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Arrestati i responsabili

Padre e figlio pestati
«Quella casa non è vostra»

A Brindisi in cella due persone accusate di aver minacciato gli aquirenti di un immobile all'asta

Padre e figlio pestati«Quella casa non è vostra»

Pestarono a sangue padre e figlio all’interno di un supermercato, minacciando anche di morte il genitore, per far fallire l’acquisto di una casa all’asta. Casa che i picchiatori occupavano peraltro abusivamente in via Fabbri Ferrai al rione Sant’Elia. Sono il 25enne Paolo Rillo e il 46enne Antonio Guadalupi - secondo gli investigatori - i responsabili della spedizione punitiva che si è consumata lo scorso 16 agosto scorso (come anticipò all’epoca La Gazzetta del Mezzogiorno). E ieri - dopo aver incastrato a dovere tutti i tasselli - i due sono stati arrestati dalla Polizia di Stato perchè ritenuti responsabili, in concorso tra loro, dei reati di estorsione, minacce e lesioni in esecuzione dell’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip del Tribunale di Brindisi Stefania De Angelis su richiesta del pm Simona Rizzo.
L’operazione porta la firma della Squadra Mobile di Brindisi coordinata dal vice questore Alberto Somma che ha impiegato le forze migliori della IV sezione Antirapina ed estorsioni per chiudere il cerchio attorno ai due soggetti ampiamente noti alle forze dell’ordine per tutta una serie di reati.
L’attività d’indagine condotte dagli investigatori della Squadra Mobile, è partita subito dopo la denuncia del 53enne che venne malmenato all’interno di un supermercato al rione Commenda insieme con il figlio 19enne.
Il movente dell’aggressione era l’aggiudicazione all’asta fallimentare di un immobile, quello che proprio i due non volevano abbandonare a tutti i costi.
Il 53enne aveva chiesto - il giorno dell’aggressione - il rilascio dell’immobile, secondo le normative vigenti, agli occupanti abusivi, ottenendo da questi ultimi, oltre che un netto rifiuto, anche minacce ed aggressioni fisiche, culminate nel pestaggio avvenuto lo scorso 16 agosto. Il 53enne riportò diverse lesioni: un trauma cranico minore, un trauma distorsivo alla rachide cervicale, un trauma contusivo alla gamba destra e un episodio simil-lipotimico (una sensazione di improvvisa perdita di conoscenza, spesso verificabile in persone ipersensibili durante forti emozioni o contrasti di vario tipo che provoca un rallentamento del battito cardiaco ndr).
Le investigazioni, abbinate ai relativi riscontri documentali hanno portato gli agenti della Mobile a chiarire il quadro effettivo della vicenda. «I due arrestati - spiegano gli investigatori -, avvalendosi della forza intimidatrice e della violenza fisica, avevano di fatto costretto la vittima a rinunciare a quanto lecitamente aggiudicatosi in fase di asta immobiliare, al solo fine di continuare ad occupare abusivamente l’alloggio oggetto della vendita». La vittima del pestaggio si era aggiudicato la casa all’asta per poco più di 10mila euro ed aveva già versato la caparra.
I due arrestati, legati peraltro da vincoli di parentela indiretta, hanno quindi affrontato la vittima del pestaggio - secondo gli investigatori - per impedirgli di versare il saldo per l’immobile in modo tale da far saltare l’aggiudicazione della casa e fargli, di conseguenza, perdere anche la stessa caparra. La spedizione punitiva - secondo quanto accertato dal personale della Squadra Mobile - avvenne circa un’ora dopo che il legale del 53enne aveva intimato ai due i termini per liberare l’immobile. Le puntuali investigazioni, supportate anche da attività di riscontro della Squadra mobile, hanno permesso di identificare compiutamente i due aggressori.

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