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Il retroscena

Testacoda di Giancaspro: 9 pagine
di veleni per iscrivere la «sua» squadra

L'ex patron: Edoardo Morandi (collegato alla borsa delle criptovalute sportive) era pronto a ricapitalizzare

Mino Giancaspro

BARI - Quattro giorni dopo il drammatico consiglio di amministrazione del 16 luglio che ha segnato la cancellazione del Bari dal calcio professionistico, Mino Giancapsro prende la carta intestata della Fc Bari 1908 e scrive a Figc e Lega per chiedere una riapertura dei termini: il «suo» Bari merita di stare in B. No, nessuna fake news. Tutto vero. Nove pagine nelle quali l’ex patron ne ha per tutti. Punta anzitutto il dito contro il sindaco Antonio Decaro definendo «grave» la posizione assunta dal primo cittadino nel difficile compito di salvare il club. Mette nel mirino pure la stampa, rea di avere creato un clima di sfiducia intorno alla società. Lancia stilettate al suo stesso Cda che ha respinto al mittente l’ipotesi di ricapitalizzare cedendo crediti tra società del gruppo. Senza versare un euro.

Sullo sfondo, ma non troppo, spuntano (a suo dire) persino occasioni sprecate. Scorrendo queste pagine, infatti, si scopre che quando la partita era già ai supplementari, un finanziatore si fa avanti dicendo di volere sottoscrivere i tre milioni di euro necessari a ricapitalizzare il club. Salvo poi cambiare idea, quando il sindaco di Bari annuncia che due soci, «terzi» (Radrizzani e Napoli), sono pronti a intervenire. Chi era a un passo da entrare nel Bari e che il patron più volte definisce «socio»? ll salvatore si chiama Edorado Morandi, rappresentante della impronunciabile «Ivag InternationaleVermogensverwaltung Ag», con sede in Svizzera, a sua volta «collegata a «Lfe Group Holdings LTD of London», scrive Giancaspro. Lfe group è la società che controlla il «London Football Exchange», una specie di borsa del calcio basata sulla tecnologia Blockchain, tipo Bitcoin ancora in stato embrionale. Sul sito un prospetto si annuncia l’utilizzo di un sistema innovativo per gestire servizi sportivi. Al momento, solo un programma di una borsa valori per il calcio cui lo scorso febbraio Giancaspro annunciò con entusiasmo di volere aderire. Ecco, dunque, chi, a detta di Giancaspro, voleva sottoscrivere tre milioni di euro (sono le 23 del 13 luglio), salvo poi tornare sui suoi passi nella mattinata della frenetica giornata del 16 luglio.

Ma procediamo con ordine. Per Giancaspro, anzitutto, «non possono non trascurarsi gli effetti devastanti» della presa di posizione del Cda alla proposta di ricapitalizzare il club con dei crediti. E questo sia per la difficoltà di «approntare nuove risorse in pochi giorni» sia perché la scelta avrebbe contribuito a «generare una criticità mediatica che ha indotto sfiducia negli ipotetici investitori», alimentando una «visione negativa circa le possibili dinamiche di ripianamento». Il «socio LFE» ha dovuto fare un passo indietro in ragione delle «interferenze e turbative da parte di soggetti terzi» alcuni dei quali «pronti a rilevare le quote (si veda addirittura anche i Bisceglie etc)». Se si aggiungono «le pesanti e presunte ipotesi di fallimento» nonché le notizie pubblicate sulle «dimissioni del Presidente», chiunque sarebbe rimasto lontano anni luce. Tutta colpa del «contesto così forte di criticità», insomma, se è divenuta «inevitabile» la revoca del versamento. Giancaspro parla di «attacco mediatico subito che ha indotto l’investitore a revocare l’ulteriore aumento di capitale» e di «stillicidio psicologico» che hanno contribuito a frustrare l’«attivismo continuo» del club alla ricerca di una soluzione per superare la grave crisi finanziaria. Tutte circostanze che non possono non essere prese in considerazione «ai fini di una esclusione di responsabilità in capo alla società», ritiene.

E dunque, che alla Fc Bari venga data la possibilità di riaprire i termini per iscriversi alla serie B. Del resto in ballo c’è anche un tesoretto (oltre u nmilione) derivante dalle operazioni di mercato di giugno. Non solo. Giancaspro chiede anche che i giocatori restino vincolati al club. Di qui la richiesta a Lega e Figc (il legale del club Mattia Grassani è al lavoro per redigere il ricorso) di rimessione in termini al fine di «apportare nuovo capitale ed evitare così che una società storica come il Bari possa dissolvere così il proprio patrimonio culturale e sportivo che tutti ben conoscono». Per non parlare del danno «permanente e gravissimo» per il club e l’intera città «sottoposta ad ingiusti processi mediatici». L’ultimo pensiero di Giancaspro va al popolo biancorosso.

Il sapore è quello della beffa. Ad essere danneggiata, infatti, spiega l’imprenditore di Molfetta, è la tifoseria «così presente in maniera corretta e distinta sul territorio nazionale».

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