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Lunedì 23 Ottobre 2017 | 17:08

Rifiuti e salassi «Il Comune mi deve due milioni adesso non farò più sconti»

La verità di Vincenzo Fiorillo Formica Ambiente ha ottenuto i decreti ingiuntivi per pignorare entro 120 giorni i conti corrente dell'Ente, che rischia di «saltare»

di Antonio Portolano

BRINDISI - Quasi due milioni di euro. A tanto ammonta il credito vantato dalla società «Formica Ambiente» nei confronti del Comune di Brindisi. Crediti maturati durante le fasi critiche dell’emergenza rifiuti che abbraccia i periodi compresi tra marzo e novembre del 2015 e dicembre 2015 febbraio 2016. Un debito - viste le asfittiche casse dell’Ente di piazza Matteotti - che potrebbe mandare a gambe all’aria il Comune di Brindisi nell’arco di 120 giorni. Tanti ne sono sufficienti, per legge, affinché diventino esigibili attraverso i due decreti ingiuntivi, per cui «Formica Ambiente» ha già ottenuto il «lasciapassare» del giudice, e che la società si appresta ad attuare chiedendo il blocco dei conti correnti dell’Amministrazione comunale.

La situazione che si è incancrenita negli anni, è diventata insanabile all’indomani del 16 febbraio scorso, quando al termine di un incontro a Palazzo di Città, definito dall’amministratore unico della società Vincenzo Fiorillo «un autentico agguato». Dopo quell’incontro il notaio Michele Errico - consigliere onorario della sindaca Angela Carluccio, con funzione di Garante della legalità e della trasparenza - abbandonò l’incarico e ciò venne attribuito dalla stampa a quell’incontro. Fu quella la famigerata goccia che ha fatto traboccare il vaso, per cui Fiorillo ha deciso di raccontare la sua verità dei fatti, smentendo questa giustificazione, scusandosi preliminarmente, con la stampa per la mancata informazione in questi anni e annunciando un cambio totale nei rapporti con la massima apertura della società. L’amministratore unico, accompagnato dal figlio Fabrizio Fiorillo chiarisce un concetto: «Non sono più disposto ad andare col cappello in mano da nessuno, ora voglio tutti i miei soldi e non sono più disposto a trattare nemmeno sulle spese legali su cui ero disponibile a trattare, perché anche quelli sono costi che peseranno sulle tasche dei cittadini su cui non volevamo gravare».

Vincenzo Fiorillo ripercorre le tappe della vicenda nata in occasione della prima vera crisi sul fronte rifiuti nel 2015: «Fui contattato dall’architetto Fabio Lacinio che mi chiedeva la quotazione per lo smaltimento di rifiuti solidi urbani trattati data l’enorme difficoltà del Comune. Spiegai che la Regione ci aveva convocato chiedendoci una “quotazione sociale”. Qualche giorno dopo fummo convocati dall’Organo di governo d’ambito (Oga) per il problema dello smaltimento dei rifiuti di tutti i comuni del Brindisino. Dissi che non mi fidavo dell’impresa Nubile che non dava garanzie. Trovammo un modo e iniziammo. Ma una settimana dopo, non essendo state fornite le garanzie richieste sbarrai i cancelli della discarica». Ci fu un nuovo incontro: «Gli avvocati trovarono la soluzione con la cessione del credito. Noi fatturavamo a Nubile, i comuni avrebbero pagato noi. La tariffa pattuita fu 70 euro a tonnellata, non c’era una tariffa più competitiva di mercato. Anzi avremmo potuto approfittarne. Iniziammo a fatturare ai Comuni dopo l’ok dei loro revisori dei conti. Il Comune di Brindisi liquidò le prime due fatture per aprile e maggio 2015, poi per non sforare il patto di stabilità ci venne chiesto se poteva dare corso ai pagamenti dal gennaio successivo. Accettammo». Il credito accumulatosi tra marzo ed aprile - eccetto le fatture liquidate - ammonta a circa 991 mila euro.

Nel dicembre 2015 la nuova crisi, il sequestro del biostabilizzatore e l’ordinanza regionale - che impone anche il trituratore - per trattare tutto l’indifferenziato dei comuni.

«Iniziammo il servizio - racconta Fiorillo -, con aperture a Natale, Santo Stefano, Capodanno, l’Epifania, a volte anche oltre gli orari (fino alle 19) con un sacrificio abnorme da parte del personale a cui va il mio ringraziamento. Tutto alla stessa tariffa di 70 euro nonostante per la procedura della triturazione aggiungemmo mezzi e personale (sono stati riconosciuti 13 euro a tonnellata per un solo mese)». Il credito maturato per il periodo a cavallo tra dicembre 2015 e febbraio 2016 ammonta a circa 600mila euro. Dopo di che i rifiuti finirono in Emilia Romagna.

«Chiedemmo a quel punto di essere pagati, ma nessuno si ricordava più di noi. Mettemmo tutto in mano all’avvocato. Il primo decreto ingiuntivo (991mila euro) fu riconosciuto nel periodo commissariale, il Comune fece opposizione. Partimmo col secondo ma non abbiamo mai fatto nessuna attività per incassare i soldi», aggiunge Fiorillo «nel frattempo abbiamo prestato i nostri soldi oltre che per il lavoro fatto anche per pagare Ecotassa e Iva). A questo si aggiungono 300 mila euro di interessi legali. ». A febbraio l’udienza per il credito vantato.

«Chiamai Marcello Rollo che conosco da anni, chiedendo se fosse possibile parlare con la sindaca per discutere il problema. Ottenni l’ok e la incontrai. Le rappresentai tutta la situazione, che non conosceva e chiese un confronto con la dottoressa Destino, chiedendo come mai non erano stati effettuati i mandati di pagamento. La Destino confermò la situazione. La sindaca si impegnò a risolvere la situazione e di incontrarmi nuovamente. Io rappresentai ancora una volta la disponibilità a trattare sulla questione delle spese legali. Ringraziai la sindaca e Rollo e andai via. Qualche giorno dopo vengo contattato dall’ingegnere Padula che mi chiede un incontro. Credevo si trattasse di un incontro tecnico».

Arriva il 16 febbraio scorso. «Non era un incontro solo con l’ing. Padula. Mi aspettavano una decina di persone nella stanza del segretario generale, con tutto lo staff dell’ente, l’avvocato e il notaio Errico e la sindaca. In quella occasione chiedo al Comune di formulare una sua proposta, confermo l’intenzione di trattare sui 300 mila euro di spese legali e vado via. Errico mi chiese “4 o 5 giorni di tempo” per risolvere la questione. Mi domandai come mai visto che per un ente i decreti ingiuntivi posso essere soddisfatti dopo quattro mesi al contrario del privato».

Poi la questione delle dimissioni del notaio attribuite a questa vicenda. Per Fiorillo: «Si parla di Formica per distogliere l’attenzione su altro. Veniamo tirati in ballo ogni volta che ci sono altre questioni importanti». Da qui la decisione di rompere il silenzio e convocare la conferenza stampa in cui ribadisce: «Ora mi devono dare tutto, non abbuono nemmeno le spese legali». Quanto alle voci su presunti interessi sulla Nubile: «Non ho nessun interesse, nemmeno quello della presunta acquisizione di ramo d’azienda. Di Nubile non mi sono mai fidato».

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