Lunedì 23 Luglio 2018 | 19:30

L'immobile era confiscato

Danno d'immagine al Comune
all'asta casa ex sindaco Brindisi

Deve 2 milioni dopo il patteggiamento di 3 anni e 6 mesi per la tangentopoli brindisina

Danno d'immagine al Comuneall'asta casa ex sindaco Brindisi

BRINDISI - Danno d’immagine al Comune di cui per sei anni è stato sindaco: dopo la condanna, diventata definitiva, l’ex sindaco di Brindisi Giovanni Antonino(nella foto) si vedrà ora vendere l’abitazione all’asta. I soldi ricavati dalla vendita dell’immobile confluiranno nelle casse del Comune di Brindisi. Antonino, infatti, è stato condannato a risarcire all’ente che ha guidato dal 1997 al 2003 i danni di immagine conseguenti alle vicende di tangenti in cui è stato coinvolto. Il risarcimento è stato disposto dalla Corte dei Conti dopo il patteggiamento a tre anni e sei mesi concordato dal legale dell’ex sindaco con la pubblica accusa nell’ambito della cosiddetta «Tangentopoli brindisina».

L’ex sindaco, quello che quando si presentò per la seconda volta al giudizio degli elettori venne eletto con oltre il 72 per cento dei consensi, deve risarcire al Comune di Brindisi 2.111.988 euro, oltre alla rivalutazione monetaria e alle spese legali, per danni di immagine.

Il giudice delle esecuzioni ha già fissato la data dell’asta dell’abitazione di Giovanni Antonino. Questo è il passaggio finale del contenzioso civile azionato dal Comune di Brindisi nell’agosto 2012. L’Amministrazione civica che in quel momento era alla guida della città (sindaco Mimmo Consales) adottò la delibera, su proposta della titolare della delega alle Finanze, avente ad oggetto «il recupero delle somme» con conferimento del relativo incarico ai legali.

L’amministrazione comunale ha ottenuto la vendita dell’immobile di proprietà di Antonino partendo da un’offerta minima di 379mila euro, stabilita dopo la perizia che fissato in 505.830 euro il valore di mercato del «caseggiato signorile» che si affaccia in via Cesare Braico e in via Benedetto Marzolla, nella zona centrale di Brindisi. L’edificio, che venne ristrutturato negli anni 80, si estende su superficie lorda di 435,24 metri quadrati e comprende tre lotti. All’asta è finita anche la metà dell’abitazione che Antonino donò alla moglie, per effetto della revoca dell’atto di liberalità risalente al 24 giugno 2003, ottenuta dalla Corte dei Conti. I giudici hanno respinto il ricorso dei legali dell’ex sindaco avverso questa decisione della Corte e, di conseguenza, hanno disposto la vendita con incanto dell’intera abitazione.

Giovanni Antonino optò all’epoca per il concordato della pena per chiudere subito il conto con la giustizia e riottenere la libertà senza aspettare i tempi del processo. Oggi ad ogni occasione ribadisce: «In effetti il patteggiamento è stata la mia unica responsabilità».

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