena riconfermato, Donato Pentassuglia, entrambi accusati di favoreggiamento personale, il sindaco di Taranto Ippazio Stefano (abuso d’ufficio), l’ex presidente della Provincia di Taranto Giovanni Florido, accusato di concussione per induzione e l’ex assessore all’ambiente della stessa Provincia Michele Conserva.
Alla sbarra anche un folto gruppo di dirigenti Ilva e del  Siderurgico tarantino succedutisi negli anni. Dall’ex presidente ed ex prefetto di Milano, Bruno Ferrante, ai direttori di stabilimento, dall’ex responsabile rapporti istituzionali, Girolamo Archinà, ai 'fiduciarì che, per l’accusa, avrebbero costituito un 'governo ombrà che eseguiva le disposizioni dei Riva, un legale dell’Ilva, sino ai funzionari ministeriali che hanno contribuito al rilascio dell’Autorizzazione integrata ambientale (Aia) del 4 agosto 2011 e a funzionari della Regione Puglia che avrebbero cercato di 'coprirè le presunte responsabilità di Vendola. Le tre società rinviate a  giudizio – Ilva spa, Riva Fire e Riva Forni Elettrici - rispondono invece di illeciti amministrativi.

LE DICHIARAZIONI DEL PROCURATORE -  "Sembra, anche se poi dobbiamo leggere le motivazioni, che l’istanza accusatoria portata avanti dal mio ufficio abbia trovato quasi completo accoglimento". Lo ha detto il procuratore di Taranto Franco Sebastio commentando la decisione del gup Vilma Gilli. "Da una parte – ha aggiunto – per noi è un motivo di tranquillità. Siccome noi siamo sempre preoccupati per il fatto di poter commettere errori, sempre dietro l’angolo. Questa prima pronuncia, che va inquadrata nei tempi contenuti e ridotti di un provvedimento di rinvio a giudizio, ci rassicura, ci rasserena. A quanto pare errori, quanto meno madornali, non ne abbiamo commessi, fermo restando – ha osservato Sebastio – che ci sarà un approfondimento dibattimentale e poi si andrà alle decisioni di merito".

Il processo inizierà il 20 ottobre prossimo dinanzi alla Corte di assise di Taranto, competente per il reato di avvelenamento di acque o di sostanze alimentari contestato ad alcuni imputati. La sede indicata per il processo è al momento l’aula Alessandrini del tribunale di Taranto, ma potrebbe cambiare vista la presenza di più di 800 parti civili già costituitesi in sede di udienza preliminare.

L'ASSOLUZIONE DELL'EX ASSESSORE NICASTRO - Il gup del tribunale di Taranto Vilma Gilli ha assolto l’ex assessore regionale all’Ambiente Lorenzo Nicastro dall’accusa di favoreggiamento personale nell’ambito dell’inchiesta sul presunto disastro ambientale causato dall’Ilva di Taranto.

"Io ho difficoltà a tenere disgiunta la vicenda personale che non interessa a nessuno e riguarda me e la mia famiglia. E’ una sentenza di primo grado, ma mi restituisce una dignità e una serenità che mi è stata tolta per un anno e mezzo". Lo dice all’ANSA l’ex assessore all’Ambiente della Regione Puglia Lorenzo Nicastro, assolto dal gup di Taranto Vilma Gilli dall’accusa di favoreggiamento nei confronti del presidente della Regione Puglia Nichi Vendola nell’ambito dell’inchiesta sul disastro ambientale dell’Ilva.

Nel giudizio abbreviato, i pubblici ministeri avevano chiesto la condanna di Nicastro, che non è riuscito a trattenere le lacrime dopo la lettura della sentenza. "Io ho aspettato – ha spiegato Nicastro – questo dispositivo del giudizio abbreviato quattro mesi e più e insieme a me lo hanno aspettato persone che erano sicuramente innocenti, anche prima di questa sentenza, e sono i miei familiari e mia madre".

L'ex assessore era accusato di aver favorito il presidente della Regione Nichi Vendola, che risponde di concussione, sottacendo alcune circostanze a lui note in riferimento alle presunte intimidazioni poste in essere da Vendola nei confronti del direttore regionale dell’Arpa Puglia Giorgio Assennato per indurlo a posizioni più concilianti con la dirigenza Ilva.  "Io – ha detto ancora Nicastro – spero per Taranto e per i tarantini, per la storia di Taranto, che il processo renda giustizia sia per chi ha sbagliato, sia per chi non ha sbagliato, perchè di condanne di innocenti non ne ha bisogno nessuno, men che meno Taranto. Se questo dovesse accadere, a perdere sarà Taranto una volta di più".

ATTI A PM PER VALUTARE POSIZIONE AVVOCATO - Con la sentenza emessa oggi per gli imputati con rito abbreviato al termine dell’udienza preliminare sull'Ilva, il gup del tribunale di Taranto Vilma Gilli ha disposto anche la trasmissione degli atti alla Procura per valutare la posizione di un imputato, l’avv. Donato Perrini, assolto dall’accusa di favoreggiamento personale nei confronti di un luogotenente dei carabinieri.
Il gup chiede alla Procura di valutare se sussistano, per Perrini, elementi relativi all’ipotesi di reato di rivelazione di segreti d’ufficio o di favoreggiamento personale nei confronti dell’ex assessore all’Ambiente della Provincia di Taranto Michele Conserva, di cui Perrini è stato difensore. 

LA SODDISFAZIONE DI BONELLI (VERDI) - "Un fatto importante perla città di Taranto e per tutto il popolo inquinato". Lo dichiara il coportavoce nazionale dei Verdi Angelo Bonelli che aggiunge: "Taranto la città dei veleni dove, 30 persone ogni anno hanno perso la vita a causa dall’inquinamento, i bambini si ammalano di tumore del +54% rispetto alla media pugliese, la diossina ha contaminato la catena alimentare e gli operai muoiono in fabbrica per gravi incidenti sul lavoro, potrà cominciare a sperare di avere  giustizia".  "Il processo 'Ambiente svendutò sarà il più importante nella storia della Repubblica Italiana e mentre a Roma si approvano vergognosamente decreti salva Ilva che espugnano Taranto – 'Dum Romae consulitur, Tarentum expugnatur' – noi continuiamo a sollecitare la necessaria conversione industriale per passare da un’economia dei veleni ad un’economia della vita come accaduto in altri paesi europei come ad esempio a Bilbao e Pittsburgh". Continua Bonelli che conclude: "Per noi Verdi che siamo costituiti come parte civile nel processo 'Ambiente Svendutò, Taranto non è un caso isolato: bisogna liberare l’Italia dai veleni e dalla corruzione che sono due facce dello stesso problema".

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