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Calcio

Grosso, da Bari a Verona: un addio senza saluto

Il silenzio dei perdenti: ecco perchè l'allenatore non mancherà ai baresi

Grosso, da Bari a verona: un addio senza saluto

Il silenzio dei perdenti. No, Fabio Grosso non ci mancherà. Non mancherà ai tifosi biancorossi, non mancherà all’ambiente barese. Destinazione Verona, nonostante un anno di contratto, un’opzione e questa leggendaria clausola da due milioni nel caso di rottura anticipata del contratto. Se tutto coincide, se gli spifferi che giungono dal ventre di un San Nicola pure senz’acqua oltre che senza serie A, il tecnico ripartirà dal Veneto dopo quest’anno di praticantato in Puglia e una stagione che si è malinconicamente chiusa a Cittadella, materializzando il peggior incubo di un tifoso barese: l’eliminazione per mano del «Citta».

Di Grosso si sono perse le tracce dal derby di Foggia in poi, da quando decise di chiudere i ponti con la comunicazione, fatta salva la classica intervista pre e post partita ai microfoni di Sky. Alzando praticamente un muro. L’importante è che lasci parlare i fatti, fu il pensiero comune all’epoca della decisione, peraltro sottoscritta dalla società, dato che si è andati avanti così fino a fine stagione, alla faccia soprattutto dei tifosi biancorossi. Macché, neanche i fatti hanno poi «parlato» vista la mesta eliminazione dai playoff, nonostante una squadra che almeno in semifinale avrebbe dovuto presentarsi. Epilogo giusto di un campionato macchiato da errori di lettura e scelte costati punti e, dunque, posizioni in classifica.

Un saluto alla città, no? Grosso, magari, l’avrebbe potuto riservare. Un «ciao Bari e grazie» non avrebbe stonato. Anzi, lo avrebbe reso un po’ più umano rispetto all’immagine fredda trasmessa dall’inizio alla fine, un perenne senso di distacco unilaterale. Perché la tifoseria avrebbe meritato due parole da un tecnico che è stato sostenuto fin dall’inizio, nonostante fosse un debuttante in serie B. Un vero peccato, un vero autogol. Un dribbling fuori luogo che offusca l’immagine di quel Grosso che regalò felicità e sorrisi nei giorni del Mondiale del 2006 in Germania, quando conquistò il rigore trasformato da Totti contro l’Australia, quando realizzò lo 0-1 contro la Germania in semifinale quando siglò il gol vittoria su rigore nella finale contro la Francia. Era tutta un’altra storia.

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