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Processo per prostituzione

Brindisi, poliziotta indagata
ai magistrati: «Fuori la verità»

Brindisi, poliziotta indagataai magistrati: «Fuori la verità»

Piero Argentiero

Pasqua Biondi, poliziotta brindisina in aspettativa, sino a quel momento era rimasta calma anche se il fuoco covava sotto la cenere. Era in corso l’incidente probatorio nel procedimento che la vede indagata per sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione assieme al compagno Giuseppe Caracciolo, leccese, magistrato della Cassazione. Ha perso le staffe ed ha gridato: <Dovreste vergognarvi, non avete nessuna intenzione di scoprire la verità>. Il giudice Vincenzo Brancato l’ha invitata a calmarsi e ad uscire dalla stanza. Ma lei ha continuato: <Si, non si fa niente. Non me ne importa niente. Dovreste vergognarvi. Vergogna. Qui la verità non esiste>. Il giudice a questo punto ha deciso di rinviare l’udienza al 27 febbraio per sentire la teste che non si era presentata scatenando l’ira della poliziotta.

L’inchiesta, condotta dai poliziotti della Mobile di Lecce, riguarda la presunta prostituzione che avveniva nella casa vacanze <Lauretta>, situata nei paraggi di piazza Mazzini a Lecce. Sequestrata l’1 luglio scorso e dissequestrata in ottobre. La casa è dei due indagati. Secondo l’accusa erano consapevoli di quello che avveniva nella abitazione. Nell’incidente probatorio avrebbe dovuta essere interrogata una donna che a quanto pare si prostituiva. La sua deposizione è importante per la difesa perché avrebbe dovuto chiarire che i due proprietari erano all’oscuro di quanto lei facesse.

I primi segni di nervosismo la poliziotta li ha manifestati quando in apertura di udienza si è saputo che la ragazza non era presente. <Qui ogni volta è la stessa storia>, commenta ad alta voce la poliziotta brindisina. Si riferiva con ogni probabilità all’udienza precedente quando si presentarono solo due delle tre ragazze che erano state alloggiate per una settimana nel residence.

Il pubblico ministero d’udienza Antonio Negro la invita ad abbassare il tono della voce. E lei: <Devo stare calma? Lasci perdere. Questa non è la prima volta. Sono stufa, Ma per favore…>.
E’ stato quindi un crescendo sino a quando il giudice non ha potuto fare altro che rinviare l’udienza e trasmettere gli atti alla procura per accertare se vi sono estremi di reato nel comportamento della poliziotta.

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