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Artigianato alimentare vero motore trainante

di PIERLUIGI POTI' 
Artigianato alimentare vero motore trainante
di PIERLUIGI POTI'

BRINDISI - L’artigianato alimentare resiste alla crisi e, se in Puglia non conosce flessioni, nella provincia di Brindisi è addirittura in crescita, in assoluta controtendenza rispetto ad ogni altro settore dell’imprenditoria locale. A rivelarlo è uno studio condotto da Confartigianato Imprese Puglia, secondo il quale pasticcerie, panifici, distillerie e ogni altro laboratorio che opera nel comparto sono aumentati, nel nostro territorio - tra il terzo trimestre 2014 e terzo trimestre 2015 - di una percentuale pari al 2,3%, passando da 614 a 628 imprese. Nessun’altra provincia ha fatto meglio e, anzi, solo Bari è stata capace di restare anch’essa in attivo, ma con un più contenuto 0,4% (da 2.540 a 2.551 imprese), mentre sia Taranto (-0,5%: da 873 a 869), sia Foggia (-0,6%: da 1.032 a 1.026) e sia Lecce (-1,2%: da 1.471 a 1.454) hanno chiuso in passivo.

A Brindisi, insomma, il settore agroalimentare continua a rappresentare il vero motore trainante dell’economia locale ed è dal nostro territorio che nasce una discreta parte dei 249 prodotti di questo genere inseriti all’interno del patrimonio culturale nazionale. Una garanzia per chi decide di investire e di fare impresa, pur in un contesto non certo “prolifico” da questo punto di vista. Nel dettaglio, il tasso di crescita maggiore (pari al 100%, ma in proporzione irrisoria) è stato riscontrato in relazione ai laboratori dove si lavorano frutta, ortaggi e pesce (passati in un anno da 2 a 4) e in relazione alla voce “altri produttori alimentari” (da 4 a 8).

Le imprese per eccellenza di questo settore, però, restano le categorie “pasticcerie, panifici e gelaterie” e “servizi di ristorazione e cibi da asporto”: la prima copre il 55,3% del numero totale di imprese di artigianato alimentare (la percentuale più alta in Puglia) e, da sola, ne conta ben 347 (un anno fa erano 340: crescita del 2,1%). La seconda categoria - servizi di ristorazione e cibi da asporto - ne annovera 194 (due in più rispetto al 2014) e costituisce il 30,9% delle imprese totali. E’ rimasto, invece, inalterato il dato relativo a: pasta (31 imprese erano e tante sono rimaste), industria lattiero-casearia (16), “tè, caffè, cacao, condimenti e spezie” (6), produzione di oli e grassi vegetali e anaimali (9), lavorazione granaglie e produzione amidi (9). L’unica “voce” in decremento è quella inerente “vini, distillerie, birre e altre bevande, scese da 5 a 4 (-20%)". Non risultano esserci in provincia, infine, le imprese che si occupano della produzione e lavorazione carni.

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