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Domenica 22 Ottobre 2017 | 19:24

incontro a Brindisi

«Donare il sangue cordonale
è una questione di civiltà»

Esperti ed operatori concordano sulla necessità di una più diffusa ed efficace opera di informazione e comunicazione

incontro a Brindisi

BRINDISI - Il futuro della donazione del sangue cordonale ruota attorno al mondo dell’informazione e della comunicazione. Sono d’accordo su questo coloro che nelle scorse ore hanno partecipato all’incontro promosso ed organizzato da Adisco (Associazione donatrici italiane sangue cordone ombelicale) Brindisi, che si è tenuto nella sala conferenze di Palazzo Virgilio.

Un’iniziativa mirata a sensibilizzare alla donazione del sangue del cordone ombelicale ricco di cellule staminali che vengono utilizzate per la cura di circa 80 malattie fra leucemie, linfonodi, malattie congenite e metaboliche. Presenti al dibattito, moderato dal dott. Mario Criscuolo (anatomopatologo e consulente scientifico di Adisco), Lina Bruno e il dottor Giuseppe Garrisi, rispettivamente presidente della sezione territoriale e nazionale di Adisco, il dottor Francesco Cucci, direttore del centro trasfusionale, il dottor Domenico Pastore, direttore del centro ematologia dell’ospedale Perrino di Brindisi e la dottoressa Doriana Pichierri referente del collegio provinciale delle ostetriche di Brindisi.

«Ringrazio tutti per aver accettato il nostro invito a partecipare – ha affermato Lina Bruno – a questo convegno organizzato da Adisco Brindisi per sensibilizzare la popolazione alla donazione del sangue cordonale. Operiamo sul territorio da circa quattro anni con l’intento di informare, tra gli altri e sempre attraverso il prezioso supporto dei medici, tanti giovani che, futuri genitori, andiamo ad incontrare nelle scuole superiori. Ci auguriamo che Brindisi smetta di essere fanalino di coda nella raccolta del sangue del cordone ombelicale, un patrimonio inestimabile che molto spesso viene smaltito e quindi perduto». «Nella situazione attuale brindisina - ha detto il dottor Mario Criscuolo – ci troviamo spesso a dover lavorare come tanti Don Chisciotte che lottano contro i mulini a vento. Ecco perché il compito di Adisco è quello di sensibilizzare al massimo la nostra attività. Proprio come stiamo facendo con grandi manifestazioni nelle scuole al fine di avvicinare tante giovani madri, inculcando in loro questo atto d’amore della donazione del cordone ombelicale».

La parola è, poi, passata al dottor Francesco Cucci che ha illustrato in maniera approfondita e dettagliata, mostrando anche con dati statistici, quello che avviene per la donazione del sangue cordonale nel centro trasfusionale dell’ospedale Perrino di Brindisi. «Ringrazio per l’invito - ha aggiunto - la presidente territoriale e il dottor Garrisi. È sempre interessante confrontarci su un tema così importante come quello della donazione del sangue cordonale e di tanti altri organi, specie considerando il fatto che più passano gli anni più è bassa la percentuale di coloro che donano. Non dovrebbe essere così. Dobbiamo informare la gente, lavorare meglio con la comunicazione, analizzando anche quelle che sono alcune criticità sull’argomento. Altrimenti non otterremo i risultati auspicati».

«Nell’unità operativa abbiamo poche possibilità durante il ricovero - ha detto la dott. Doriana Pichierri – di arruolare la donna qualche ora prima del parto o addirittura durante il travaglio. È chiaro che la sensibilizzazione delle future madri deve avvenire altrove, nei consultori, negli ambulatori privati e comunque durante tutto il periodo della gravidanza, quando è assolutamente preferibile recarsi al centro trasfusionale sottoponendosi a tutti gli esami che possano escludere eventuali problematiche infettive. C’è tutto un percorso preventivo e di coinvolgimento da fare, così da accompagnare la donna a donare un qualcosa che poi, in effetti, va a finire nei rifiuti speciali. E per noi ostetriche vi assicuro che non è facile, ci mettiamo davvero tanto impegno: attendiamo le sacche e le donne che, non con tanta frequenza a dir la verità, vengono portate nella nostra unità operativa con il braccialetto ‘io dono il sangue cordonale’».

Il dottor Pastore ha, poi, relazionato sull’impiego in campo oncoematologico delle cellule staminali che già bancate possono essere utilizzate per scopi terapeutici. «Il trapianto di cordone ombelicale – ha spiegato – in Italia e nel mondo sta subendo una fase di calo perché esistono tante altre fonti di cellule staminali emopoietiche con le quali si fanno i trapianti che lo mettono un po’ in gioco. Rispetto a quelle del midollo osseo o del sangue periferico, però, il vantaggio delle staminali da cordone risiede nella loro maggiore compatibilità e nella diminuzione del rischio di rigetto. Ecco perché bisogna continuare con questo tipo di donazione, nonostante gli svantaggi, primo fra tutti la difficoltà di trovare staminali cordonali. Deve essere chiaro ad ognuno di noi che un ricevente ha maggiore possibilità di trovare un donatore identico o parzialmente identico quanto più cordoni abbiamo stoccato. La donazione del sangue del cordone ombelicale rientra in una cultura solidaristica su cui tutti dovremmo riflettere per farla nostra».

«È fondamentale l’impegno dell’Adisco di Brindisi – ha concluso Giuseppe Garrisi – rispetto all’azione di sensibilizzazione che ci impegniamo a portare avanti a livello nazionale. Ho avuto il piacere di assistere a quanto è avvenuto nelle scuole superiori del territorio con i tanti giovani presenti e devo dire che si è trattato di incontri davvero molto interessanti. È chiaro che bisogna lavorare su altre forme per raggiungere i colleghi ginecologi e farci segnalare le future madri da contattare per la donazione. Dobbiamo a tal proposito migliorare sulla comunicazione, che è l’unico strumento per incrementare la donazione».

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